<p class="firma">
<b>Alberto
Vaona</b><br />
Medicina generale, Verona
</p>
<p class="sommario">
Uno
studio aziendale d'intervento informativo low-cost cerca di capire se la
carenza cronica di medici per il Servizio di continuità in Veneto sia una
questione di mancata conoscenza della disponibilità di posti.
</p>
<p>
Il
Servizio di continuità assistenziale completa l'offerta delle cure primarie,
assicurando le prestazioni non differibili di cure primarie durante l'orario
diurno nei prefestivi e diurno e notturno nei festivi. A differenza di quanto
accade in altri paesi europei, nella realtà italiana il servizio, seppure con
differenze inter regionali e inter aziendali, soffre di un cronico
sottosviluppo logistico, formativo e scientifico: non sono previsti percorsi
formativi dedicati, all'interno del corso triennale di Formazione specifica in
medicina generale e non sono stati condotti in Italia studi su questo servizio.
</p>
<p>
Ciò
comporta che il servizio sia diventato, in particolare nelle regioni del nord
del Paese, un ambito lavorativo che i medici evitano: si assiste al paradosso
che lunghissime graduatorie regionali per gli incarichi nelle cure primarie (in
Veneto sono oltre 900 i medici inseriti) non consentono di coprire le carenze
del servizio di continuità assistenziale, che in alcune aziende arrivano anche
al 40% del personale necessario.
</p>
<p>
Per
garantire il servizio, le aziende sono costrette a incaricare personale medico
non formato, per periodi limitati di tempo (l'ACN prevede che il personale
medico non formato possa essere incaricato per non più di 3 mesi l'anno), con
la conseguenza che la popolazione è assistita per bisogni urgenti di salute da
un buon numero (fino al 40%) di medici che non hanno interesse a investire la
propria professionalità nello sviluppo del servizio.
</p>
<p>
La
Regione Veneto è dovuta ripetutamente intervenire, con provvedimenti
legislativi urgenti, per far fronte a questa situazione: nel 2004 ha stabilito
di estendere l'incarico dei medici titolati che si fossero detti disponibili da
104 a 144 ore mensili e, nel 2007, ha ancora esteso a 164 ore mensili.
L'accettazione dell'incarico da parte dei medici della lista regionale era
stata inferiore al 25%, rendendo necessaria la sistematica attribuzione di
incarichi provvisori, al fine di garantire il servizio di continuità
assistenziale.
</p>
<p>
Cò
a dispetto del fatto che, negli ultimi anni, c'è statto nel Veneto a un
miglioramento delle condizioni retributive dei medici inseriti nel servizio,
derivante dall'applicazione regionale dell'ACN, che attribuisce funzioni e
compiti aggiuntivi al "tempo medico" del servizio.
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<p class="sottotitolo">
Ma si sa che sono posti disponibili?
</p>
<p>
E'
stato quindi fatto uno studio per stabilire se la carenza di personale medico
da inserire nel servizio possa essere dovuta al tipo di informazione circa la
vacanza di incarichi che le Aziende ULSS attuano per reclutare il personale o
da idee non aggiornate circa la retribuzione da attendersi.
</p>
<p>
L'Azienda
ULSS 20 di Verona, per disposizione regionale, redige semestralmente una
graduatoria per gli incarichi provvisori in cui confluiscono medici già
inseriti in graduatoria regionale, medici formati, ma non ancora inseriti in
graduatoria regionale, medici non formati e, infine, medici in formazione
specifica in medicina generale e in corso di specializzazione di altre
discipline (come ultima riserva).
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<p>
In data 7
maggio 2007, l'ULSS 20 ha pubblicamente bandito sul sito internet dell'azienda
25 incarichi vacanti di continuità assistenziale (37% dell'organico complessivo
del servizio) con decorrenza dal 1 ottobre 2009, per i quali gli interessati
erano tenuti a fornire disponibilità scritta via fax entro il 03 luglio 2007.
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<p>
Nei primi
giorni di giugno 2009 (con procedura conforme alla normativa vigente) venivano
inviati un primo sms e uno di promemoria a distanza di una settimana, ai 186
medici che avevano segnalato all'Ordine dei medici di Verona la disponibilità a
una sostituzione di medicina generale. Il testo del messaggio riportava
l'avviso di bando con la scadenza,
i livelli retributivi mensili e un indirizzo di posta elettronica per
ricevere il modulo da compilare e inviare via fax.
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<p>
In agosto è
stata pubblicata la graduatoria di disponibilità aziendale aggiornata con le
nuove disponibilità portate da questi nuovi contatti.
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<p>
La
graduatoria aggiornata ha permesso di valutare:
</p>
<ol>
<li>il numero
di medici che avevano chiesto informazioni e modulistica all'indirizzo di posta
elettronica, dopo l'sms;</li>
<li>il numero
di medici che avevano chiesto informazioni e modulistica all'indirizzo di posta
elettronica, senza aver ricevuto direttamente l'sms, ma per "passa-parola".</li>
<li>il numero
di medici che, ricevuta la modulistica, l'hanno poi presentata, venendo
inseriti nella graduatoria aziendale di disponibilità.</li>
</ol>
<p>
Al termine del 3 luglio, giorno di
scadenza dei termini di presentazione della disponibilità all'incarico, il
numero di medici che hanno contattato l'indirizzo di posta elettronica era
stato di 20 dopo l'sms (su 186: 10,7%) e 5 per passa parola. In totale, 372 sms
hanno prodotto 25 contatti.
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<p>
Hanno effettivamente presentato il modulo
di disponibilità 16 medici (il 64% dei medici che avevano contattato
l'indirizzo di posta elettronica).
</p>
<p>
Tra i medici che hanno contattato
l'indirizzo di posta elettronica non c'erano medici inseriti in graduatoria
regionale, né medici aventi titolo non inseriti in graduatoria regionale. I
medici non formati per la medicina generale erano 6, quelli in formazione per
la medicina generale 1 e i rimanenti 9 erano medici frequentanti scuole di
specializzazione. In base alla normativa vigente, questi ultimi medici sono
incaricabili sono a seguito di carenza di altre disponibilità.
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<p>
Il presupposto di questa indagine era
l'ipotesi che potesse essere la carenza di informazione sugli incarichi vacanti
e sui livelli retributivi del servizio di continuità assistenziale la causa
dello scarso interesse per i medici a lavorarvi, ma i risultati sembrano
smentirla, poiché solo il 13,4% del totale dei medici che hanno ricevuto
notizia della possibilità lavorativa ha dimostrato interesse a ulteriori
informazioni e solo l'8% di chi ha preso contatto ha manifestato la
disponibilità a prendere servizio (per di più, solo il 3,6% era di fatto
incaricabile).
</p>
<p>
Lo studio ha diversi limiti: il bacino
da cui sono stati tratti i cellulari dei medici da contattare, seppur ampio,
potrebbe non essere quello più adatto in cui cercare medici interessati
all'incarico di continuità assistenziale. Infatti, se il contributo della
graduatoria regionale alla copertura delle aree carenti annualmente individuate
è di circa il 25%, quello del bacino utilizzato è stata solo dell'8%,
contributo del 8% potenzialmente sovrastimato, poiché il medico che dichiara la
disponibilità con 3 mesi di anticipo potrebbe, in seguito, cambiare idea
</p>
<p>
I risultati dello studio hanno,
infine, implicazioni pratiche negative per la pubblica amministrazione,
dimostrando la poca efficacia di sistemi a basso costo (sms) d'informazione ai
medici.
</p>
<p>
Quest'indagine, dimostrando che il
disinteresse dei medici per il servizio di continuità assistenziale non è
dovuta a mancanza di informazioni sulla disponibilità o retribuzione dei posti,
suggerisce un'attenta riflessione sulle motivazioni per le quali i medici
ritengono che il servizio di continuità assistenziale sia di scarso interesse
professionale.
</p>
<p class="bibliografia">
Bibliografia
</p>
<ul>
<li>Hansen E et al. Sentinel
monitoring of activity of out-of-hours service in Norway in 2007: an
observational study. BMC Health Serv Res. 2009 Jul 22;9:123.</li>
<li>Huibers L et al. Out-of-hours
in western country: assessment of different organizational models. <a href="javascript:AL_get(this,%20'jour',%20'BMC%20Health%20Serv%20Res.');">BMC
Health Serv Res</a> 2009; 23: 105.</li>
</ul>
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