Cara mamma, questo vaccino non lo voglio!

riassunto
scienza ed esperienza
HPV
Tombesi M
L’ultimo appuntamento di un pomeriggio di ottobre era stato fissato, mio malgrado, per somministrare il vaccino per l’HPV a Sonia, una ragazzina di 15 anni, su richiesta della madre. Specifico che lo facevo di mala voglia, perché, data la mia non completa condivisione di questa campagna vaccinale, preferirei che tali vaccini venissero somministrati in altra sede...
parole chiave: 
hpv, vaccino
Occhio Clinico 2009; 12; node/1301
<p class="firma" align="left"> <b>Massimo Tombesi</b><br /> Medicina generale, Macerata<br /> </p> <p class="caso" align="left"> <b>Il caso Imbrogliamo insieme la mamma!</b><br /> <br /> L'ultimo appuntamento di un pomeriggio di ottobre era stato fissato, mio malgrado, per somministrare il vaccino per l'HPV a Sonia, una ragazzina di 15 anni, su richiesta della madre. Specifico che lo facevo di mala voglia, perché, data la mia non completa condivisione di questa campagna vaccinale, preferirei che tali vaccini venissero somministrati in altra sede. La mia segretaria ha, però, ceduto alle insistenze della madre perché glielo facessi io e così mi ritrovo a vivere un'esperienza inattesa: la ragazza, entrando nel mio studio, chiude la porta in faccia alla madre, che, rassegnata, si accomoda in sala d'aspetto. Quindi, con fare da cospirazione, mi chiede di gettare il vaccino nel cestino e di dire alla genitrice di averglielo iniettato! Lei, infatti, non ha nessuna intenzione di farlo, al punto di sostenere che, piuttosto, accetta il rischio di morire di tumore all'utero!<br /> Sorpresa da questo pronunciamento, dopo aver inutilmente cercato di motivarla (per quanto mi è possibile) sull'utilità e innocuità del vaccino, le propongo di far entrare la madre per parlarne in tre, dal momento che lei è minorenne e che io non intendo mentire sulla mia pratica professionale. <b><br /> </b>Neanche la madre riesce a farla ragionare. Io paziento un po', compatendo il suo imbarazzo oltre che la sua scocciatura per aver speso diverse decine di euro probabilmente per nulla, ma, alla fine, chiudo la discussione restituendo il vaccino, con il consiglio di conservarlo in frigorifero in attesa di un eventuale mutamento di idea. </p> <p align="left"> Le resistenze e i pregiudizi nei confronti delle vaccinazioni sono una storia ben conosciuta da tutti i medici, che non di rado ne sono a loro volta portatori (e il parziale fallimento della campagna vaccinale contro l'influenza A/H1N1v ne è recente esempio). Tuttavia, il caso di Sonia non si può spiegare con motivazioni del genere: è inusuale e molto improbabile che un'adolescente assuma atteggiamenti di rifiuto così radicale di una vaccinazione per autonome valutazioni circa la sua sicurezza o efficacia o, tanto più, per una opposizione di carattere ideologico alla vaccinazione. </p> <p align="left"> La collega non riferisce le motivazioni addotte dalla ragazza; ci racconta solo di aver provato a motivarla e convincerla, ma, in realtà, parlare in astratto dell'innocuità e utilità del vaccino (come di qualunque altro intervento medico) non può avere successo, se non vengono prese in considerazione le specifiche motivazioni che vengono opposte. </p> <p align="left"> Se non si tratta di questioni di principio generali (cioè indipendenti dallo specifico vaccino per l'HPV), per capire cosa ne pensi la ragazza bisogna chiedersi di che tipo di informazioni sia in possesso. Probabilmente solo di quelle essenziali presentate nella campagna di promozione, ma è altrettanto probabile che quelle informazioni siano state a loro volta filtrate, integrate e rielaborate attraverso altri canali di comunicazione orizzontali e informali, quali le amicizie e la rete Internet. Il messaggio finale che viene recepito (cioè quello che conta) può benissimo risultare piuttosto confuso. La campagna di promozione della vaccinazione contro l'HPV è stata infatti diretta ai genitori delle ragazze e quindi pensata per loro - in quanto legittimi decisori - piuttosto che per le reali destinatarie, considerate giovani minorenni sotto patria potestà. Ciò può funzionare nel caso delle dodicenni (target elettivo della vaccinazione HPV), ma tra i 12 e i 15 anni, o addirittura oltre, c'è un abisso in termini di maturazione (e di esperienze personali) e quindi ci possono essere domande a cui la campagna diretta ai genitori non dà risposte chiare. E se sono domande che le ragazze non hanno voglia di fare, scattano la paura e il rifiuto apparentemente immotivato. </p> <p align="left"> Vale qui la pena di citare una esperienza personale: chi scrive ha realizzato un sito Web del proprio studio medico dedicato ai pazienti, che contiene anche informazioni sulla vaccinazione per l'HPV. Curiosando tra i report di accesso, per capire quante persone accedono al sito e la loro provenienza da altri siti sulla rete, si rilevano molti accessi tramite link a partenza da Google. Che significa? Significa che a quelle pagine del sito Web le persone arrivano tramite il motore di ricerca sulla rete e che tra le pagine più visitate c'è proprio quella sul vaccino per l'HPV. Dai report di accesso si possono leggere anche i testi immessi sul Google e quasi tutte le ricerche relative all'HPV contengono riferimenti all'attività sessuale. Spesso viene infatti immessa una chiave di ricerca formulata come domanda &quot;naturale&quot;: per esempio &quot;che succede se si fa il vaccino HPV dopo i rapporti sessuali?&quot; oppure &quot;dopo quanto tempo dal vaccino HPV posso avere rapporti sessuali?&quot; e così via. La frequenza di domande di questo genere da parte di utenti della rete che accedono al sito web dell'ambulatorio era, inizialmente, sorprendente, ma in seguito è apparso chiaro che si tratta di giovani ragazze come quella del caso narrato e che si debba dedurre che ci sia un importante malinteso sul motivo per cui la vaccinazione HPV è indicata a 12 anni o poco più. Che sia perché, dopo l'inizio dei rapporti sessuali, il vaccino sarebbe infatti spesso inutile, data la frequenza e la facilità del contagio, è ovvio per i medici, che, pertanto, non lo considerano un'informazione meritevole di ulteriori spiegazioni, ma, in realtà non è affatto scontato per le pazienti: evidentemente la &quot;non indicazione&quot; del vaccino per inutilità si presta a essere scambiata per una &quot;controindicazione&quot;, per cui la vaccinazione dopo l'inizio dei rapporti sessuali viene intesa come fonte di pericoli ignoti, perché da nessuna parte specificati (per il semplice motivo che non esistono) apparendo quindi una minaccia di natura e portata non valutabili. </p> <p align="left"> A questo punto, la ferma opposizione della ragazzina comincia ad avere una spiegazione plausibile: probabilmente ha già avuto rapporti sessuali. Si spiegherebbero allora la non esplicitazione dei motivi del rifiuto e il tentativo di rendere la sua dottoressa complice di un piccolo imbroglio, per non mettere a repentaglio la sua salute senza esplicitare come stanno in effetti le cose. La ragazza teme qualche pericolo, sconosciuto, ma tale da controindicare la vaccinazione e non si fida neppure del suo medico, che forse lo direbbe alla madre. Chissà per quanto tempo ha convissuto con l'ansia su come cavarsi d'impiccio, prima di arrivare dal medico accompagnata dalla mamma col vaccino in mano e finire per chiuderle la porta in faccia. </p> <p align="left"> Le conclusioni che si possono trarre da questo caso interessante e, probabilmente, non inconsueto, sono molte. </p> <ul class="unIndentedList"> <li> Quando ci si propone di informare circa provvedimenti diretti a minori, come alcune vaccinazioni, non si può omettere di farlo anche pensando alle possibili domande dei diretti interessati, che non sono necessariamente le stesse dei loro genitori. Non si fa riferimento a bambini di un anno da vaccinare per il morbillo, ma ad adolescenti che hanno diritto di essere informati in modo diretto e pertinente alle loro domande, anche se non hanno ancora una capacità giuridica che li abiliti del tutto a decidere per se stessi e anche se le loro domande possono sembrare banali. </li> <li> L'informazione sull'HPV dovrebbe essere più chiara nell'affermare la possibile inutilità - ma non la pericolosità - del vaccino dopo l'inizio dei rapporti sessuali (che non implicano necessariamente l'avvenuto contagio da HPV). Si tratta infatti di una questione rilevante per un'adolescente che ne abbia avuti. E non è affatto raro che la vaccinazione sia presa in considerazione per ragazze ben oltre i 15 anni e fino alla prima età adulta, da genitori che possono ignorare che la loro &quot;bambina&quot; sia già sessualmente attiva. Accanto a reazioni di drastico e disperato rifiuto si realizzano (forse più facilmente) situazioni in cui la vaccinazione viene subita ed è poi causa di profonde e persistenti angosce inespresse su quanto potrebbe accadere.</li> </ul> <p align="left"> Va poi aggiunto che una ragazzina di 15 anni sessualmente attiva (in modo stabile o occasionale), che non ha parlato della sua esperienza né con la mamma né con la sua dottoressa e non ha quindi ricevuto informazioni precise sulla contraccezione e sulle malattie sessualmente trasmesse, può correre rischi più seri e immediati che quello di contrarre l'infezione da HPV. Andrebbe, infatti, verificato che non abbia subito violenze o coercizioni e che il partner sia un coetaneo e che i rapporti non siano tali da configurare un reato, come quelli con adulti o sottoposti a sfruttamento. A volte il medico di medicina generale può essere l'unico a rendersi conto di situazioni così drammatiche e l'unico a poter tutelare la giovane assistita: sono occasioni che non si devono perdere. </p> <p align="left"> Da molti anni, i medici di famiglia esperti sanno che un episodio di cistite in una ragazzina coincide spesso con l'inizio della vita sessuale. Occhio clinico o trucco del mestiere, si potrebbe dire, ma in ogni caso, tale consapevolezza è utile, perché una domanda esplicita, posta con sensibilità e con l'assicurazione del dovuto riserbo, è l'occasione per informare sulla contraccezione e per mettere in guardia su alcuni importanti rischi per la salute. Probabilmente è il momento di aggiornare la semeiotica in proposito, aggiungendovi il&quot;rifiuto inspiegato del vaccino HPV&quot;, in attesa che questo segno venga bandito da un modo di informare più accurato e meno reticente. </p>

Segnala questa notizia su PartecipaSalute Segnala questo articolo su PartecipaSalute

Vuoi accedere a tutti i contenuti del sito e inviare commenti?
Se sei un utente registrato esegui ora il login oppure registrati gratuitamente»