vai alla home page DISCUSSIONE -


Quando si saldano
scienza ed esperienza

Roberto Satolli - Occhio Clinico
Vittorio Caimi, Massimo Tombesi - CSeRMEG

Il nuovo manuale per la medicina generale scritto con il contributo di diversi autori storici di Occhio Clinico, è un progetto ambizioso; non è un ennesimo trattato accademico e neanche un tentativo di ritagliare sulla realtà italiana precetti formulati sul modello anglosassone

Due anni di lavoro e l’impegno di ventinove autori hanno permesso la nascita del manuale Medicina generale (Milano: UTET, 2002) scritto dai medici di famiglia italiani per i colleghi.
Un libro come questo non può spuntare dal nulla, ma è prodotto da un gruppo di persone che per lungo tempo hanno lavorato e si sono formate insieme. Il terreno di crescita è quello di Occhio Clinico.
Quando, alla metà degli anni novanta, UTET propose di dare vita a un nuovo periodico, la medicina generale italiana non aveva quasi voce in campo editoriale. Le poche esperienze specifiche avevano cessato le pubblicazioni o erano in gravi difficoltà. La decisione coraggiosa fu allora quella di progettare un giornale scritto esclusivamente da medici di famiglia per i propri colleghi.
In pochi anni, Occhio Clinico ha contribuito a mettere in moto processi di riflessione e sistemazione più ampi e articolati, per i quali le pagine del mensile sono diventate uno spazio insufficiente. Si è dapprima progettata una collana di volumetti agili e specifici, che nel suo complesso ha affrontato il compito di definire i confini ed esplorare il territorio di un modo di fare il medico che non si apprende nell’Università italiana. La disponibilità di un sito Internet e di altri strumenti interattivi ha posto poi le basi per un coinvolgimento sempre più diretto dell’intera platea dei destinatari, oltre a moltiplicare la quantità di informazioni disponibili.
La redazione di Occhio Clinico, in stretta collaborazione con il Centro studi e ricerche in medicina generale (CSeRMEG), si è trovata quindi spontaneamente nel ruolo di levatrice di una generazione completamente nuova di autori, motivati e preparati, orgogliosi nel rivendicare l’originalità di approccio e di contenuti della propria disciplina. Ciò che ne è scaturito non è più solo una rivista, pur con le sue diverse gemmazioni, ma un sistema, un progetto culturale diffuso, che coinvolge ormai centinaia di medici, singoli o più spesso organizzati in gruppi, sparsi su tutto il territorio nazionale.
La massa critica così raggiunta si è espressa ora nel progetto e nella realizzazione del manuale Medicina Generale (vedi anche un breve estratto nella rubrica «Anticipazioni»), che sviluppa e ordina a un livello superiore di complessità i diversi percorsi sin qui seguiti e, nello stesso tempo, arricchisce la collana «La Medicina» curata dalla UTET, completandola con una prospettiva che non può più essere trascurata.
L’intento di chi vi ha lavorato non è quello di riprodurre, magari su scala ridotta, quanto già si poteva trovare nei trattati accademici o nei testi anglosassoni, ma di affrontare i nodi critici su cui il medico di medicina generale si trova a decidere quotidianamente, spesso avvertendo con inquietudine di non avere tutti gli strumenti per farlo.
Il compito dei curatori e della redazione è stato di assicurare la conformità dei testi a questo livello di ambizione, evitando che scadessero nelle forme più consuete di esposizione libresca. Si tratta perciò di un libro scritto con intento più formativo che informativo: non ha lo scopo di insegnare, ricordare o riassumere nozioni trattate in modo più esauriente nei testi di clinica, ma di partire proprio dal punto in cui essi si fermano lasciando alla professionalità del medico il compito di agire.
L’ambizione è fornire quello che nei classici libri di medicina manca, cioè una griglia entro la quale ordinare priorità, conoscenze, incertezze, esperienze e metodi propri della medicina generale.
La genesi meritava di essere resa esplicita, non per rivendicare primati, ma perché da essa discendono naturalmente alcune delle caratteristiche più salienti dell’opera.
Il riferimento costante e sistematico all’esperienza sul campo degli autori, in particolare, ha la funzione di garantire che i metodi suggeriti siano applicabili nella pratica quotidiana italiana. L’attendibilità delle affermazioni invece – che sarebbe sbagliato fondare su un presupposto di autorità – è assicurata esclusivamente dalla solidità delle prove scientifiche.


Invia un tuo commento alla redazione di OC


 

inizio torna all'inizio
sommario vai al sommario
archivio casi archivio Discussioni
vai alla home page