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Ferve il dibattito: Studi di mmg sempre aperti


Scrive Giorgio Lazzari il 28 marzo
:
Il Signor Ministro ricordandosi di una vecchia canzone dei Beatles ha lanciato l'idea di studi di MMG aperti 7 giorni su 7,dimenticando per adesso di specificare 24 ore su 24. Ora la tendenza mi pare sia proprio questa:al Nord la Guardia Medica e' sulla strada dello smantellamento;al Sud non saprei. Bisogna strutturare giustamente i P.S. ed esistono due possibilita': 1 realizzare un canale collettore parallelo al P.S. che conduca al P.S. gestito dai MMG per evadere le urgenze-non urgenze 2 realizzare una maggiore apertura degli studi per evadere le richieste di assistenza che risultano improprie per il P.S.

Certo che l'investimento in risorse umane e tecnologia per il MMG dovrebbe essere oculatamente pianificato:

- materiale per piccole suture
- Ambu e set per intubazione
- Farmaci di P.S.
- Elettrocardiografo con defibrillatore
- Ecografo
- Apparecchiatura per esami ematochimici per le urgenze
- Personale infermieristico
- ev Guardia Giurata come i presidi di Polizia di Stato nei PS

E' uno scenario con il quale dobbiamo fare i conti e sul quale si aprira' un dibattito spero tra tutti i MMG.

Massimo Tombesi, il 29 marzo, ha ripreso e commentato l'intervento di Lazzari
>Il Signor Ministro ricordandosi di una vecchia canzone dei Beatles
>ha lanciato l'idea di studi di MMG aperti 7 giorni su 7,dimenticando
>per adesso di specificare 24 ore su 24.

Pero' in compenso ha specificato 12 ore al giorno. Ovviamente basta essere in tre e fare 4 ore al giorno a testa, peccato che ia comunque una scemenza.

>Ora la tendenza mi pare sia proprio questa:al Nord la Guardia Medica e'
>sulla strada dello smantellamento;al Sud non saprei.

Una volta la GM (ora continuita' assistenziale) c'era per coprire le ore di assenza dei MMG, ora la concezione della MG sembra essere sostanzialmente la medesima della vecchia Guardia Medica, solo che fa da tappabuchi al pronto soccorso. Il ministro vuole ridurre le "code" (cioe' evadere tutta la domanda in tempi brevi) e nel contempo anche risparmiare e ridurre le prestazioni inutili. Poi vuole medici qualificati che si impegnino nella formazione e che diano delle prestazioni valutabili, pero' debbono tenere aperti gli studi 12 ore al giorno. Un bel programma: a me piacerebbe lavorare sempre meno e guadagnare sempre piu'.

I contenuti di tutto questo lavoro non sono chiari, e' un programma efficientista, subalterno alla domanda anziche' capace di riorientarla, e in cui non si capisce quali siano le scelte. Sta di fatto che i grandi nodi della domanda inarrestabile, dei costi sempre crescenti, e della tolleranza zero per tutti i rischi attendono ancora che qualcuno dia dei limiti ragionevoli. Lasciamo poi stare la solita incapacita' di concepire la MG come risorsa con un suo ruolo.

La MG dovrebbe svolgere un lavoro prevalentemente programmato, visto che la qualita' va perseguita soprattutto sul versante delle patologie croniche. Le patologie acute di cui ci occupiamo come MMG non sono le emergenze, e comunque la modalita' piu' efficiente di risposta e' quella flessibile ed adattabile (basti pensare alle epidemie di influenza). In un contesto del genere, definire delle modalita' fisse di apertura degli studi e' completamente privo di senso. Si dovrebbero definire degli obiettivi e lasciare ai MMG l'autoorganizzazione e il compito di realizzarli (ovviamente in un ambito che deve mantenere le caratteristiche di tipo professionale). Imporre un periodo di apertura degli studi serve solo a favorire la domanda futile. Idealmente il 95% del lavoro del MMG si dovrebbe svolgere per appuntamento, e percio' stabilire 12 ore di apertura degli studi orienta la MG a svolgere il ruolo dequalificato di tappabuchi. Io non ho bisogno di 12 ore al giorno per curare i miei pazienti.

>Bisogna strutturare giustamente i P.S. ed esistono due possibilita':
>1 realizzare un canale collettore parallelo al P.S. che conduca
>al P.S. gestito dai MMG per evadere le urgenze-non urgenze
>2 realizzare una maggiore apertura degli studi per evadere le richieste
>di assistenza che risultano improprie per il P.S.

Si' ma quanto costa gestire in urgenza le non urgenze? e perche' mai bisognerebbe farlo? A discapito di che cosa? O il ministro ha in animo di istituire giornate di 36 ore?

Interviene Claudio Nuti, in data 29 marzo:
Così come è apparsa sui media la proposta non può essere che definita in questo modo, a meno che veramente non si voglia abolire la medicina generale trasformandola in una attività libero professionale a tutti gli effetti ed allora....... nella libera professione tutto è lecito e tutto è possibile; il cliente ha sempre ragione ed il servizio, a pagamento, non può certamente avere orari stabiliti; sta al professionista organizzarsi come ritiene opportuno per garantire il servizio ogni qual volta il cliente lo richiede (a meno che voglia rischiare di perdere il suddetto cliente), ed in qualunque orario del giorno e della notte (e guai a chi si lamenta delle visite domiciliari!!!) In realtà penso (o almeno spero), che la proposta sia quella che si sta abbozzando in Piemonte, di costituire delle unità di cure primarie, in cui sono coinvolti MMG C.A. 118, tirocinanti e sostituti, che garantiscano loro, nel loro insieme, la copertura del servizio durante tutta la giornata e la settimana. Il progetto, così come impostato in piemonte, non dovrebbe essere malaccio, anche se dovrà partire in via sperimentale e dovremo vedere nel corso dei mesi ( o degli anni) la reale fattibilità del progetto. La continuità assistenziale nell'arco della giornata e della settimana sarebbe garantita non da ogni singolo medico, ma dall'unità di cure primarie nel suo insieme, che metterà a disposizione un professionista disponibile ed un ambulatorio aperto, durante quell'orario, in cui ci dovrà essere un medico a disposizione per le urgenze (siano esse oggettive o soggettive). Ovviamente questa disponibilità sarebbe regolarmente retribuita al medico che si presta a tale servizio e permetterebbe al servizio territoriale di essere autonomo da eventuali intromissioni di ospedali a caccia di nuovo lavoro

Ribadisce Giorgio Lazzari, il 29 marzo:
Falconi gli ha gia' risposto ed e' entrato gia' nel merito del dibattito: "Tenere aperti gli studi dei medici di famiglia con un orario così eccessivo, non solo non serve ma, essendo di fatto "un'offerta inappropriata" potrebbe dilatare anche "domande inappropriate" con conseguente lievitare dei costi. Si tenga inoltre presente che occorrerebbe investire, su una proposta del genere, almeno altri 10.300.000.000 di euro (circa 20 mila miliardi di lire) (a carico delle Regioni?)."

Massimo Tombesi risponde a Nuti, il 30 marzo:
>a meno che veramente non si voglia abolire la medicina generale
>trasformandola in una attivita' libero professionale a tutti gli
>effetti ed allora....... nella libera professione tutto e' lecito
>e tutto e' possibile; il cliente ha sempre ragione ed il servizio,
>a pagamento, non puo' certamente avere orari stabiliti; sta' al
>professionista organizzarsi come ritiene opportuno per garantire
>il servizio ogni qual volta il cliente lo richiede

non sono mica d'accordo. Il MMG e' un libero professionista, e a mio avviso probabilmente la MG cessa di esistere se non e' libera professione. Il che non vuol dire che non possa avere come incarico la gestione di un servizio (in autonomia) anche se con finalita' definite, come avviene con la convenzione. Essere pagati da terzi non implica che non si possano perseguire obiettivi di interesse individuale e con rilevanza anche pubblica (un ingegnere che progetta un ponte ed e' pagato dallo stato e' un libero professionista). Non si puo' affermare che un libero professionista sia un bandito (o al piu' l'eccezione che conferma la regola) mentre un impiegato parastatale e' la quint'essenza della correttezza e del disinteresse (o meglio, del "disinteresse" e' anche possibile...). Questo e' un concetto che va respinto a priori. Chi ha detto che nella libera professione tutto e' lecito e possibile? Ma quando mai? Credo che noi dovremmo recuperare un po' piu' il valore della reponsabilita', che e' intrinseco a quello della professione, ed ha un valore giuridico ed etico molto coerente con i contenuti di una MG "patient-committed". I banditi sono ovunque, ma non si puo' partire da pregiudizi: di banditi se ne occupa la magistratura, noi e' bene che partiamo dal presupposto di lavorare correttamente (tanto come impiegati parastatali che come liberi professionisti) e poi decidiamo quale veste e' piu' coerente con l'interesse di salute dei pazienti (o clienti: e' la stessa cosa, soprattutto quando si parla di salute individuale, perche' nessuno e' piu' esperto del paziente e io -almeno in linea di massima- non ho molta fiducia nella possibilita' concreta di perseguire il bene dei miei pazienti-clienti sulla base di presupposti diversi da quelli che loro stessi rappresentano, specialmente se opportunamente guidati ed informati da un professionista di loro fiducia). Cio' non toglie che quello che facciamo possa essere documentabile: le persone desiderano vivere di piu' e meglio, ne consegue che la medicina ha senso e la pratica professionale e' leggibile da questa prospettiva, quindi solo per il fatto di restituire autonomia al paziente non si naufraga nella pura arbitrarieta' o casualita' delle scelte, anche se per scegliere bene in un campo cosi' complesso (ed inquinato) ci vuole appunto l'aiuto di un professionista. Percio' che il cliente abbia sempre ragione e' ovvio che non e' vero, ma comunque e' una chiave di lettura meno bislacca di quanto non si creda, basta saperla usare e basta non confondere "le ragioni" con "le pretese", e "i servizi che richiede" con "qualsiasi cosa voglia". Il mio idraulico non mi certifica mica che l'impianto e' a norma se non lo e', e ha fatto la terza media. Un medico mette a disposizione servizi attinenti alle finalita' professionali, si mette cioe' a disposizione rispetto a possibili obiettivi di salute. Concettualmente e' lineare.

>In realta' penso (o almeno spero), che la proposta sia quella che si sta
>abbozzando in Piemonte, di costituire delle unità di cure primarie, in cui
>sono coinvolti MMG C.A. 118, tirocinanti e sostituti, che garantiscano
>loro, nel loro insieme, la copertura del servizio durante tutta la giornata
>e la settimana.

Non mi pare proprio. La proposta credo sia contenuta nel piano sanitario nazionale (che non ho ancora letto), e benche' condivida il giudizio di Federico sulla sostanziale irrilevanza delle idee del ministro, non si puo' considerarla del tutto come parole al vento. Si puo' invece (nel senso che e' legittimo e forse anche piu' attinente alla realta') considerarla una emerita idiozia da politica-spettacolo, come sottolineava Falconi.

>Ma e' probabile che quanto inteso dal Ministro vada piuttosto
>nel senso indicato da Nuti o comunque in qualcosa di simile.
>Non ci vedo nulla di scandaloso e penso se ne possa discutere
>senza alzare barricate. C'e' solo il problema che una rivoluzione
>copernicana del genere richiede di essere studiata e contrattata
>con le varie componenti mediche , valutata in tutti i suoi aspetti
>normativi e organizzativi e prevedere un congruo periodo di rodaggio.

Come gia' accennavo, e' evidente che anche un pupazzo non puo' immaginare che un solo MMG lavori 12 ore al giorno in studio 7 giorni alla settimana, si parla quindi di gruppi. Il problema non e' se sia possibile o meno (certo e' molto difficile) ma semplicemente quale scopo la MG accetta di prendere in considerazione e quindi a quali altre cose rinuncia. Nella logica della MG non c'e' posto per 12 ore di apertura degli studi, che sta invece benissimo proprio nella logica del "cliente che ha sempre ragione".

Lo stesso giorno, anche Max Vassura si inserisce nel dibattito:

Io credo come Massimo che anche se e' vero che questa puo' "sembrare" una sparata, in realta' probabilmente nel piano sanitario qualcosa c'e' che la giustifichi. Poi si sa : i giornalisti sono amanti dell'iperbole, ma questo e' un altro discorso.

I sindacati, entrambi (non riporto le considerazioni dello snami che sono assolutamente allineate a quelle della fimmg a grandi linee), non sembrano intenzionati a prendere sul serio la cosa ponendo immediatamente l'accento sul punto economico della questione. D'altra parte sono sindacati e quello devono fare !

Mi sembra invece interessante e meritevole di approfondimenti la quetione che Massimo solleva : quale futuro per la medicina generale ?

Sembra ormai assodato che chiunque governi questo paese (adesso si critica [giustamente] Sirchia ma qualcuno sembra aver troppo facilmente dimenticato le sparate ***per di piu' arroganti*** della Bindi.... ed il suo ***reale*** attacco alla libera professione a tutto tondo e non solo nella MG) ritiene che la medicina di primo livello e segnatamente la medicina generale debba cambiare pelle e svolgere un ruolo che non le era proprio.

La domanda vera e' : questa svolta sara' un bene per i cittadini ? Aumentera' il loro tasso di salute ?

In sostanza : 1) I Politici ritengono di pagare troppo per il lavoro chi i MMG svolgono 2) I MMG ritengono che per quello che sono pagati fanno fin troppo.

E' una situazione inconciliabile ?

Il punto uno e' il nocciolo dal quale partono queste proposte. Perche' il politico si forma questa idea ? Semplicisticamente si possono fare le seguenti considerazioni : le lamentele dei PS intasati di patologie minori che avrebbero tranquillamente (forse) potuto essere risolte nello studio del MMG, la ultrasemplicistica comparazione dello stipendio del MMG con lo stipendio di un guardista di CA.

Lo stato sta commettendo esattamente lo stesso errore che fece nel 78 quando ritenne che il condotto non poteva piu' essere all'altezza di svolgere i compiti lui assegnati e decise che lo stipendio che percepiva era cosi' alto che lo si poteva ben mortificare distraendo parte dei suoi emolumenti sulla massa di medici che era riuscito a far laureare grazie ad una politica scolastico-universitaria dissennata. Il risultato e' che per fare il lavoro che 25 anni fa faceva un uomo solo : pur con uno stipendio esageratamente alto come potere d'acquisto comparato, oggi lo stato si ritrova con due dozzine di dipendenti (piu' il medico di MG !!) per un costo che probabilmente e' di circa 20 volte superiore a quello che avrebbe potuto continuare a dare al vecchio MG.

Qui non e' piu' una questione di Sirchia o mica Sirchia : sono ormai anni che i politici spingono per l'associazionismo tra medici. Ed e' ora che i MMG si inetrroghino seriamente su questa forma di esercizio della professione.

Noi siamo stati tra i primi ad aderire a questa forma di lavoro e devo dire che, forse per le caratteristiche uniche di associazione familiare, l'esperienza e' stata positiva. C'e' anche da dire che moltissimi nostri colleghi dovrebbero cominciare a svegliarsi e cominciare a piantarla di comporre geremiadi su qualsiasi cosa, evitando contestualmente di mettersi al passo coi tempi. E' impossibile pensare di fare associazionismo senza usare il pc. Tra i miei colleghi chi usa il pc *veramente* e non per prendere l'incentivo della ASL saranno il 5%. Coloro che sono in grado di suturare una ferita e lo fanno in studio senza mandarli in PS sono una altra esiguita', e quanti saprebbero posizionare correttamente le derivazioni di un ecg per la telecardiologia ? . In certi studi dove andavo a fare sostituzioni non c'era neanche una siringa (!!!) e l'otoscopio aveva la pile incrostate da un decennio ...... Insomma : ci sono cose che si fanno anche solo per il piacere di farle e non solo perche' si e' *pagati* per farle e se lo dico io ..... :-)) ). Chi come me esercita da sempre in associazione, ha tutti gli standard e tutte le caratteristiche per l'esercizio della medicina intesa come GCP puo' farsi legittimamente una domanda : quanto mi rendera' adeguarmi alle richieste del nuovo PSN ?

Ma gli altri ? Gli altri devono cominciare a ripensare al loro lavoro in termini assolutamente diversi da quelli ai quali sono abituati magari da decenni.

Io la penso come Nuti : e' una cosa da non stracciarsi le vesti, bisogna anche vedere che non ci vengano date due lire e chi si e' visto si e' visto, perche' : per mettere in piedi una struttura come quella che noi abbiamo realizzato, nessuno ci ha aiutato a pagare il mutuo. E quando a fine mese paghiamo le nostre dipendenti ...... siamo soli a farlo. La nostra libera professione pura consente ai nostri pazienti di avere *standard* di assistenza elevati (non che questo voglia dire che noi siamo bravi medici : un conto sono gli standard di assistenza un conto sono i bravi medici). E' ovvio che quando parlo con qualche nuovo paziente rimane effettivamente impressionato di poter accedere ad un medico sia di mattina che di pomeriggio di 5 giorni a settimana, trovare personale di segretria per quasi 10 ore al giorno, computer, piccola chirurgia e quant'altro. Ma tutto questo non lo si mantiene con il miserrimo stipendio del MMG.

Lo stato ha a mio modesto modo di vedere tre strade : o paga *veramente* i medici per gli standard che esige, VERIFICANDO che quegli standard siano prestati ed introducendo una forma di "meritocrazia induttiva" e potando cosi' i rami secchi ...... e sara' una vera rivoluzione (innalzamento dei massimali, ridefinizione dei rapporti ottimali sovrapponendoli ai massimali) con "perdite sociali" (medici non pronti mentalmente a questo salto epocale), oppure esorti il MMG alla Libera Professione *nello stesso locale* dove si esercita la MG in associazione a patto che possa VERIFICARE (e lo faccia) che quegli standard assistenziali richiesti sono garantiti (in questa maniera parte dei soldi derivati dalla LP del gruppo andrebbero inevitabilmente a pagare le spese dei migliori "standard assistenziali" forniti ai pazienti SSN), oppure chiude con la medicina generale in Italia, allarga la continuita' assistenziale anche alle ore diurne fornendo quella specia di aborto di continuita' assistenziale che fornisce ora e chi si e' visto si e' visto (l'aborto non e' per *colpa* dei colleghi di CA, ma per come e' concepita strutturalmente la CA e soprattutto per come NON e' pagata......: non potra' mai essere efficiente una "roba" cosi' mal concepita e retribuita).In questo terzo scenario, finalmente, quelli che credono davvero nella medicina generale la faranno diventare una libera professsione a tutti gli effetti e sono sicuro che potrebbero prendersi le loro belle soddisfazioni, anche se credo piu' probabile che in questa nicchia si butteranno, per chi potra' permetterselo, le assicurazioni private ....

Marco Grassi scrive il 30 marzo:
l'apparente dilettantismo con cui si affrontano i problemi sarebbe da barzelletta se non ci fosse della scientificita' nel perseguire il fine di affossare il SSN e il servizio pubblico: da un lato proposte sempre piu' strampalate, dall'altro cordoni della borsa sempre piu' ermetici. Mi sembra ovvio che non si finanzia cio' in cui non si crede.

Fabio Suzzi e colleghi di medicina di gruppo di Imola, in data 1 aprile:

>Sirchia, in sostanza, sposa in pieno la linea scelta, da tempo, da regioni come l'Emilia Romagna: "Dove queste esperienze ci sono e, lo dico dati alla mano, dimostrano di andare benissimo". La medicina di gruppo funziona bene, nel senso che garantisce un servizio allargato, con molti medici a disposizione, personale di segreteria, infermiera eccetera, il tutto salvaguardando il rapporto individuale medico-paziente. Anche quando, come facciamo noi, la sede e' (per noi ragionevolmente) aperta per oltre sette ore al giorno, e' frequente assistere al ricorso al p.s. da parte dei pazienti del gruppo *durante* l'orario di apertura dell'ambulatorio. Da molto tempo ci stiamo ponendo il problema di come ridurre il fenomeno degli accessi inappropriati in p.s., ma, analizzandone le cause, ne abbiamo evidenziato molte non dipendenti dalla nostra volonta' o dalla nostra organizzazione (anche se ulterioremente migliorabile). Fino a quando i colleghi del p.s. daranno, in risposta ai problemi piu' banali, *di tutto e di piu'* (esami di laboratorio, radiografie, ecografie, visite specialistiche in tempo reale, al costo di un solo ticket), non ci potra' essere una reale e credibile alternativa che noi possiamo mai sognarci di offrire anche con un'apertura di 24 ore al giorno.

Daniele Zamperini, il giorno dopo:
Mi spiego meglio: E' stata postata in lista una dichiarazione di Corti, Segretario FIMMG di Milano, che afferma come le esperienze finora effettuate non abbiano apportato conseguenze negative al rapporto medico-paziente. Conosco Fiorenzo, che e' persona correttissima e onestissima, per cui sono certo che cio' che dice risponda al vero, pero' forse sarebbe importante volgere lo sguardo piu' avanti: - Al momento attuale il paziente proviene da una cultura quarantennale di "rapporto fiduciario" per cui reagisce a queste nuove forme di aggregazione "inglobandole" in questa mentalita': il suo medico e' sempre il "suo" medico, gli altri sono "aggregati", utili per certe situazioni ma che non si sostituiscono alla figura essenziale. Per ora tutto va bene. - Dopo qualche anno di associazionismo, i nuovi pazienti (giovani iscritti per la prima volta, oppure persone che si sono trasferite o hanno cambiato medico, per cui non hanno strutturato un legame affettivo personale) si troveranno iscritti ad uno studio con parecchi medici, tutti sconosciuti, uno dei quali (magari scelto a caso in base alle disponibilita' ) e' il loro medico. Questa struttura magari e' congegnata, molto efficientemente, in modo che possono andare indifferentemente da uno o da un altro, profittando dei ritagli di tempo libero. Costoro non saranno in condizione di poter costruire un rapporto "affettivo" singolo. Si abitueranno che uno vale l' altro, e sara' la fine del rapporto fiduciario. Questione solo di tempo.

Come evitare? Sia chiaro che personalmente non sono contro le associazioni: da 15 anni ho in studio una dottoressa con cui collaboro in piena soddisfazione: solo che e' un' associazione volontaria, e strutturata in modo che esprima modalita' adatte ai componenti. In modo particolare abbiamo curato che il rapporto medico-paziente sia "forte", e che l' altro medico sia considerato un "sostituto di necessita' ", e non un "secondo medico di fiducia".

Sarebbe importante, secondo me (che non conto niente, ma magari potrebbe pensarci chi conta) che si mantenesse integro questo concetto, facendo in modo che: - Le associazioni siano incentivate ma non obbligate, neppure in modo surrettizio. - Le associazioni siano congegnate *veramente* come meccanismo di crescita professionale, e non come meccanismi burocratici di smistamento pratiche o di comodita' per l' utente-esigente. - Nelle associazioni sia mantenuto un rapporto fiduciario "forte", disincentivando il ricorso immotivato agli altri medici. Questo potrebbe essere fatto con vari meccanismi, non ultimo quello economico. Accenno, a puro titolo di amena conversazione, al sistema di "tagliandi" ampiamente sperimentato ai tempi dell' ENPAS e dell' ENPDEP: il paziente riceve (a pagamento) un blocchetto di tagliandi; ha l' opera del suo medico di famiglia completamente gratis; se si rivolge ad altro sanitario, deve invece rilasciargli un tagliando. Il costo puo' essere modulato in base ad una serie di fattori, dal simbolico al sostanziale, e il medico riceverebbe una parte di questa cifra alla riconsegna del tagliando alla ASL. Non voglio prolungarmi oltre, ho gia' parlato troppo, e certamente ci sono un sacco di problemi in questo progetto, che puo' essere certo sostituito da altri migliori. Pero', qualunque meccanismo venga utilizzato, lo scopo deve essere sempre quello, essenziale: mantenere un rapporto "forte". Senza di quello siamo tutti finiti.

Ghassan Daya, sempre il 2 aprile:

La spinta alle cooperative e' stata da sempre una proposta della FIMMG e da buon lupo solitario anni fa discussi animatamente con un responsabile FIMMG lombardo proprio di questo. Il punto e' che se le cooperative diventano la scelta predominante saranno esse a contrattare con la controparte ruoli,prestazioni e via discorrendo.

Purtroppo questa e' una strada pericolosa ma affascinante. posso parlare della nostra esperienza :purtroppo non tutti i medici aderiscono a tutti i progetti aziendali. Come fare ? I gruppi minimi in rete hanno affrontato alcuni problemi in "mini" ambienti mentre i problemi macro possono solo risolversi le cooperative a meno che tutti i medici generali lavorano alla stessa velocità e nella stessa direzione: l'80% dei MMG modenesi aderiscono alla assistenza al malato terminale, il 60% al diabetico, il 35% al Telecup, e cosi via. I pazienti di quei medici che non aderiscono ai singoli progetti sono curati "diversamente" perche non usufruiscono dei servizi dei quei progetti ( accessi diretti agli indagini, il sabato e la domenica studio aperto, prenotazione vi telefonica e cosi via). Per risolvere il problema della apertura degli studi il sabato e della domenica si e' riuscito solo con la coop. che ha organizzato questa apertura con una guardia medica sua collegata alle cartelle cliniche dei singoli pazienti. Quindi purtroppo esiste una differenza tra il sindacato e le aggregazioni. L'importante che il sindacato firmi tutti i progetti territoriali per il resto speriamo bene.

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