MIR - medicina in retevai alla home page

Ferve il dibattito: RIFLETTERE ANCHE SUI PRESUPPOSTI DEGLI STUDI SPERIMENTALI

Archivio discussioni

Beppe Belleri: Sono reduce dalla lettura di un istruttivo articolo del miriano Marco Grassi su Occhio Clinico (lo trovate anche sul sito) che analizza le strategie promozionali della aziende farmaceutiche presso il grande pubblico, al fine di far emergere vari problemi sanitari - dalla menopausa alla disfunzione erettile, della fobia sociale alla caduta dei capelli e così via - per poi rispondere a tale domanda, diciamo, "indotta" con un'acconcia proposta terapeutica.

Massimo Tombesi: Marco Grassi sottolinea giustamente anche la povertà delle prove riguardanti alcuni farmaci (tolterodina, finasteride per l'alopecia, ecc.) oltre al fatto che le patologie vengono forzate o persino inventate. Tuttavia una volta patologicizzata una condizione, la produzione di conoscenza può seguire dei canoni scientifici accreditati, come ad esempio i trials clinici o le rilevazioni epidemiologiche, e quindi il produttore di patologie & farmaci per trattarle ha strumenti per perseguire i suoi obiettivi sotto una patina di presunta oggettività. Oramai i medici critici non possono essere solo formati sulla metodologia della ricerca, ma debbono essere dei portatori di sistemi di valore competitivi rispetto a quelli generati dal mercato dei farmaci. Serve la capacità di esercitare una critica stringente sulle fasi a monte del processo di generazione di problemi e soluzioni, opponendosi alla creazione delle patologie e alle ipotesi sperimentali ad esse legate. Per questo serve una capacità critica di livello superiore: non basta saper leggere un trial e trovarne i punti deboli, perché comunque a quel punto si e' già all'interno della logica proposta. Bisogna quindi essere capaci di criticare le stesse ipotesi testate e i loro presupposti. Si tratta evidentemente di un salto di qualità, ma anche di un terreno scivoloso. Sarebbe comunque il caso di analizzare in che modo lo si possa percorrere senza scadere nel moralismo. Penso che si tratti di un elemento di rilievo della professionalità del MMG, e dovrebbe quindi farne in qualche modo parte. In sostanza bisogna muoversi su piani diversi anziché accettare un terreno di gioco come quello scientifico-sperimentale che per quanto si voglia essere critici rimane sempre poco favorevole perché interno ad una logica in cui le "verità" sono definibili a piacimento e poggiano solo sul metodo, dimenticando che esso, così come la logica sperimentale, non può generare valori ma solo supportare ipotesi e scelte che siano date in precedenza. Purtroppo non c'e' dubbio che siano assolutamente in pochi a proporsi questo genere di obiettivi, tanto che non forse non e' neppure più possibile far riferimento ad una presunta "cultura della medicina generale".

Giampiero Ramponi: Forse una riflessione sui presupposti è importante per varie ragioni. Io non conosco un modo efficace per opporsi alla "patologizzazione" anche se cerco di contenere le richieste più assurde, ma credo che la MG da sola non sia in grado di contrapporsi. Le strategie aziendali si basano su un fatto importante che è l'aspetto negoziale della relazione col paziente, tutto spostato a suo favore quasi un capovolgimento del vecchio paternalismo in cui a decidere cosa sia o no un problema (o un valore) è solo il paziente e compito del medico è quello di rispondere sempre alla richiesta con un atto professionale e tecnico ovviamente basato su rigorosi trial.

Massimo Tombesi: Questo e' esattamente il nocciolo della questione che ho sollevato. Nel momento in cui il medico prende atto che a decidere cosa è un problema è solo il paziente, fronteggiare le spinte a cui accennava Marco Grassi nel suo articolo su Occhio Clinico diviene possibile solo se il medico inserisce nella negoziazione con il paziente un punto di vista competitivo, cioè presenta un diverso sistema di valori e si propone di perseguirlo in qualche modo, pur sempre negoziandolo e nel rispetto dell'autonomia del paziente. Da quale sistema di valori, cioè con quali obiettivi, il MMG negozia relativamente a questi problemi? E nello specifico, quale può essere il suo punto di vista rispetto al mercato dei farmaci e ai meccanismi di produzione della S.p.A. "Rischi, Patologie & Terapie" ? Non parlo di vero/falso o bene e male, non c'e' spazio per moralismi, ci sono però legittimi sistemi competitivi di valore che possono essere sottoposti al giudizio di ciascuno mettendoli appunto in competizione, confrontandone i presupposti, le strategie, i prodotti, le conseguenze. In altre parole, se c'e' chi propone di sensibilizzare l'opinione pubblica ad un determinato problema (cosa di cui non discuto la legittimità, ma su cui credo di poter esprimere eventualmente anche un radicale dissenso civile e professionale), qual e' il punto di vista che un professionista coinvolto come tale può legittimamente esprimere, e su quali valori e' autorizzato a fondarlo, quando il paziente giungerà nel suo studio dopo essere stato "sensibilizzato"? Siccome non credo che vi siano alternative all'assunzione di un punto di partenza con elementi in certa misura ideologici (le convinzioni personali di ciascuno) e pur con tutte le ovvie cautele del caso, ci dovrebbe essere un confronto esplicito su questi temi nell'ambito della medicina. Non per raggiungere un impossibile (e pericoloso) punto di vista omogeneo, ma finalmente per rendere espliciti i presupposti e le scelte da cui ciascuno si muove, abbattendo così l'ipocrisia della neutralità della scienza (concetti oramai vecchi di 40 anni) e riportando la scienza e il metodo all'interno di una più ampia cornice dove ci sia spazio per opinioni e scelte in modo esplicito e non camuffato da cortine fumogene. La medicina scientifica e' sempre e chiaramente il prodotto di ideologie e valori, ma continua ad essere presentata come se fosse una verità oggettiva perché si finge che un metodo epidemiologico e sperimentale la garantisca indipendentemente dai presupposti. In realtà le osservazioni epidemiologiche implicano teorie e valori (come tutte le osservazioni), e nessun metodo sperimentale può dirci cosa dobbiamo fare, ma al massimo che cosa si può fare (e con quali risultati) e che cosa qualcuno vorrebbe farci fare.

Torna a MIR - medicina in rete

Archivio discussioni