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Per la Convenzione si tratta
in sede regionale

Cinzia Tromba - Agenzia Zadig (Milano)

Pareri a confronto sulle responsabilità economiche e normative della contrattazione per l’accordo dei medici di famiglia

Cosa dice la legge

«E’ istituita la struttura tecnica interregionale per la disciplina dei rapporti con il personale convenzionato con il Servizio sanitario nazionale. Tale struttura, che rappresenta la delegazione di parte pubblica per il rinnovo degli accordi riguardanti il personale sanitario a rapporto convenzionale, è costituita da rappresentanti regionali nominati dalla Conferenza dei presidenti delle regioni e delle province autonome di Trento e Bolzano. Della predetta delegazione fanno parte, limitatamente alle materie di rispettiva competenza, i rappresentanti dei Ministeri dell’economia e delle finanze, del lavoro e delle politiche sociali e della salute, designati dai rispettivi Ministri. Con accordo in sede di Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e Bolzano, è disciplinato il procedimento di contrattazione collettiva relativa ai predetti accordi, tenendo conto di quanto previsto dagli articoli 40, 41, 42, 46, 47, 48, 49 del Decreto legislativo del 30 marzo 2001 numero 165 (Norme generali sull’ordinamento del lavoro alle dipendenze delle amministrazioni pubbliche, ndr). A tale fine è autorizzata la spesa annua nel limite massimo di 2 milioni di euro a decorrere dall’anno 2003».

L’accordo collettivo nazionale dei medici di medicina generale con il Servizio sanitario nazionale è scaduto da due anni e ancora non si sa quando vedrà la luce quello nuovo. Non si sta realizzando neppure la convenzione ponte regionale per recuperare almeno gli effetti dell’inflazione in attesa che venga firmata quella definitiva, nazionale. Proprio su quest’ultimo aggettivo, poi, ci si è messo anche il federalismo ad addensare fitte nebbie: infatti la riforma del titolo V della Costituzione ha conferito poteri più ampi alle Regioni, le quali hanno avocato a sé l’onore – e l’onere – di discutere i rapporti tra servizio sanitario e medici di medicina generale.
Nel frattempo è stata istituita un’Agenzia per le convenzioni, composta di nove membri (Basilicata, Campania, Lazio, Liguria, Lombardia, Toscana, Umbria, Valle d’Aosta, Veneto) in rappresentanza di tutte le Regioni e coordinata da Luigi Covolo, della Regione Veneto; tale organismo è stato riconosciuto ufficialmente nella Legge finanziaria di fine 2002 (vedi il riquadro). E «solo dopo l’approvazione della Finanziaria le bocce possono rimettersi in moto», per usare le parole di Fabio Gava, coordinatore degli assessori regionali della sanità in risposta ai sindacati medici che sollecitavano l’avvio delle trattative. D’ora in poi la convenzione non sarà più trattata né con il Governo né con la Conferenza Stato Regioni, ma in sede interregionale.

Che cosa cambierà
Secondo Luigi Covolo su scala nazionale si stabiliranno solo i princìpi cardine che derivano dall’applicazione del Piano sanitario nazionale e del Fondo sanitario nazionale; le amministrazioni locali sanciranno poi accordi propri.
Il coordinatore dell’Agenzia appoggia il modello di una convenzione nazionale snella. «L’Italia è molto lunga, ogni Regione ha esigenze e caratteristiche molto diverse dall’altra: variano il clima e anche il tipo di patologie prevalenti. Perciò credo che sia giusto offrire ampi margini interpretativi locali».
Insomma, a livello nazionale verranno definiti il minimo comun denominatore giuridico ed economico e le prestazioni sanitarie sulla base dei LEA; la disciplina del rapporto coi medici e gli strumenti per il raggiungimento degli obiettivi dei Piani sanitari regionali sarebbero materia degli accordi locali. La FIMMG non gradisce invece una convenzione debole a livello nazionale, che lasci alle singole Regioni l’impegno economico e progettuale. Dice Giacomo Milillo, vice segretario nazionale vicario del sindacato: «Non è opportuno lasciare le scelte economiche alle Regioni, specie nei momenti di crisi. Inoltre, si rischia di avere 21 diversi modelli di medicina generale. Le Regioni e i medici dovrebbero confrontarsi a livello nazionale, ripartendo l’impegno economico sul Fondo sanitario nazionale. E’ possibile delineare accordi particolari regionali purché si possa contare su una convenzione nazionale forte che garantisca (anche nei confronti dei cittadini) i LEA di pertinenza della medicina generale su tutto il territorio».

Le richieste
A prescindere dalla controparte, Giuseppe Anzalone, presidente dello SNAMI rivendica la firma di una convenzione ponte che adegui le tariffe almeno al tasso di inflazione; «Vanno ricalibrate prestazioni quali il pagamento forfetario delle visite domiciliari, che non tengono conto della variabilità delle situazioni».
L’idea della convenzione ponte è rigettata dalla FIMMG, che punta invece alla definizione di un accordo che, oltre alla definizione nazionale dei LEA per la medicina generale, provveda anche alla configurazione di una carriera professionale per il medico di famiglia. «Oggi gli unici elementi di avanzamento economico per i medici di famiglia sono il numero di pazienti e l’anzianità di servizio» spiega Milillo, «Ma è il momento di riconoscere anche economicamente al medico l’impegno profuso nella ricerca, nell’attività didattica e nell’ambito organizzativo, magari verificato con l’attribuzione di crediti».
Anzalone nicchia: «No al trattamento economico differenziato: chi vuole, faccia ricerca, ma solo dopo avere svolto il suo lavoro ed essersi aggiornato: questi sono i suoi doveri principali».


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