<p class="firma" align="left">
<b>Massimo Tombesi</b><br />
Medicina generale, Macerata<br />
</p>
<p class="caso" align="left">
<b>Il
caso Imbrogliamo insieme la mamma!</b><br />
<br />
L'ultimo appuntamento di un pomeriggio di ottobre era stato fissato, mio
malgrado, per somministrare il vaccino per l'HPV a Sonia, una ragazzina di 15
anni, su richiesta della madre. Specifico che lo facevo di mala voglia, perché,
data la mia non completa condivisione di questa campagna vaccinale, preferirei
che tali vaccini venissero somministrati in altra sede. La mia segretaria ha,
però, ceduto alle insistenze della madre perché glielo facessi io e così mi
ritrovo a vivere un'esperienza inattesa: la ragazza, entrando nel mio studio,
chiude la porta in faccia alla madre, che, rassegnata, si accomoda in sala
d'aspetto. Quindi, con fare da cospirazione, mi chiede di gettare il vaccino
nel cestino e di dire alla genitrice di averglielo iniettato! Lei, infatti, non
ha nessuna intenzione di farlo, al punto di sostenere che, piuttosto, accetta
il rischio di morire di tumore all'utero!<br />
Sorpresa da questo pronunciamento, dopo aver inutilmente cercato di motivarla
(per quanto mi è possibile) sull'utilità e innocuità del vaccino, le propongo
di far entrare la madre per parlarne in tre, dal momento che lei è minorenne e
che io non intendo mentire sulla mia pratica professionale. <b><br />
</b>Neanche la madre riesce a farla ragionare. Io paziento un po', compatendo
il suo imbarazzo oltre che la sua scocciatura per aver speso diverse decine di
euro probabilmente per nulla, ma, alla fine, chiudo la discussione restituendo
il vaccino, con il consiglio di conservarlo in frigorifero in attesa di un eventuale
mutamento di idea.
</p>
<p align="left">
Le
resistenze e i pregiudizi nei confronti delle vaccinazioni sono una storia ben
conosciuta da tutti i medici, che non di rado ne sono a loro volta portatori (e
il parziale fallimento della campagna vaccinale contro l'influenza A/H1N1v ne è
recente esempio). Tuttavia, il caso di Sonia non si può spiegare con
motivazioni del genere: è inusuale e molto improbabile che un'adolescente
assuma atteggiamenti di rifiuto così radicale di una vaccinazione per autonome
valutazioni circa la sua sicurezza o efficacia o, tanto più, per una
opposizione di carattere ideologico alla vaccinazione.
</p>
<p align="left">
La
collega non riferisce le motivazioni addotte dalla ragazza; ci racconta solo di
aver provato a motivarla e convincerla, ma, in realtà, parlare in astratto
dell'innocuità e utilità del vaccino (come di qualunque altro intervento medico)
non può avere successo, se non vengono prese in considerazione le specifiche
motivazioni che vengono opposte.
</p>
<p align="left">
Se
non si tratta di questioni di principio generali (cioè indipendenti dallo
specifico vaccino per l'HPV), per capire cosa ne pensi la ragazza bisogna
chiedersi di che tipo di informazioni sia in possesso. Probabilmente solo di quelle
essenziali presentate nella campagna di promozione, ma è altrettanto probabile
che quelle informazioni siano state a loro volta filtrate, integrate e
rielaborate attraverso altri canali di comunicazione orizzontali e informali,
quali le amicizie e la rete Internet. Il messaggio finale che viene recepito
(cioè quello che conta) può benissimo risultare piuttosto confuso. La campagna
di promozione della vaccinazione contro l'HPV è stata infatti diretta ai
genitori delle ragazze e quindi pensata per loro - in quanto legittimi decisori
- piuttosto che per le reali destinatarie, considerate giovani minorenni sotto patria
potestà. Ciò può funzionare nel caso delle dodicenni (target elettivo della
vaccinazione HPV), ma tra i 12 e i 15 anni, o addirittura oltre, c'è un abisso
in termini di maturazione (e di esperienze personali) e quindi ci possono
essere domande a cui la campagna diretta ai genitori non dà risposte chiare. E
se sono domande che le ragazze non hanno voglia di fare, scattano la paura e il
rifiuto apparentemente immotivato.
</p>
<p align="left">
Vale
qui la pena di citare una esperienza personale: chi scrive ha realizzato un
sito Web del proprio studio medico dedicato ai pazienti, che contiene anche
informazioni sulla vaccinazione per l'HPV. Curiosando tra i report di accesso,
per capire quante persone accedono al sito e la loro provenienza da altri siti
sulla rete, si rilevano molti accessi tramite link a partenza da Google. Che
significa? Significa che a quelle pagine del sito Web le persone arrivano
tramite il motore di ricerca sulla rete e che tra le pagine più visitate c'è proprio
quella sul vaccino per l'HPV. Dai report di accesso si possono leggere anche i
testi immessi sul Google e quasi tutte le ricerche relative all'HPV contengono
riferimenti all'attività sessuale. Spesso viene infatti immessa una chiave di
ricerca formulata come domanda "naturale": per esempio "che succede se si fa il
vaccino HPV dopo i rapporti sessuali?" oppure "dopo quanto tempo dal vaccino
HPV posso avere rapporti sessuali?" e così via. La frequenza di domande di
questo genere da parte di utenti della rete che accedono al sito web dell'ambulatorio
era, inizialmente, sorprendente, ma in seguito è apparso chiaro che si tratta
di giovani ragazze come quella del caso narrato e che si debba dedurre che ci
sia un importante malinteso sul motivo per cui la vaccinazione HPV è indicata a
12 anni o poco più. Che sia perché, dopo l'inizio dei rapporti sessuali, il
vaccino sarebbe infatti spesso inutile, data la frequenza e la facilità del
contagio, è ovvio per i medici, che, pertanto, non lo considerano un'informazione
meritevole di ulteriori spiegazioni, ma, in realtà non è affatto scontato per
le pazienti: evidentemente la "non indicazione" del vaccino per inutilità si
presta a essere scambiata per una "controindicazione", per cui la vaccinazione
dopo l'inizio dei rapporti sessuali viene intesa come fonte di pericoli ignoti,
perché da nessuna parte specificati (per il semplice motivo che non esistono) apparendo
quindi una minaccia di natura e portata non valutabili.
</p>
<p align="left">
A
questo punto, la ferma opposizione della ragazzina comincia ad avere una
spiegazione plausibile: probabilmente ha già avuto rapporti sessuali. Si
spiegherebbero allora la non esplicitazione dei motivi del rifiuto e il
tentativo di rendere la sua dottoressa complice di un piccolo imbroglio, per
non mettere a repentaglio la sua salute senza esplicitare come stanno in
effetti le cose. La ragazza teme qualche pericolo, sconosciuto, ma tale da
controindicare la vaccinazione e non si fida neppure del suo medico, che forse
lo direbbe alla madre. Chissà per quanto tempo ha convissuto con l'ansia su
come cavarsi d'impiccio, prima di arrivare dal medico accompagnata dalla mamma
col vaccino in mano e finire per chiuderle la porta in faccia.
</p>
<p align="left">
Le
conclusioni che si possono trarre da questo caso interessante e, probabilmente,
non inconsueto, sono molte.
</p>
<ul class="unIndentedList">
<li> Quando ci si propone di
informare circa provvedimenti diretti a minori, come alcune vaccinazioni, non
si può omettere di farlo anche pensando alle possibili domande dei diretti
interessati, che non sono necessariamente le stesse dei loro genitori. Non si fa
riferimento a bambini di un anno da vaccinare per il morbillo, ma ad
adolescenti che hanno diritto di essere informati in modo diretto e pertinente alle
loro domande, anche se non hanno ancora una capacità giuridica che li abiliti
del tutto a decidere per se stessi e anche se le loro domande possono sembrare
banali. </li>
<li> L'informazione sull'HPV
dovrebbe essere più chiara nell'affermare la possibile inutilità - ma non la
pericolosità - del vaccino dopo l'inizio dei rapporti sessuali (che non implicano
necessariamente l'avvenuto contagio da HPV). Si tratta infatti di una questione
rilevante per un'adolescente che ne abbia avuti. E non è affatto raro che la
vaccinazione sia presa in considerazione per ragazze ben oltre i 15 anni e fino
alla prima età adulta, da genitori che possono ignorare che la loro "bambina"
sia già sessualmente attiva. Accanto a reazioni di drastico e disperato rifiuto
si realizzano (forse più facilmente) situazioni in cui la vaccinazione viene
subita ed è poi causa di profonde e persistenti angosce inespresse su quanto
potrebbe accadere.</li>
</ul>
<p align="left">
Va
poi aggiunto che una ragazzina di 15 anni sessualmente attiva (in modo stabile
o occasionale), che non ha parlato della sua esperienza né con la mamma né con
la sua dottoressa e non ha quindi ricevuto informazioni precise sulla
contraccezione e sulle malattie sessualmente trasmesse, può correre rischi più
seri e immediati che quello di contrarre l'infezione da HPV. Andrebbe, infatti,
verificato che non abbia subito violenze o coercizioni e che il partner sia un
coetaneo e che i rapporti non siano tali da configurare un reato, come quelli con
adulti o sottoposti a sfruttamento. A volte il medico di medicina generale può
essere l'unico a rendersi conto di situazioni così drammatiche e l'unico a
poter tutelare la giovane assistita: sono occasioni che non si devono perdere.
</p>
<p align="left">
Da
molti anni, i medici di famiglia esperti sanno che un episodio di cistite in
una ragazzina coincide spesso con l'inizio della vita sessuale. Occhio clinico
o trucco del mestiere, si potrebbe dire, ma in ogni caso, tale consapevolezza è
utile, perché una domanda esplicita, posta con sensibilità e con l'assicurazione
del dovuto riserbo, è l'occasione per informare sulla contraccezione e per
mettere in guardia su alcuni importanti rischi per la salute. Probabilmente è
il momento di aggiornare la semeiotica in proposito, aggiungendovi il"rifiuto
inspiegato del vaccino HPV", in attesa che questo segno venga bandito da un
modo di informare più accurato e meno reticente.
</p>
Cara mamma, questo vaccino non lo voglio!
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