La bucolica vita degli stagionali immigrati

Valeria Confalonieri
Occhio Clinico

Malattie osteomuscolari, dermatologiche, respiratorie, gastroenteriche sospettate in tre lavoratori immigrati su quattro, con riscontro di una malattia cronica in oltre il 70 per cento di loro. In un momento in cui vengono sollevate preoccupazioni rispetto alle possibilità di accesso alle strutture sanitarie da parte degli immigrati irregolari (vedi Occhio Clinico: Emendare il Testo unico sull’immigrazione: un atto inumano e pericoloso. http://www.occhioclinico.it/cms/?q=node/1172), questi sono alcuni dei dati sulle condizioni di salute degli stranieri lavoratori stagionali in Italia, presentati all’inizio di quest’anno da Medici senza frontiere (Msf).

I dati riportati dall’Organizzazione non governativa sono stati raccolti in un rapporto («Una stagione all’inferno. Rapporto sulle condizioni degli immigrati impiegati in agricoltura nelle regioni del Sud Italia». http://www.medicisenzafrontiere.it/msfinforma/comunicati_stampa.asp?id=1...),  L’indagine è stata condotta nell’arco di cinque mesi, da luglio a novembre del 2007, a distanza di tre anni dalla precedente, che era stata svolta nel 2004 su un campione di 770 persone («I frutti dell’ipocrisia. Storie di chi l’agricoltura la fa. Di nascosto»). http://www.medicisenzafrontiere.it/msfinforma/comunicati_stampa.asp?id=8...).

Con una clinica mobile, sono state effettuate visite ai lavoratori e raccolte informazioni su come erano organizzate la vita e l’attività lavorativa, raggiungendo un campione di oltre 643 immigrati visitati e 600 questionari raccolti. La maggior parte degli intervistati era irregolare (72%). Per quanto riguarda gli alloggi, nel 2007 il 65 per cento del campione viveva in costruzioni abbandonate, spesso in condizioni di sovraffollamento (contro il 40% del 2004); il 69% non usufruiva della luce elettrica (contro il 30% del 2004) e oltre il 90% non aveva riscaldamento. Oltre la metà dormiva sopra un cartone o un materasso e il 21% doveva dividere quest’ultimo con almeno  un’altra persona. L’accesso all’acqua corrente mancava al 64% degli interpellati (50% nel 2004).

La percentuale di impossibilità di accesso ai servizi igienici era del 62%, identica a quella che si riscontra in Africa, secondo l’Organizzazione mondiale della sanità, che ha segnalato, in prossimità della Giornata mondiale dell’acqua (22 marzo2008) i rischi di salute collegati a tali condizioni. (http://www.who.int/mediacentre/news/releases/2008/pr08/en/index.html).

Dal punto di vista strettamente medico, le visite effettuate grazie alla clinica mobile hanno posto il sospetto diagnostico di una patologia nel 72% dei casi; nel 73% delle persone controllate è stata riscontrata una malattia cronica, tra cui spiccano le patologie osteomuscolari, seguite da quelle dermatologiche, respiratorie, gastroenteriche, del cavo orale e infettive (in un intervallo fra il 15 e il 10 per cento). Il dato è sicuramente atipico, se si considera che viene rinvenuto in una popolazione con, in media, meno di 30 anni e che, nel 76% dei casi, al momento dell’arrivo in Italia, riferiva uno stato di salute buono.