In Italia, gli immigrati donatori di sangue sono 40-50mila

Sul notiziario quotidiano sui temi della salute Adnkronos Salute (www.adnkronos.com/Salute/hp/) viene dato rilievo all'aumento del numero degli immigrati in Italia che donano sangue.

Secondo Aldo Ozino Caligaris, presidente nazionale della Fidas, che riunisce 68 associazioni sul territorio e, con Avis, Fratres e Croce rossa, gestisce la raccolta sangue nella penisola, sempre più stranieri decidono di diventare donatori, tanto che si è finalmente deciso di quantificare il fenomeno. Esso è notevole soprattutto nel Lazio (dove la comunità cingalese ha iniziato a donare dopo lo tsunami), in Piemonte, Veneto e Lombardia, Toscana e Liguria, dove c'è un maggior numero di nuovi cittadini. Si precisa che, per donare il sangue, gli immigrati devono essere cittadini regolari, residenti da almeno due anni in Italia, a testimonianza di un certo grado di inserimento nella società civile, e devono parlare italiano, per accedere a un consenso davvero informato. I clandestini non possono donare, perché deve essere garantita la tracciabilità della donazione.

Come accade ai donatori italiani che hanno viaggiato in zone a rischio, anche gli stranieri provenienti dalle zone malariche sono sottoposti a un periodo di attesa prima della donazione.

Si moltiplicano i progetti delle associazioni di donatori per migliorare ulteriormente la disponibilità di sangue attraverso la mediazione culturale: a Vicenza, per esempio, a partire dal 2010, con l'aiuto dei mediatori culturali verranno sollecitate riunioni nelle comunità dei cittadini immigrati per illustrare caratteristiche e modi per donare il sangue.

Quanto alla "generosità" dei diversi gruppi etnici, il presidente di Fidas mette in pole postion, dopo la comunità cingalese, i sudamericani, soprattutto donne; ma sono attivi anche i giovani romeni e i filippini, gli egiziani e i marocchini, molto presenti a Torino; più difficile, invece, raggiungere le comunità di immigrati cinesi e indiani.


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