<p class="firma">
<b>Massimo Tombesi</b><br />
Medicina generale, Macerata
</p>
<p>
Cittadinanza Attiva/Tribunale Dei Diritti del Malato (TdM)
ha pubblicato il XII Rapporto Pit Salute 2008, centrato sulla carenza di
umanizzazione delle cure. Il documento può essere richiesto da chiunque sul
sito <a href="http://www.cittadinanzattiva.it/i-tuoi-diritti-pit-salute/il-rapporto/rapporto-2008-form.html">www.cittadinanzattiva.it/i-tuoi-diritti-pit-salute/il-rapporto/rapporto-2008-form.html;</a>
chi scrive lo ha voluto leggere, mosso dalla curiosità derivata dai pesanti
giudizi sulla medicina generale preannunciati da un comunicato stampa
dell'associazione.<br />
Qui di seguito è elencata la percentuale dei «peccati» che i pazienti imputano
ai loro medici di famiglia:
</p>
<ul class="unIndentedList">
<li>
rifiuto di prescrizioni; 15%;</li>
<li>
cattivi comportamenti: 25,4%;</li>
<li>
difficile accesso alle informazioni: 20,6%;</li>
<li>
deficit di orientamento: 11,9%;</li>
<li>
malpractice, sospetti errori: 11,1%;</li>
<li>
indisponibilità e irreperibilità: 9,5%;</li>
<li>
mobilità sanitaria: 3,2%;</li>
<li>
ricusazione dell'assistito: 1,6%;</li>
<li>
inadeguatezza degli orari d'ambulatorio: 1,7%.</li>
</ul>
<p>
Dal commento al report si evince che oltre il 25% dei
cittadini segnala "cattivi comportamenti" e che con questa voce essi
si riferiscono alla condotta di alcuni medici che, spesso, risulta distante dai
bisogni e dalle necessità di cura e di informazione dei cittadini e che, a
volte, appare poco rispettosa. Il 20,6% dei pazienti si lamenta per la mancanza
di informazioni: chi affronta le difficoltà imposte dallo stato di malattia
(siano esse di natura fisica o psicologica oppure di natura burocratica), si
sente, cioè, abbandonato e disorientato.<br />
L'11,9% segnala specificamente di non riuscire a essere indirizzato
adeguatamente per chiedere l'assistenza domiciliare o per avviare la procedura
di invalidità civile o, ancora, per effettuare una visita specialistica. Nella
maggioranza dei casi (68%), sembra che i medici di famiglia e le ASL non
forniscano informazioni sulle esenzioni per le malattie rare.
</p>
<p>
In conclusione, il report riporta arroganza e comportamenti
scortesi da parte dei medici di famiglia, carenza di informazioni e
orientamento e pazienti che si sentono abbandonati.
</p>
<p>
Non è certo lecito nascondersi dietro l'asserzione che si
tratta di una questione di percezioni soggettive da parte dei pazienti: la
percezione dei comportamenti stigmatizzati implica, come minimo, una difficoltà
di tipo relazionale e comunicativo. Il medico curante deve essere consapevole
di essere proprio quello che appare agli occhi dei pazienti, perché quello che
viene percepito dagli altri non è altro che quello che si comunica loro, al di
là delle intenzioni.
</p>
<p>
Fatta questa primaria considerazione, è interessante notare
la centralità burocratica attribuita al medico di medicina generale:
d'altronde, l'ex ministro Turco sosteneva che egli dovrebbe essere uno
"sportello": ecco, quindi che si possono imputare al medico curante
carenze di "orientamento" per esempio per le procedura di invalidità.
E' un'impostazione da respingere, perché la medicina generale non può e non
deve fare da tappabuchi a tutte le carenze del SSN e ai suoi smisurati deliri
certificativi. Le esenzioni ticket sono paradigmatiche; sarebbe interessante
sapere se esiste un paese al mondo che può contare quasi 500 motivi di
esenzione dal ticket sulla diagnostica, che includono la condizione di
terremotato e di vittima del terrorismo. Non può quindi stupire che il 68% dei
curanti e degli impiegati delle ASL non padroneggi la materia; casomai è da
ammmirare quel corposo 32% che prova a dare informazioni, anche se, qualche
volta, sbagliate,.
</p>
<p>
Nel 15% dei casi viene segnalato un problema di rifiuto di
prescrizioni, soprattutto (40%) rispetto a visite ed esami specialistici, che
poi, invece, si rilevano fondamentali. Nel 25% il rifiuto riguarda la
prescrizione di farmaci.
</p>
<p>
Il rifiuto di prescrizioni sembra a CittadinanzaAttiva un
dato negativo e nessuna cautela compare nel report circa la sua
interpretazione: si parte dall'assunto che sia un diritto dei pazienti a essere
accontentati, mentre la norma dovrebbe essere l'inammissibilità della rischiesta,
da parte del paziente, di specifici esami o invio a specialisti, a prescindere
dalla valutazione del medico del problema presentato. E' giusto, al massimo,
contestare l'eventuale incapacità comunicativa del curante nel giustificare il
suo diniego. Dal punto di vista della medicina di famiglia, l'alta percentale
di lamentele sull'argomento è, invece, un dato positivo, che mette in luce
l'esistenza di colleghi che pongono in atto comportamenti faticosi e anche
rischiosi pur di attenersi ai loro principi professionali.
</p>
<p>
E', altresì, evidente che manifesta il punto di vista
soggettivo degli intervistati l'affermazione che gli esami negati fossero
fondamentali: anche nei casi in cui essa è veritiera, questo è imputabile alla
posizione del medico di famiglia di primo professionista contattato, posizione
la meno favorevole in assoluto, perché gli richiede di giudicare quadri clinici
all'esordio, sfumati e incerti. Non a caso, in medicina, l'ultimo
professionista che arriva (spesso lo specialista) fa sempre la figura del più
bravo!
</p>
<p>
Quasi sicuramente, un medico di medicina generale che ha una
altissima sensibilità per qualunque diagnosi tenderà ad avere una specificità
molto bassa, cioe a sovrasospettare, sovradiagnosticare e medicalizzare,
danneggiando una parte di persone enormemente maggiore di quella che subisce un
ritardo diagnostico.
</p>
<p>
E' bene confermare a Cittadinaza Attiva che la direzione in
cui muoversi, nell'esclusivo interese dei pazienti e della qualità delle cure,
non è e non sarà mai la soddisfazione acritica delle richieste del paziente e
che, se si vuole trattare della qualità dell'assistenza, occorre individuare
indicatori più idonei. E' un errore di metodo da parte del report generalizzare
la valutazione degli eventi critici: non a caso, quando i consulenti di
Cittadinanza Attiva entrano nel merito, risulta che un'azione legale di
malpractice contro i medici è sostenibile solo nel 31% dei casi (e quasi
soltanto nei confronti di medici specialisti e ospedalieri).
</p>
<p>
Infine, un buon 20% di lamentele riguarda il pagamento del
ticket o la concedibilità dei farmaci. Dato che gli specialisti non applicano o
semplicemente non conoscono le norme ministeriali, l'apposizione di una nota
AIFA o di un'esenzione dal pagamento di ticket finisce per essere un compito del
solo curante, reso in tal modo il parafulmine delle decisioni limitative sulle
prescrizioni; l'esito, scontato, è che il curante diventa l'oggetto del reclamo
delle ASl e dei pazienti.
</p>
<p>
Per quanto riguarda, in generale, il metodo della
rilevazione, bisognerebbe tenere conto delle due considerazioni metodologiche
corrette contenute nell'ultima parte del report, che sembrano, invece,
dimenticate nei commenti ai dati:
</p>
<ul class="unIndentedList">
<li>
la rilevazione riguarda solo segnalazioni da
prendere come "eventi sentinella";</li>
<li>
la rilevazione è priva di validità statistica.</li>
</ul>
<p>
Le lamentele sono state recepite nel corso di 25.619
contatti di cittadini con il TdM in un intero anno e di queste, quelle relative
alla medicina generale sono solo il 3,8%, cioè 974.<br />
In termini di tassi, la casistica su cui si basa il report è insignificante,
dato che i medici di famiglia hanno alcune centinaia di milioni di contatti
l'anno con pazienti: meno di un migliaio di lamentele costituisce un motivo di
plauso alla categoria e merita una valutazione con strumenti esclusivamente di
tipo qualitativo (così si debbono valutare gli eventi sentinella). <br />
E' chiaro, quindi, che parlare di "rapporto che si è ormai
sgretolato" con i pazienti, di medici "freddi alle richieste di
assistenza", "sgarbati e scortesi" a proposito di una categoria
che accumula centinaia di milioni di contatti all'anno con l'intera
popolazione, richiederebbe l'onestà intellettuale di premettere al commento che
ci si sta riferendo a un numero esiguo di segnalazioni, rilevate con un metodo
privo di validità statistica perchè mirato solo sui complaints (quindi con un
ovvio bias di selezione); invece, il report ricorda i suoi limiti metodologici
solo in una nota.<br />
Si possono, poi, fare valutazioni qualitative solo se si tiene conto non solo
di processi ed esiti, ma anche di strutture: in Italia, a fronte di un
sovraccarico di accessi ambulatoriali (7-8 accessi anno per assistito: una
frequentazione cui i pazienti sono costretti anche per le normative su
certificazioni e prescrizioni), a fronte di una burocrazia prevaricante e
oramai totalmente afinalistica, di una penuria drammatica di risorse,
finanziamenti, personale, logistica e retribuzioni, di un assetto organizzativo
su base volontaria e personale, la medicina generale è una medicina dei
miracoli. L'unico settore del SSN che, secondo i dati Istat (validi, quelli sì,
sul piano statistico) riscuote ancora un gradimento accettabile da parte dei
pazienti e l'unico che ha interesse a difendere la sanità pubblica perché non è
retribuito per prestazioni, ma con (modestissime) quote capitarie. <br />
Ben lungi dall'essere un piagnisteo (assolutamente giustificato, ma inutile),
ciò che si è detto è una richiesta a Cittadinanza Attiva di tenere conto,
nell'interesse dei cittadini, del contesto in cui i medici di famiglia sono
costretti a lavorare e di battersi, presso le istituzioni, per far sì che essi
siano messi in condizioni di operare in condizioni "normali" e non
"miracolose".
</p>
Uno scudo per una pubblica lapidazione
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