MIR - medicina in retevai alla home page

Ferve il dibattito: ANTIOBESITA' SOLO DA SPECIALISTI?

Archivio discussioni

Come punto di partenza, una sintesi del comunicato SIMG messo in rete da Alessandro Filippi:
Ecco una sintesi del comunicato stampa SIMG. Il comunicato (dispongo solo della sintesi) ribadiva anche il pericolo di aumento di costi indotti dagli specialisti e l'assoluta mancanza di supporti scientifici al principio secondo cui affidare il farmaco ai soli specialisti riduce la possibilità di effetti indesiderati e migliora la farmacovigilanza.

ANTIOBESITA' SOLO DA SPECIALISTI? LA SIMG: "LA CUF CI SVALUTA" - "La decisione della Commissione unica del farmaco (Cuf) di riammettere in commercio la sibutramina, affidandone la prescrizione ad alcuni specialisti, ci sorprende e ci squalifica sul piano professionale". Ad affermarlo è Ovidio Brignoli, vicepresidente della Società italiana della Medicina generale (Simg). Secondo Brignoli, "impedire ai medici di famiglia di prescrivere la sibutramina significa dichiararne l'incapacità di fare una corretta diagnosi e soprattutto di non conoscere le corrette indicazioni d' uso".
"In termini concreti - conclude Brignoli - questo provvedimento invita i pazienti obesi a rivolgersi agli specialisti privati (i centri pubblici per la gestione dell'obesità sono pochissimi), pagando non solo il costo del farmaco, ma anche quello della visita specialistica. Inoltre, poiché i medici di famiglia non sono coinvolti in questo processo di diagnosi e cura, verrà persa la possibilità di una farmacosorveglianza attenta e diffusa sull 'uso della sibutramina, con grande svantaggio per i pazienti".

Franco Magnone di Cuneo, il 6 settembre: Il recente dibattito sul 'megastudio' italiano relativo alla TOS con i cerotti ha fatto passare in sottordine la recente decisione della CUF di riammettere in commercio la sibutramina, ma con ricetta limitativa (internisti, endocrinologi, eccetera). Mi vengono in mente alcune considerazioni:
C'e' sempre stato qualcuno che ha 'remato contro' gli anoressanti. La ricetta limitativa diverra' il solito business per gli specialisti privati? Terza ed ultima, dovrei dedurre, dalla decisione della CUF, che anche stavolta la colpa dei morti e' dei soliti medici di famiglia che sono degli incapaci e fanno dei grandi pasticci.

Dario Bonetti di Ferrara, specifica: I casi di morte in persone trattate (male) con sibutramina che ricordo di aver letto sulla stampa erano riferite a prescrizioni di centri specialistici.

Beppe Belleri di Flero(BS): La conclusione della vicenda sibutramina e' all'insegna del consueto paradigma "specialistico", vale a dire la sottrazione della prescrizione alla mg per attribuirla monopolisticamente a quella specialista.
E' una soluzione a cui siamo ormai abituati e che viene adottata per due ordini di motivi: quello economico, nel caso di farmaci costosi e di nicchia a carico del SSN (non vale per la sibutramina), e quello diciamo "precauzionale", che mira a contenere l'uso esteso e talvolta inappropriato di una molecola "delicata", sottoponendo la prescrizione al filtro dello specialista. La protesta polemica verso questa discriminazione e' ormai rituale e non mi pare che infiammi gli animi piu' di tanto; nella societa' medicalizzata c'e' spazio per tutti e francamente mi sono anche un po' stufato di rivendicare questa o quella gestione di patologia in nome del mitico "ruolo centrale" della mg..
Chi ci smenera' di più in questa storia sono gli obesi patologici gravi non-abbienti, che potevano trarre qualche vantaggio dall'anoressizzante e che ora dovranno sganciare la pila per la sibutramina e anche per la visita specialistica. Le manager in carriera con qualche rotolino di grasso di troppo sui fianchi invece continueranno ad avere la loro sibutramina come prima.

Massimo Tombesi, domenica 9 settembre: La mia proposta e' quella di cercare di condividere queste posizioni tra diverse Societa' scientifiche, ovviamente discutendone prima insieme. Non tanto per produrre semplici comunicati stampa (che possono sembrare, magari anche a torto, animati da una semplice rivendicazione di ruolo), ma documenti appena piu' articolati e scientificamente documentati, in grado di includere un punto di vista originale della MMG, che va elaborato. Ad esempio, nel caso della sibutramina, pensando ad una visibilita' delle posizioni espresse anche verso il pubblico, espliciterei i notevoli limiti dell'approccio farmacologico all'obesita', che ne suggeriscono un uso estremamente selettivo ed oculato (tanto per dire, prima che fosse ritirata dal commercio, io ne avevo fatto un'unica prescrizione). Ma e' chiaro che anche da questo punto di vista (anzi, soprattutto da questo punto di vista) riservare la prescrizione ad una valutazione specialistica, non offre alcun vantaggio sulla correttezza d'uso. Credo che lo scopo del ministero si piu' che altro di limitarne l'uso, ma questo non si puo' fare creando barriere procedurali che non selezionano affatto con criteri scientifici appropriati i potenziali destinatari del farmaco, e oltre tutto non lo scopo (se e' quello) non e' neppure esplicitato.
TOS e sibutramina sono due casi in cui sarebbe facile sviluppare posizioni comuni perche' si tratta di ambiti circoscritti, basta che non vi siano ostacoli derivanti da interessi competitivi di altro genere. Naturalmente la rilevanza e' molto diversa, trattandosi in un caso di una terapia che interessa(va) milioni di persone, e nell'altro di un farmaco di nicchia (che non deve andare a troppe persone). Ma questi sono discorsi di merito, e ricorderai certamente lo stile che abbiamo seguito nel caso dell'unica posizione congiunta della MG, quella sul PSA, in cui era evidente un "comune sentire" di tutti noi e sono bastati pochi giorni e qualche decina di mail scambiate da persone competenti. Per condividere le prese di posizione ci vuole interesse ad uscire dalla semplice logica associativa, trovando anche le forme appropriate, e voglia di prendere posizioni comuni. Oltre ad essere probabilmente piu' forti, avrebbero il vantaggio di ricomporre le posizioni della MG in modo unitario, e offrire un riferimento professionale ai colleghi. Non so se questo e' un obiettivo per il quale si ha interesse: io e la mia Associazione ne abbiamo, non per fini associativi, ma per promuovere la presenza culturale e scientifica della MG nel suo complesso, favorendo la crescita dei colleghi indipendentemente dalle appartenenze. Penso che nessuno di noi dubiti che sarebbe facile per SIMG, CSeRMEG e molte altre realta' associative italiane esprimere posizioni scientificamente fondate (in tutte le associazioni ci sono le competenze necessarie), ma questo serve molto meno che una posizione comune della MG. Peraltro, gli aspetti critici delle posizioni della MG dovrebbero assumere il punto di vista originale della MG (che e' fatto non solo di dati scientifici, ma anche di scelte che possono essere compiute sulla base di quei dati), e su questo credo che il confronto apporterebbe invece contenuti nuovi ed originali, ispirati alla produzione culturale di ciascuna realta' associativa (quindi non sono solo "i numeri" rappresentati che contano).
Va detto che anche questo modo di procedere passa sulla testa di molti colleghi, ma in una fase preliminare bisogna partire dal presente, e non abbiamo di meglio che le realta' associative esistenti. Tenere conto del limite puo' spingere in seguito a cercare di superarlo, ma in ogni caso, anche da questo punto di vista, posizioni unitarie tra societa' sono sempre meglio di posizioni separate. O almeno io la penso cosi'.

Federico Torregiani, lunedì 10 settembre conclude: Questa settimana Mario Falconi ha incontrato personalmente il Ministro Sirchia per protestare contro questo Decreto ed ha ottenuto da lui la promessa che molto presto esso verra' cambiato, in modo tale da permettere che anche in Medici di Famiglia possano prescrivere la sibutramina.

Torna a MIR - medicina in rete

Archivio discussioni