Nomen omen

Marina Bosisio
medicina generale
Monza

Desidero segnalare quanto è avvenuto a una mia paziente di 78 anni che frequenta un corso di ginnastica per anziani nella città in cui io lavoro. In occasione di una delle sedute, la signora, insieme alle altre partecipanti, è stata invitata a sottoporsi all’indagine osteosonografica del dito della mano, nell’ambito di una sedicente indagine epidemiologica sull’osteoporosi avviata nella circoscrizione 5, con il patrocinio del comune di Monza e con il supporto finanziario di una ditta farmaceutica. Ho trovato queste informazioni sull’ultimo numero del settimanale monzese Il Cittadino che non citava però il nome della ditta.

A parte le considerazioni sul metodo con cui questo studio viene proposto e condotto (non solo vi è ancora incertezza sull’utilità dello screening per l’osteoporosi, ma non sono rese note la sensibilità e la specificità della metodica e la sua predittività del rischio di frattura), ciò che più mi ha sconcertato è stata la conclusione scritta a mano sul referto dell’esame. Il firmatario del referto consigliava alla mia paziente l’esecuzione della DEXA vertebrale e femorale e, in caso di conferma di osteoporosi, suggeriva la terapia con ranelato di stronzio, precisando che la signora avrebbe avuto diritto alla prescrizione del farmaco su ricettario regionale, verificandosi i criteri previsti dalla nota 79.

Mi chiedo se quanto avvenuto sia legale e se non si configuri, quanto meno, un conflitto di interesse, nel caso, assai probabile, che la ditta farmaceutica coinvolta fosse anche la produttrice del farmaco a base di ranelato di stronzio. Sicuramente si configura come induzione di spesa per accertamenti e terapie, per una patologia in cui è accertato che il rischio di frattura si correla scarsamente con i dati mineralometrici, mentre si correla di più con i fattori di rischio di caduta, quali i deficit dell’equilibrio o del tono posturale.

nomen omen

L'osteoporosi è solo un fattore di rischio per le fratture ossee. L'industria è riuscita a renderlo una malattia a se stante, da curare a prescindere dalla riduzione delle fratture vertebrali e non ottenuta con la terapia farmacologica. Scandaloso l'episodio da te raccontato:la densitometria con ultrasuoni alla mano non è validata ed in ogni caso il giudizio su di eventuali terapie farmacologiche andava affidato al curante. Oltretutto il ranelato di stronzio non è sicuramente da prima scelta per costo ed effetti collaterali.
sergio guglielmi

LO stupore del MMG....

Mi sembra esagerato lo stupore che la collega mostra al cospetto di una vicenda tanto banale quanto di nessuna rilevanza clinica e giuridica. La sua trentennale esperienza come medico di base, generico, del territorio, insomma un medico avvezzo e preparato a tutto, dovrebbe farla sorridere invece che far circolare certi voci di poco conto. Mi sembra anche strano che la collega non abbia mai richiesto a questa sua anziana paziente un esame densitometrico e che quindi non conoscesse il rischio potenziale di frattura della stessa. La lettura dei vostri casi clinici, mi porta sempre più a pensare, ma sicuramente mi sbaglio, che il servizio delle medicina generale così come è impostato oggi NON serva a nulla. Massimo Bolognesi MMG_Cesena Spec.in Medicina Interna Spec.in Medicina dello Sport Dottore in Psicologia Clinica

Vuoi accedere a tutti i contenuti del sito e inviare commenti?
Se sei un utente registrato esegui ora il login oppure registrati gratuitamente»