Istituto Superiore di Sanità

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Ufficio Stampa: Le novità del Sito
Aggiornato: 36 settimane 6 giorni fa

Comunicati stampa - COMUNICATO STAMPA N°4/2018 La salute dalla A alla Z: www.ISSalute.it

Me, 28/02/2018 - 22:59
E' on line il primo portale istituzionale di informazione ai cittadini contro le bufale

Aperta al pubblico da oggi al Museo dell’ISS la mostra itinerante Mondovaccini

Nasce ISSalute, il primo portale istituzionale dedicato interamente al cittadino per informarsi, conoscere e scegliere. Fornisce una corretta informazione sulla salute scritta in un linguaggio chiaro, semplice e accessibile a tutti.

Il portale, di facile consultazione, è organizzato in quattro sezioni: La salute A-Z, Stili di Vita e Ambiente e Falsi miti e Bufale, alla quale si aggiunge una sezione News quotidianamente aggiornata dall’agenzia Ansa sui temi di attualità in medicina e ricerca.

All’indirizzo www.ISSalute.it gli esperti dell’Istituto Superiore di Sanità hanno realizzato per il cittadino una vera e propria enciclopedia della salute digitale e interattiva che, con oltre 1700 schede redatte sulle cause, i disturbi, le cure, la prevenzione delle malattie e 150 fake news smascherate che diventeranno in breve tempo oltre 400. Un sito, quotidianamente aggiornato, che offre ai visitatori una vera e propria bussola per orientarsi nel mare dell’informazione scientifica presente sul web.

Il portale, verrà presentato dal Presidente dell’Istituto Superiore di Sanità Walter Ricciardi insieme al giornalista e scrittore Piero Angela e al Ministro della Salute Beatrice Lorenzin nell’Aula Pocchiari dell’Istituto Superiore di Sanità. È possibile seguire l’evento in diretta streaming.

Il nostro portale nasce per spiegare ai cittadini il valore della ricerca e di tutta la conoscenza prodotta dall’ ISS e dall’intera comunità scientifica per renderla fruibile al maggior numero di persone possibile, senza discriminazione di reddito o di livello di alfabetizzazione. Scendiamo in campo contro le bufale online. Vogliamo offrire ai cittadini che sempre più spesso consultano il web per motivi di salute, trovando tutto e il contrario di tutto, un approdo sicuro, un punto di riferimento rigoroso e autorevole. - afferma Walter Ricciardi, Presidente dell’Istituto Superiore di Sanità - È un’informazione certificata all’origine perché prodotta negli stessi luoghi in cui si fa ricerca e si produce conoscenza scientifica e un contributo all’equità e alla sostenibilità del nostro sistema sanitario.

Il portale Issalute è stato costruito per fare in modo di promuovere nei cittadini scelte consapevoli e corrette in materia di salute perché coerenti con le evidenze scientifiche disponibili. Ma vuole essere anche uno strumento nelle mani dei cittadini perché possano diffondere e condividere i contenuti scientifici all’interno di canali disintermediati come blog e social network.

Secondo l’ultimo rapporto Censis ben un italiano su tre naviga in rete per ottenere informazioni sulla salute. Di questi, oltre il 90,4% effettua ricerche su specifiche patologie. Crescono i contatti dei quotidiani online (+2,6%) e degli altri portali web di informazione (+4,9%). In aumento la diffusione dei Social Network: a Facebook è iscritto il 50,3% dell'intera popolazione (il 77,4% dei giovani under 30), YouTube raggiunge il 42% di utenti (il 72,5% tra i giovani) e Twitter il 10,1%.

Il portale della conoscenza è un altro dei pilastri che l’ISS sta costruendo per la diffusione della cultura scientifica ai cittadini nel nostro Paese. Si aggiunge al Museo della Scienza inaugurato alla presenza del Presidente della Repubblica Mattarella lo scorso anno e dove proprio oggi diamo il via alla mostra itinerante Mondovaccini, un viaggio alla scoperta di questi farmaci e del loro immenso valore terapeutico nella storia. Un museo e una mostra - conclude Ricciardi - che fanno parte a pieno titolo di un’operazione culturale e di un’educazione scientifica alla quale un’istituzione che promuove la sanità pubblica non può sottrarsi. Leggi in allegato la descrizione della mostra Mondovaccini
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Primo Piano - ALLISS Numero 2 FEBBRAIO 2018

Me, 28/02/2018 - 22:59
ISS, 28 febbraio 2018

E' online la newsletter ALLISS dedicata al Portale ISSalute e presentata oggi dal Presidente Walter Ricciardi insieme al Ministro della Salute Beatrice Lorenzin e al giornalista e scrittore Piero Angela.
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Primo Piano - Malattie rare, ISS: 22 vincitori e 2 menzioni speciali dell’edizione del Concorso “Il Volo di Pegaso”

Me, 28/02/2018 - 22:59
Circa 250.000 malati censiti dall’ultimo aggiornamento del Registro, di cui 41.920 nuovi casi in due anni

Prevalgono le malattie del sangue e degli organi ematopoietici (15,3%)

ISS 27 febbraio 2018

Assegnati i riconoscimenti della X edizione del Concorso letterario, artistico e musicale Il Volo di Pegaso per la giuria presieduta da Gian Paolo Serino, realizzata con il patrocinio del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali (MIBACT), in collaborazione con l'Associazione senza scopo di lucro MatEr - Movie, Art, Technologies & Research e con la rivista di critica letteraria Satisfiction, gemellata con il Festival internazionale di cinema a tema malattie rare Uno sguardo raro.

Il registro, che censisce solo le malattie riconosciute dai LEA, ha ricevuto 250.116 segnalazioni raccolte fino al 31/12/2016, di cui 41920 riferibili al biennio 2015/16. In base all’ultimo aggiornamento le patologie con maggiore frequenza, in base alle categorie degli European Reference Networks, sono le malattie del sangue e degli organi ematopoietici (15,3%), seguite dalle malformazioni congenite (11,3%) e dalle malattie dell’occhio (11,1%).
Seguite da malattie neuromuscolari (8,9%) e malattie neurologiche (8,5%).

Indire un concorso artistico-letterario - dice Domenica Taruscio, direttore del Centro Nazionale Malattie Rare dell’ISS - ha rappresentato inizialmente per il CNMR una sfida impegnativa che si è confermata nel tempo, tra le attività di sensibilizzazione proposte, un valido strumento dal duplice obiettivo: fornire spazi espressivi a persone con malattie rare, loro familiari e professionisti sanitari coinvolti e promuovere la conoscenza del complesso mondo delle malattie rare attraverso molteplici canali, consolidando il legame tra narrazione, nelle sue diverse forme, e promozione alla salute.

Vedi in allegato l’elenco dei vincitori e le menzioni speciali
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Primo Piano - La vaccinazione in Italia dal 1900 ad oggi, milioni di casi e decine di migliaia di morti evitati

Me, 28/02/2018 - 22:59
ISS 16 febbraio 2018

Tra il 1900 e il 2015 le 10 vaccinazioni principali introdotte in Italia hanno evitato più di 4 milioni di casi di malattia e decine di migliaia di morti. E’ stato, infatti, appena pubblicato sulla rivista internazionale Vaccine l’articolo intitolato The impact of immunization programs on 10 vaccine preventable diseases in Italy: 1900-2015, a cura del Dipartimento Malattie Infettive dell’Istituto Superiore di Sanità. Lo studio ha valutato l’impatto dei vaccini, in termini di mortalità e morbosità, su 10 malattie infettive: difterite, tetano, poliomielite, epatite B, pertosse, morbillo, parotite, rosolia, varicella e meningococco.
Il razionale di questo studio è nato principalmente dalla discussione attuale sui vaccini. Infatti, il basso rischio percepito e la crescente preoccupazione per la loro sicurezza hanno portato ad una riduzione delle coperture vaccinali, con un aumento del rischio di focolai infettivi. Per questo, sono stati misurati in maniera scientifica i benefici apportati dai vaccini in Italia in un periodo di 115 anni. Di fatto la popolazione italiana sta discutendo sul tema - spiega Patrizio Pezzotti, l’autore principale - ma forse ha perso di vista la memoria della diffusione e della gravità di queste malattie. Lo studio, che è stato condotto nell’ambito di un progetto finanziato dal Ministero della Salute, è stato sviluppato al fine di fornire dei risultati fruibili sia dagli operatori sanitari che dai cittadini, affinché chiunque possa valutare quali siano stati gli effetti delle vaccinazioni. Nella ricerca i dati annuali di mortalità per causa e quelli di morbosità sono stati utilizzati per determinare l’andamento dei tassi di morbosità e mortalità prima e dopo l'introduzione di ogni singolo vaccino. Le analisi sono state effettuate utilizzando dei modelli statistico-matematici che hanno permesso di stimare i casi attesi in assenza di vaccinazione. Lo studio ha evidenziato che la vaccinazione nel corso del secolo scorso e nei primi 15 anni del nuovo millennio ha determinato un drastico calo della morbosità e della mortalità dovuta a queste malattie. Infatti, è stato stimato che più di 4 milioni di casi sono stati evitati dalla vaccinazione universale e che circa il 35% di questi ha riguardato i bambini nei primi anni di vita. La difterite è stata la malattia con il maggior numero di casi prevenuti, seguita da parotite, varicella e morbillo. È stato, inoltre, stimato che oltre 70.000 morti sono stati evitati dalla vaccinazione contro la difterite, il tetano e la poliomielite, le tre malattie infettive con i tassi di mortalità più elevati. Negli ultimi anni, a causa del calo delle coperture vaccinali molte di queste malattie sono riemerse in Europa, dal morbillo alla difterite,spiega Pezzotti.
I programmi di vaccinazione universale, conclude lo studio, rappresentano lo strumento di prevenzione più efficace contro le malattie infettive. I risultati di questo studio sono utili per rafforzare la fiducia dei cittadini nelle vaccinazioni.
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Primo Piano - TUMORI, NEL 2020 LE PERSONE VIVE DOPO UNA DIAGNOSI SARANNO IL +37% IN PIÙ RISPETTO AL 2010

Me, 28/02/2018 - 22:59
AVIANO (PN) 14 febbraio 2018 - Nel 2020 gli italiani che vivranno dopo aver affrontato una diagnosi di tumore, recente o lontana nel tempo, saranno 3,6 milioni, il 37% in più rispetto al 2010. Il dato è contenuto nello studio coordinato dall’Istituto Nazionale Tumori CRO di Aviano in collaborazione con Regione Veneto, Istituto Superiore di Sanità, Airtum e finanziato da AIRC che è parte del progetto Prevalenza e Guarigione dei Tumori in Italia. La ricerca, di grande interesse socio-epidemiologico, è stata pubblicata sull’ultimo numero della rivista internazionale «BMC Cancer».

«Le persone con precedente diagnosi di tumore erano il 4,6% di tutta la popolazione nel 2010 e saranno il 5,7% nel 2020 (un italiano su 17) - precisa Stefano Guzzinati, epidemiologo del Registro Tumori del Veneto e primo autore dello studio -1,9 milioni saranno donne, tra queste oltre 800 mila avranno affrontato una diagnosi di tumore della mammella, 230 mila un tumore del colon retto e 170 mila uno della tiroide. Un milione e 700 mila saranno gli uomini, un terzo avrà una diagnosi di tumori della prostata, 280 mila un tumore del colon retto e 255 mila uno della vescica». L’incremento di persone vive dopo una diagnosi tumorale è di circa il 3% l’anno, dovuto in gran parte all’invecchiamento della popolazione e al miglioramento della sopravvivenza dei pazienti oncologici.

Come evidenzia Luigino Dal Maso, epidemiologo del CRO di Aviano e coordinatore dello studio, «notiamo che non cambia molto il numero di diagnosi recenti (da meno di 2 anni) mentre l’aumento è molto forte per il numero di quanti hanno affrontato la malattia da lungo tempo: saranno quasi raddoppiati nel 2020 rispetto al 2010 le persone cui è stato diagnosticato un tumore da oltre 20 anni e saranno un quarto del totale quelli con diagnosi da oltre 15 anni. Consideriamo infine - conclude Dal Maso - che nel 2020, quasi 2/3 (il 64%) di queste persone, avrà avuto la diagnosi da oltre cinque anni, circa il 40% da oltre 10 anni e 24% da oltre 15 anni. Tra questi ultimi che potremmo definire ex-pazienti, quasi tutti avranno raggiunto un’attesa di vita simile a chi non ha affrontato una diagnosi neoplastica».

Dallo studio è altresì emerso che gli ultra 75enni sono particolarmente interessati da questo aumento: il 22% di tutti gli italiani in quella fascia di età sono pazienti o ex-pazienti. Lo studio si avvale di metodi statistici sviluppati dall’Istituto Superiore Sanità che sono diventati uno standard di riferimento nel panorama internazionale. «Stimare in modo accurato il carico sanitario oncologico nella sua interezza e complessità - sottolinea Roberta De Angelis, coautore e ricercatrice del Dipartimento di oncologia dell’Istituto Superiore di Sanità - è essenziale per rispondere alle sfide di equità, appropriatezza e sostenibilità cui è sottoposto il sistema sanitario nazionale».

«L’oncologia assorbe circa il 50% del budget della Sanità in tutti i Paesi industrializzati - commenta Diego Serraino, direttore della struttura di Epidemiologia Oncologica del CRO. Questo studio fornisce un ulteriore tassello utile agli epidemiologi e agli operatori di Sanità pubblica italiani. Ci auguriamo fornisca anche un contributo, basato su solide evidenze empiriche, al ripensamento in atto delle linee-guida per le visite di controllo e prevenzione da proporre molti anni dopo la malattia. Questo sarà funzionale all’organizzazione più efficiente dei servizi assistenziali indirizzati a molti pazienti e ai molti ormai ex-pazienti».

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Ufficio Stampa
IRCCS CRO Aviano
Istituto Nazionale Tumori
Massimo Boni
mboni@cro.it
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Primo Piano - Nanotecnologie, presentata oggi all’ISS nuova piattaforma nazionale per la sicurezza dell’uso

Me, 28/02/2018 - 22:59
ISS 14 febbraio 2018

Un punto di riferimento nazionale per capire e usare le nanotecnologie. Questo l’obiettivo della nuova piattaforma web realizzata dall’Istituto Superiore di Sanità e lanciata oggi nell’ambito della presentazione dei risultati finali del progetto RinnovareNano, finanziato su fondi della regione Lazio.
Nell’ambito del progetto, infatti, sono stati resi noti in questa piattaforma, accessibile al pubblico, tutte le informazioni aggiornate sulle normative per l’utilizzo delle nanotecnologie e sullo stato dell’arte delle conoscenze sulla loro tossicità.
Tra gli altri risultati anche le conclusioni degli studi in vivo, in vitro e in silico sulla tossicità di diversi nanomateriali già in uso in vari ambiti come quello cosmetico, farmaceutico, alimentare e biomedicale.
Tra gli obiettivi fondamentali della piattaforma c’è infatti quello di fornire informazioni chiare e validate scientificamente sulle tipologie di nanomateriali di maggiore interesse da parte della comunità scientifica ed industriale, e sulle procedure e metodi per un loro corretto utilizzo, in linea con i più recenti sviluppi del quadro normativo europeo ed internazionale.
La piattaforma, che rappresenta un vero e proprio network nazionale internazionale sulle nanotecnologie è un modello di collaborazione tra ricerca pubblica e privata progettato anche per favorire lo sviluppo economico attraverso l’accesso alle conoscenze da parte delle imprese regionali e nazionali.
Abbiamo messo a sistema le competenze presenti in ISS nella ricerca di base e applicata sul tema della salute pubblica e della normative relative all’uso delle nanotecnologie - dice Alessandro Alimonti, responsabile scientifico del progetto RinnovareNano -. Si auspica che il percorso virtuoso, iniziato con la regione Lazio, possa proseguire in futuro e confermare, così, il ruolo che il nostro Istituto ha nella salvaguardia della salute dei cittadini anche nell’ambito di uno sviluppo industriale sostenibile.
La piattaforma informativa realizzata anche in collaborazione con l’Associazione Italiana per la Ricerca Industriale (Airi) e attività sperimentali dedicate sono state condotte in riferimento all’impatto sulla salute dell’applicazione di nanomateriali di particolare interesse a livello commerciale. I settori applicativi presi in considerazione includono: chimico, chimico-farmaceutico, biomedicale, cosmetico, alimentare e chimica dei materiali.
Il tema dell’accesso e della condivisione delle conoscenze nella ricerca ed innovazione, la cosiddetta open-science e open-innovation - ha sottolineato il Vice Presidente di Airi, Sesto Viticoli - sono un fattore chiave per lo sviluppo di tecnologie abilitanti e pervasive quali le nanotecnologie. La piattaforma sviluppata da ISS è un passo importante in questa direzione.

www.nanotecnologie.iss.it

Cosa sono le nanotecnologie
Le nanotecnologie sono una delle sei tecnologie abilitanti (Key Enabling Technologies) considerate fondamentali per lo sviluppo industriale europeo nel breve-medio termine, con applicazioni rilevanti in settori chiave per l’industria nazionale e regionale, quali chimico, chimico-farmaceutico, biomedicale, cosmetico, alimentare. Le imprese e gli altri attori della Ricerca ed Innovazione possono trarre grandi benefici e aumentare la competitività attraverso l’utilizzo delle nanotecnologie. Un utilizzo efficace e sicuro delle nanotecnologie è tuttavia strettamente collegato all’accesso allo stato dell’arte delle conoscenze ed alla capacità di prevedere e gestire i requisiti di sicurezza e normativi ad esse collegate. L’ISS ha sviluppato da diversi anni competenze e strumenti specifici su questi aspetti, in collaborazione con le principali istituzioni scientifiche e agenzie europee ed internazionali.
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Primo Piano - Telemedicina, primo progetto di collaborazione tra ISS e Azienda santaria

Me, 28/02/2018 - 22:59
ISS, 8 febbraio 2018



Presentato oggi ad Arezzo il Progetto aziendale della Telemedicina per assistenza territoriale e ospedaliera (Assis.T.O.). E’ la prima convenzione a livello nazionale tra il Centro Nazionale per la Telemedicina e Nuove Tecnologie Assistenziali dell’Istituto Superiore di Sanità e una Asl, l’Azienda USL Toscana Sud Est. Obiettivo principale è realizzare un nuovo sistema che consenta, con l’uso di tecnologie digitali e di telecomunicazioni, di facilitare e coordinare le attività diagnostiche, terapeutiche ed assistenziali nei differenti presidi ospedalieri e nelle strutture sanitarie territoriali della Asl fino anche al domicilio dei pazienti.

Hanno presentato il progetto il direttore del Centro Nazionale per la Telemedicina e Nuove Tecnologie Assistenziali, Francesco Gabbrielli, il direttore generale e quello sanitario della Asl Toscana sud est, Enrico Desideri e Simona Dei, e Mauro Caliani, direttore UOC Pianificazione innovazione tecnologica e sviluppo reti abilitanti. Con questo accordo vogliamo mettere a punto un modello che faccia da apripista per altre Aziende Sanitarie, che sia a servizio dell’ottimizzazione dei precorsi diagnostici e terapeutici - spiega Gabbrielli - in modo da utilizzare le risorse offerte delle nuove tecnologie per garantire la condivisione di informazioni, la possibilità di ottenere le migliori competenze multiple. Un altro obiettivo è mettere a punto una banca dati che costituisca la memoria del percorso di ogni singolo paziente alleggerendolo anche dal peso di dover presentare certificati e resoconti dello stato di salute. Si tratta di creare una rete per lavorare con dati esatti e aggiornati per evitare di ripetere esami e avere gli elementi per diagnosi e terapie più precise con minore spreco economico ma soprattutto maggiori risultati di salute.



Il progetto prenderà il via con l’individuazione di due presidi ospedalieri che faranno da “apripista” e avrà una durata di 18 mesi. Saranno attivati in prima istanza quei servizi più rilevanti per la popolazione:
- Teleconsulto diagnostico specialistico: richiesta in tempo reale, o differito secondo i casi, di un consulto diagnostico specialistico a distanza;
- Telerefertazione di esami strumentali: individuazione di esami strumentali eseguiti nei presidi periferici che necessitano di esperienze specifiche per l’ interpretazione diagnostica;
- Televisita: svolgere in equipe multidisciplinare la visita medica utilizzando le metodiche di telepresenza;
- Telemonitoraggio del trattamento: particolari trattamenti condotti e sorvegliati da esperti specialisti potranno essere eseguiti in Telemedicina anche nei presidi periferici.
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Comunicati stampa - CS N°3/2018 Nel 2017 raccolti quasi 830mila chili di plasma per farmaci salvavita In aumento dell’1,8%, raggiunti e superati obiettivi del Programma Nazionale

Me, 28/02/2018 - 22:59
ISS, 26 gennaio 2018

E’ aumentato nel 2017 il plasma messo a disposizione delle industrie per la produzione di farmaci fondamentali per una serie di patologie, dall’emofilia ad alcune immunodeficienze. Grazie ai donatori è stato possibile raccogliere quasi 830mila chili di plasma, con un aumento dell’1,8% rispetto al 2016, superiore a quanto previsto dal Programma Nazionale Plasma e Medicinali Plasmaderivati e prescritto dal Programma annuale di Autosufficienza. Lo affermano i dati diffusi dal Centro Nazionale Sangue - Istituto Superiore di Sanità, secondo cui rispetto a un obiettivo prefissato dal programma di circa 816.000 kg, sono stati invece raccolti, nell’anno appena terminato, 11.000 kg in più.

Tutte le Regioni, spiega il Cns, hanno raggiunto almeno l’80% della raccolta prevista dal piano, che delinea le quantità necessarie a raggiungere importanti livelli di autosufficienza nel quinquennio 2016-2020. In termini assoluti è la Lombardia quella che ha conferito più plasma, quasi 154mila chilogrammi, seguita dall’Emilia-Romagna. Se si considerano invece i quantitativi rapportati alla popolazione Marche e Friuli-Venezia Giulia sono le regioni che registrano le raccolte più significative, oltre 20 chili ogni mille abitanti.

I medicinali plasmaderivati sono specialità farmaceutiche che rivestono un ruolo chiave, e talora non sostituibile, nel trattamento di molte condizioni cliniche acute e croniche - spiega il direttore del CNS Giancarlo Maria Liumbruno -. A livello internazionale si assiste ad un incremento del loro utilizzo, motivato principalmente dall’invecchiamento della popolazione, dall’identificazione di nuove indicazioni terapeutiche e dall’aumento delle diagnosi e dei nuovi bisogni espressi da Paesi con economie emergenti. È un importante successo per tutta la rete trasfusionale centrare e addirittura superare gli obiettivi del Programma di Autosufficienza che è molto complesso, e non si limita a delineare le strategie per il semplice incremento della raccolta di plasma ma che persegue anche l’appropriatezza e l’uso razionale dei medicinali plasmaderivati.

Il plasma, ricorda Liumbruno, non viene venduto alle industrie ma ceduto in conto-lavoro, rimanendo quindi sempre di proprietà delle Regioni. Grazie alla raccolta è stato possibile anche nel 2017 aiutare anche i pazienti di paesi stranieri, dall’Armenia all’Afghanistan, donando una parte delle eccedenze.Il plasma - sottolinea il direttore del CNS -, è una risorsa frutto delle donazioni volontarie, periodiche, responsabili, anonime e gratuite del sangue e dei suoi componenti di cui sono protagonisti oltre 1 milione e 700 mila donatori aderenti alle Associazioni e Federazioni dei donatori di sangue presenti nel Paese. Anche al senso di solidarietà di questi cittadini che contribuiscono all’evoluzione dell’efficienza della rete con la loro generosità va il nostro grazie.

Sul sito italiaplasma.it un’iniziativa promossa dal Centro Nazionale Sangue in collaborazione con le Associazioni e Federazioni nazionali di donatori volontari di sangue, è possibile trovare infografiche e dati sulla donazione di plasma.
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Primo Piano - Influenza stagionale 2017-2018: su FluNews-Italia il punto della situazione

Me, 28/02/2018 - 22:59
ISS 25 gennaio 2018

L’attività influenzale della settimana 3/2018 è in lieve flessione rispetto alla settimana precedente (2/2018) ma rimane comunque elevata. Tutte le Regioni continuano a segnalare una attività influenzale diffusa e il numero di quelle che riportano attività molto alta (soprattutto nei bambini tra 0 e 14 anni di età) rimane stabile.

È quanto emerge dall’ultimo numero di FluNews-Italia (il rapporto della sorveglianza integrata dell’influenza) che si presenta da oggi con una nuova sezione in evidenza riassuntiva della situazione della settimana in corso. I dati mettono in evidenza che quanto osservato durante il picco della stagione 2004-2005, una stagione in cui l’attività influenzale è stata elevata, è molto simile alla stagione in corso.

Anche il numero di casi gravi e severi confermati per influenza e ricoverati in terapia intensiva (che vengono raccolti a partire dalla stagione 2009/2010) è elevato e superiore ai numeri riportati durante la stagione 2014-2015. In totale sono 7 casi gravi di influenza confermata segnalati in donne gravide. Vengono inoltre riportati 267 morti per tutte le cause rispetto ai 247 attesi. Nel complesso sono dominanti i ceppi di tipo B, mentre nell’ambito dei virus A prevalgono i ceppi A/H1N1pdm09.

L’attività influenzale continuerà probabilmente ancora per diverse settimane. Per approfondire consulta la pagina di Epicentro dedicata a FluNews-Italia.
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Primo Piano - Tubercolosi: studio ISS individua uno dei meccanismi con cui il micobatterio neutralizza le difese immunitarie

Me, 28/02/2018 - 22:59
Pubblicata su Plos Pathogens, la ricerca getta basi per nuovi approcci terapeutici contro la malattia

ISS 20 gennaio 2018

Un gruppo di ricercatori dell’ISS ha pubblicato sulla rivista Plos Pathogens uno studio in cui è stato individuato un nuovo meccanismo attraverso cui il Mycobacterium tuberculosis (Mtb) è in grado di sfuggire al sistema immunitario. In particolare, è emerso che una piccola molecola di RNA non codificante - miR-155 - blocca l’espressione di ATG3, una proteina importante per la distruzione del Mtb da parte della cellula infetta. Questa proteina è, infatti, coinvolta in un processo cellulare chiamato autofagia che ha il compito di degradare e distruggere microrganismi patogeni oltre a organelli intracellulari danneggiati. L’induzione di miR-155 nella cellula infettata da Mtb, bloccando l’autofagia, non consente l’attivazione di una corretta risposta immunitaria e, quindi, l’eliminazione del micobatterio. Tali risultati confermano studi precedenti pubblicati sempre dal gruppo di Eliana M. Coccia, primo ricercatore del reparto di Immunologia del Dipartimento di Malattie Infettive (ISS), secondo cui Mtb sovverte la risposta immunitaria bloccando l’autofagia e quindi la sua degradazione.
Aver dimostrato che piccole molecole di RNA come miR-155 siano in grado di alterare profondamente la risposta contro questo patogeno apre la strada a nuove strategie terapeutiche mirate a potenziare il processo autofagico - spiega Eliana M. Coccia.
La ricerca nasce come progetto multicentrico che coinvolge come capofila l’ISS oltre al team di Gian Maria Fimia presso l’Istituto Nazionale Malattie Infettive Lazzaro Spallanzani ed il gruppo di Riccardo Manganelli presso l’Università di Padova. Questo studio, oltre a descrivere un nuovo meccanismo alla base della malattia, suggerisce l’utilizzo di molecole antagoniste del miR-155 (antagomiR-155) come approccio terapeutico innovativo per “riparare” il processo autofagico nelle cellule infette.
Una possibile strategia anti-tubercolare basata sull’antagomiR-155 - aggiunge infatti Marilena P. Etna, giovane ricercatrice del team ISS - rientrerebbe inoltre tra gli approcci ‘host-directed’, che hanno come vantaggio quello di intervenire su un meccanismo cellulare dell’ospite e non direttamente su Mtb, rendendo così il patogeno incapace di sviluppare una resistenza verso tale terapia.
[quoteNon è pertanto inverosimile immaginarsi che, in un futuro non troppo lontano, le terapie basate su antagomiR, già sperimentate in campo oncologico e per alcune malattie croniche, possano rappresentare una nuova soluzione anche per la lotta contro questo batterio magari in combinazione con le attuali terapie antibiotiche, conclude Eliana M. Coccia.

Questo studio è stato possibile grazie ai finanziamenti del Ministero della Salute (RF-2010-235199).

PLoS Pathog

PLoS Pathog. 2018 Jan 4;14(1):e1006790. doi: 10.1371/journal.ppat.1006790. Epub ahead of print
Mycobacterium tuberculosis-induced miR-155 subverts autophagy by targeting ATG3 in human dendritic cells.
Etna MP1, Sinigaglia A2, Grassi A3,4, Giacomini E1, Romagnoli A5, Pardini M1, Severa M1, Cruciani M1, Rizzo F1, Anastasiadou E6, Di Camillo B3, Barzon L2, Fimia GM5,7, Manganelli R2, Coccia EM1.

1. Dipartimento Malattie Infettive, Istituto Superiore di Sanità, Roma, Italia
2. Dipartimento di Medicina Molecolare, Univeristà di Padova, Padova, Italia
3. Dipartimento di Ingegneria dell’Informazione, Università di Padova, Padova, Italia
4. Dipartimento di Scienze Chirurgiche, Oncologiche e Gastroenterologiche, Univeristà di Padova, Padova, Italia
5. Istituto Nazionale Malattie Infettive “Lazzaro Spallanzani, Padova, Italia
6. Dipartimento di Patologia, Harvard Medical School, Boston, Stati Uniti d’America
7. Dipartimento di Scienze e Tecnologie Biologiche ed Ambientali, Università del Salento, Lecce, Italia
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Primo Piano - Influenza stagionale: i dati della sorveglianza virologica

Ma, 27/02/2018 - 22:50
ISS 18 gennaio 2018

Il bollettino settimanale FluNews, il rapporto che integra i risultati di differenti sistemi di sorveglianza dell’influenza si arricchisce di una nuova fonte. A quelle già presenti (casi gravi, Sismg, InfluWeb e InfluNet-Epi) si aggiunge ora anche InfluNet-Vir, il sistema di sorveglianza virologico dell’influenza in Italia. Dai dati emerge nel complesso, una dominanza dei ceppi di tipo B, mentre nell’ambito dei virus A prevalgono i ceppi H1N1pdm09.

Consulta la pagina dedicata a FluNews.

Per saperne di più consulta Epicentro, Flunews, aggiornamenti
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Primo Piano - NOTA STAMPA ISS - Vaccinazione antinfluenzale non è in cantiere alcun nuovo piano vaccinale

Ma, 27/02/2018 - 22:50
ISS, 5 gennaio 2018

Rispetto a quanto scritto sulla Stampa si precisa che non esiste nessun Piano del governo per l’offerta gratuita della vaccinazione antinfluenzale ai bambini sani in Italia.

Da anni l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ed il Centro per il controllo delle malattie europeo (ECDC) hanno introdotto la raccomandazione per la vaccinazione sia per motivi epidemiologici (protezione della comunità) che economici (complicanze, uso improprio di antibiotici e ingolfamento dei pronto Soccorso), oltre che nelle categorie di rischio, anche dei bambini sani tra i 6 - 59 mesi e che pertanto il Ministero della Salute insieme all’Istituto Superiore di Sanità e alle Regioni sta esplorando l’opportunità, ma al momento attuale non esiste nessun Piano.

Inoltre, si sottolinea, che la vaccinazione antinfluenzale è già offerta gratuitamente e raccomandata a tutti i bambini dai 6 mesi di età che presentano una condizione di rischio.
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Comunicati stampa - CS N°1/2018 Decesso bimba Capena, la lunga copertura antibiotica ha reso inutilizzabili i campioni per l’identificazione dei batteri responsabili della morte per gravissima insufficienza multiorganica

Lu, 26/02/2018 - 21:32
ISS, 4 gennaio 2018

Relativamente al decesso della bimba di Capena di tre anni avvenuta la mattina del 25 dicembre scorso, le analisi effettuate dall’Istituto Superiore di Sanità e i risultati dell’autopsia eseguita presso il Policlinico Universitario A. Gemelli, dove la piccola era stata ricoverata in condizioni critiche nella Terapia Intensiva Pediatrica al mattino del 24 dicembre, confermano che la morte è compatibile con una gravissima insufficienza multiorganica associata a possibile coinfezione batterica e virale. Tuttavia non è stato possibile, neanche dopo numerosi e differenti tentativi, identificare il batterio responsabile della sepsi diffusa, che ha contribuito a determinare la morte della bambina: questo risultato riflette la concomitante necessitata somministrazione di antibiotici.

La profilassi, somministrata a scopo cautelativo, ha garantito la sicurezza della comunità.
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Primo Piano - Artroprotesi: in 15 anni l’intervento alla spalla è aumentato di 5 volte, raddoppiato quello al ginocchio

Gi, 15/02/2018 - 14:07
In aumento tutti gli interventi soprattutto per le donne tra i 65 e i 74 anni. Ecco i dati del registro dell’ISS

ISS 21 dicembre 2017

E’ in costante aumento in Italia il numero di impianti di protesi ortopediche. Più che raddoppiato in 15 anni il numero di interventi sul ginocchio e quintuplicato il numero di quelli sulla spalla. L’anca resta ancora l’articolazione più operata (56,3%) seguita da ginocchio (38,6%), spalla (3,9%), caviglia (0,3%) e altre articolazioni (0,9%). Un volume di interventi importante: 181.738 nel 2015 con un impatto sul Fondo sanitario, per il solo intervento chirurgico, stimabile intorno al 1,5%. Nel nostro Paese sono 764 le strutture che effettuano interventi primari di sostituzione totale di anca, 754 quelle attive per gli interventi primari sul ginocchio. L’artrosi la diagnosi più frequente: ne soffre il 63% dei pazienti operati all’anca e il 95% di quelli operati al ginocchio; nel 30% dei casi si impianta una protesi di anca per trattare una frattura del collo del femore. Le infezioni hanno riguardato il 7,7% degli interventi di revisione di anca e il 27,1% di quelli di ginocchio. Negli interventi di elezione è prevalente l’utilizzo di protesi di ginocchio cementate (61,4%) e di protesi di anca non cementate (82,7%); in queste ultime prevale l’utilizzo delle teste in ceramica accoppiate con inserti in polietilene. Questi i risultati scaturiti dal Quarto Report del RIAP dal titolo Potenziare la qualità dei dati per migliorare la sicurezza dei pazienti, in seguito alle analisi svolte sui dati nazionali delle Schede di Dimissione Ospedaliera (SDO) dell’anno 2015 (anca, ginocchio e spalla e, per la prima volta, caviglia) e sui dati raccolti dal RIAP nelle 11 regioni e nelle due provincie autonome partecipanti nel 2016, circa 60.000 interventi di anca e di ginocchio che rappresentano il 34% del volume nazionale.

L’esperienza RIAP ha mostrato chiaramente che il traguardo della copertura nazionale potrà essere raggiunto solo con l’adozione di provvedimenti che sanciscano l’obbligatorietà della registrazione. La pubblicazione del DPCM 3/3/2017 sui Registri è un grande passo avanti in questa direzione e l’obiettivo di arrivare a raccogliere i dati sull’intero territorio nazionale è più vicino. Ben 27 dei 31 sistemi di sorveglianza e tre dei 15 registri nazionali individuati dal DPCM, tra i quali il Registro delle protesi impiantabili che ricomprende anche il Registro Italiano ArtroProtesi, sono istituiti presso l’Istituto Superiore di Sanità - dice Walter Ricciardi, Presidente dell’ISS - un traguardo che rappresenta un passaggio epocale per le responsabilità che ci vengono affidate per garantire al Paese un sistema informativo sanitario adeguato, stabile e di qualità. Il provvedimento rafforza il ruolo del nostro Istituto per la sanità pubblica, sia nazionale che internazionale, e costituisce contemporaneamente il coronamento del lavoro di molti anni, oltre che un essenziale punto di partenza per la stesura dei Regolamenti necessari a rendere operativa la volontà del legislatore. E sono proprio implementare un sistema di monitoraggio che copra tutto il territorio italiano, sostenere l'offerta delle migliori cure per i pazienti e tutelare la loro sicurezza gli obiettivi del Registro Italiano ArtroProtesi (RIAP) che, avviato 10 anni fa su mandato del Ministero della Salute, rappresenta oggi una estesa rete di stakeholder che collaborano per creare una raccolta dati nazionale efficiente e di qualità. Anche quest’anno abbiamo voluto insistere sulla necessità di rendere disponibili dati di qualità - dice Marina Torre responsabile del RIAP - . L’obiettivo del Registro è tutelare la sicurezza dei pazienti e per raggiungerlo non possiamo quindi prescindere dall’avviare un percorso che analizzi la qualità dei dati raccolti.

Dal Report, distribuito in occasione della X Conferenza Nazionale dei Dispositivi Medici, risulta inoltre che il 46% delle strutture (quindi quasi la metà) che operano l’anca e il 53% di quelle che operano il ginocchio effettuano meno di 50 interventi di artroprotesi l’anno, un numero al di sotto del quale è più probabile che si verifichino delle complicanze dopo l’operazione. Un altro dato interessante riguarda il genere: le donne si operano di più degli uomini, sia di anca che di ginocchio che di spalla, ma mediamente in età più avanzata anche se, per entrambi i sessi, il picco si ha nella fascia 65-74. Il contrario accade per la caviglia, per la quale il numero maggiore di interventi è effettuato sugli uomini e l’età è più bassa per entrambi i sessi: meno di 45 gli uomini, 55-64 le donne. Confermato il dato dell’anno precedente sulla mobilità interregionale per gli interventi di anca, ginocchio e spalla: un fenomeno che interessa tutte le regioni e che mostra valori maggiori degli indici di attrazione al Nord e di quelli di fuga al Sud a conferma della propensione degli italiani ad essere operati in regioni diverse da quella di residenza secondo una direttrice dal Sud al Nord. Per la caviglia, invece, la casistica è numericamente contenuta e gli interventi sono prevalentemente effettuati in tre regioni: Lombardia, Emilia-Romagna, e Veneto.
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Comunicati stampa - CS N°58/2017 SCIENZA SENZA FRONTIERE, I GIOVANI MIGRANTI INCONTRANO I RICERCATORI NEL MUSEO DELL’ISS

Me, 14/02/2018 - 13:50
ISS, 19 dicembre 2017

Una lezione sulle radici comuni della cultura scientifica aprirà la cerimonia inaugurale del ciclo di incontri sulla prevenzione e la tutela della salute

Porte aperte al Museo dell’Iss ai giovani migranti per conoscersi e imparare a custodire la propria salute. I giovani saranno accolti dal Presidente Walter Ricciardi giovedì 21 dicembre al Museo dell’ISS dove il giornalista Pietro Greco parlerà delle radici ellenistiche e arabe della cultura scientifica. I ragazzi saranno poi guidati verso l’esplorazione dei contenuti del museo per mostrare loro il percorso compiuto per la tutela della salute pubblica e di alcuni pezzi di storia della ricerca scientifica italiana ed europea.

Prevenzione dei rischi alimentari, diritto alla salute, vaccinazioni e prevenzione delle malattie trasmissibili, l’uso delle droghe e l’abuso dell’alcol, sono alcuni dei temi che i ricercatori dell’Istituto Superiore di Sanità affronteranno con i giovani migranti su richiesta dei Centri di Accoglienza Straordinari (CAS) Codirossoni, Casilina 1 e Casilina 2. Gli incontri con i ricercatori dell’ISS hanno lo scopo di favorire un dialogo con i giovani migranti finalizzato all’acquisizione di elementi conoscitivi utili per la tutela della propria salute e di quella dell’intera collettività.

Per circa due mesi, a partire da metà gennaio, gli ospiti del Centro incontreranno oltre venti esperti che affronteranno con loro dieci temi di salute e sanità e discuteranno con loro di stili di vita salutari e prevenzione. Il ciclo di incontri, di cui alleghiamo il programma, che inizierà il dieci gennaio è stato organizzato con gli insegnanti di italiano dei centri di accoglienza e, grazie ad alcuni glossari preparati dai ricercatori sui temi che affronteranno, diventeranno oggetto di esercitazione linguistica e, contemporaneamente, di empowerment sui temi della salute. Con i giovani sarà inoltre realizzato un laboratorio didattico la cui attività guidata proseguirà nella loro aula scolastica con la produzione autonoma di poster sugli argomenti trattati, in modo da poter organizzare creativamente le conoscenze acquisite e trasmetterle agli ospiti di quella e di altre comunità.
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Comunicati stampa - CS N°57/2017. Centro Nazionale Sangue, nessun evidenza uso plasmaferesi per rimozione Pfas Eventualità non inclusa nelle più recenti linee guida

Ma, 13/02/2018 - 13:29
ISS, 13 dicembre 2017

Non ci sono consolidate evidenze scientifiche sull’uso della plasmaferesi per la rimozione dei Pfas dal sangue. Lo precisa il Centro Nazionale Sangue - Istituto Superiore di Sanità in merito all’interrogazione parlamentare sull’uso di questa tecnica in Veneto.

“Si premette che la plasmaferesi terapeutica è uno strumento non selettivo di rimozione dal plasma di diverse sostanze - precisa il CNS. Recenti linee guida (American Society for Apheresis, 2016) sull’impiego dell’aferesi terapeutica nella pratica clinica non includono specificamente la rimozione dei suddetti contaminanti, o simili, tra le indicazioni basate su (consolidate) evidenze scientifiche. Inoltre la sopra citata linea guida attribuisce un livello debole di raccomandazione all’impiego della plasmaferesi terapeutica per il trattamento degli avvelenamenti o per la rimozione delle sostanze tossiche dal plasma.

L’uso della tecnica, che si ricorda è invasiva, è quindi da considerarsi sperimentale e al momento non è supportata da adeguate evidenze scientifiche”.
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Comunicati stampa - CS CONGIUNTO n° 58a/2017 CNS – SIMTI - CIVIS: Pfas, improprio paragonare plasmaferesi per donazione e per terapia

Gi, 08/02/2018 - 10:17
Uso tecnica per rimozione inquinanti chimici non ha solide basi scientifiche

ISS 18 dicembre 2017

La donazione di plasma attraverso procedure aferetiche (plasmaferesi produttiva) è assolutamente sicura e non invasiva. Paragonare la plasmaferesi con finalità terapeutica, utilizzata in regione Veneto per la rimozione dal sangue di sostanze perfluoroalchiliche (Pfas e Pfoa), a quella che si impiega ogni giorno, in centinaia di donatori per le donazioni di plasma, è decisamente fuori luogo e rischia di generare equivoci. La donazione di plasma è, infatti, assolutamente sicura, non invasiva e fondamentale per la salute di migliaia di pazienti. Lo sottolineano in una nota congiunta il Centro Nazionale Sangue, la Società Italiana di Medicina Trasfusionale e Immunoematologia (Simti) e il Civis, il Comitato Interassociativo del Volontariato Italiano del Sangue (AVIS, CRI, FIDAS e FRATRES), ribadendo che non ci sono solide evidenze scientifiche a supporto della modalità scelta dai sanitari veneti.

Non appare corretto paragonare procedure con profili di invasività e anche di sicurezza assai difficilmente correlabili - sottolinea Giancarlo Maria Liumbruno, direttore del CNS -. Plasmaferesi terapeutica e donazione di plasma mediante aferesi hanno finalità e modalità tecniche di esecuzione totalmente diverse e quindi non sono raffrontabili.
La plasmaferesi utilizzata per la donazione di plasma è una procedura definita dal DM Salute del 2 novembre 2015, sulla base di robuste evidenze scientifiche che garantiscono la sicurezza del donatore. Tale decreto recepisce anche le raccomandazioni fornite dall’Organizzazione Mondiale della Sanità e da altri Organismi Istituzionali europei ed internazionali. Il provvedimento definisce i requisiti fisici per l'accettazione del donatore di sangue intero e di emocomponenti mediante aferesi, gli intervalli di donazione per l'accettazione del candidato donatore di sangue intero e di emocomponenti mediante aferesi nonché le modalità per la raccolta degli stessi e i volumi di plasma e di emocomponenti che possono essere donati.

Nel caso delle procedure di plasmaferesi terapeutica utilizzate in regione Veneto la finalità è quella di separare la componente liquida del sangue (il plasma) dalla componente cellulare rimuovendo così sostanze presenti nel plasma stesso, che viene sostituito da liquidi che servono per mantenere, a un livello normale, il volume totale del sangue circolante (volemia). Voler identificare come analoghe queste due procedure molto diverse - afferma il portavoce pro tempore CIVIS Sergio Ballestracci - rischia di mettere in dubbio la sicurezza della donazione volontaria e responsabile del plasma, associandola a tecniche terapeutiche e invasive.
I protocolli di trattamento aferetico variano a seconda delle indicazioni e possono prevedere diverse sedute a seconda delle condizioni del paziente e della risposta alla terapia. A tal riguardo, le più recenti linee guida sull’impiego dell’aferesi terapeutica nella pratica clinica (Schwartz J, et al. Guidelines on the Use of Therapeutic Apheresis in Clinical Practice-Evidence-Based Approach from the Writing Committee of the American Society for Apheresis: The Seventh Special Issue. J Clin Apher. 2016 Jun;31(3):149-62) riportano un totale di 179 potenziali indicazioni cliniche delle procedure di aferesi terapeutica con differenti gradi di evidenza scientifica e forza di raccomandazione e non includono specificamente la rimozione dei suddetti contaminanti tra le indicazioni all’uso della plasmaferesi terapeutica basate su consolidate evidenze scientifiche.

In particolare - spiega il presidente SIMTI Pierluigi Berti - all’utilizzo di protocolli su procedure di scambio plasmatico terapeutico, in caso di avvelenamento da sostanze chimiche o da farmaci che si legano a proteine plasmatiche, è attribuito un livello di evidenza molto basso. É il caso di sottolineare, inoltre, come la procedura di scambio plasmatico terapeutico sia una procedura non esente da potenziali effetti collaterali, soprattutto se paragonata alla donazione mediante aferesi produttiva, anche in considerazione del diverso volume di plasma raccolto, che può raggiungere o superare l’intero volume di plasma del paziente ed è di almeno 4-5 volte superiore al volume di plasma donato dai donatori in una singola procedura di donazione.

ALCUNE CIFRE SULLA DONAZIONE DI PLASMA

Il plasma è una risorsa strategica per il Servizio Sanitario Nazionale - aggiunge Liumbruno - perché i farmaci plasmaderivati esercitano un ruolo chiave, e talora non sostituibile, nel trattamento di molte condizioni cliniche acute e croniche. Nel 2016 le Regioni e Province Autonome italiane hanno conferito al frazionamento industriale oltre 800 mila chilogrammi di plasma raccolto dalla Rete Trasfusionale nazionale per la produzione di medicinali plasmaderivati. Il Centro Nazionale Sangue, le Associazioni e Federazioni dei Donatori e le Società scientifiche interessate sono impegnate per aumentare la consapevolezza dei cittadini sull'importanza di questa donazione in considerazione del fatto che, secondo il Piano Nazionale Plasma, in cinque anni la raccolta dovrà aumentare dell’11% per garantire l'autosufficienza nazionale. In Italia, il grado di sicurezza della raccolta di emocomponenti, ivi compresa la raccolta selettiva di plasma (plasmaferesi produttiva) ha raggiunto, da molti anni, livelli estremamente elevati, come ampiamente dimostrato dal sistema di sorveglianza nazionale coordinato dal Centro Nazionale Sangue.

Il direttore del CNS Giancarlo Maria Liumbruno
Il presidente SIMTI Pierluigi Berti
Il portavoce CIVIS Sergio Ballestracci
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Primo Piano - Comunicare al paziente la diagnosi di SLA: ecco il manuale dell’ISS per gli operatori

Ve, 26/01/2018 - 02:19
ISS 18 dicembre 2017

Comunicare al paziente la diagnosi di Sclerosi Laterale Amiotrofica, informare i familiari sulla malattia e sul percorso terapeutico, tenere conto nel linguaggio, delle emozioni, dei tempi, della cultura e del desiderio di sapere della persona con SLA, stabilire una relazione di fiducia col paziente e i familiari. Con questi obiettivi l’Istituto Superiore di Sanità ha redatto il Manuale di valutazione della comunicazione in ambito di assistenza alle persone con Sclerosi Laterale Amiotrofica realizzato dal Gruppo CARE (Comunicazione, Accoglienza, Rispetto empatia) SLA e dal Dipartimento Neuroscienze dell’ISS.
Il Manuale è il frutto di un lungo lavoro di un gruppo multidisciplinare e si pone l’obiettivo di migliorare la qualità delle relazioni tra gli operatori professionali e chi si prende cura delle persone con SLA, familiari e caregiver, durante l’intero corso della malattia in particolare nei momenti della comunicazione della diagnosi e prognosi, delle scelte di fine vita e dell’elaborazione del lutto con i familiari. La SLA è una patologia lunga e dolorosa e richiede abilità comunicative e competenze relazionali durante tutto l’arco della malattia. Per le sue caratteristiche, l’assistenza alle persone con SLA passa per un approccio centrato sul “prendersi cura” della persona malata e dei suoi bisogni e diritti, compresi quelli dei familiari e delle persone che le stanno a fianco. La progressiva perdita dell’autonomia, infatti, rende necessario programmare interventi di supporto, anche con l’impiego di tecnologie avanzate, che permettano alla persona con SLA non solo di muoversi (ausili per la mobilità) e di poter comunicare sentimenti e bisogni (comunicazione aumentativa alternativa), ma anche di garantire funzioni vitali quali la respirazione e la deglutizione.
La persona con SLA nel suo percorso di malattia è pertanto chiamata continuamente a fare scelte terapeutiche che necessitano di una consapevolezza che solo una comunicazione adeguata, veritiera, completa e personalizzata può facilitare. Per stabilire una buona comunicazione e relazione tra paziente e personale sanitario è importante porre al centro il sistema di valori del paziente e non soltanto il suo stato fisico: anche se una persona non è più autosufficiente, conserva la sua storia, i suoi sentimenti, le sue preferenze. La lettura del testo, svolta in équipe, intende stimolare l’autovalutazione e la maggiore consapevolezza dei punti di forza e debolezza della comunicazione, favorendo momenti di scambio e confronto proprio a partire dalle diversità di opinioni e dalle diverse competenze professionali. Il Manuale vuole aiutare l’operatore sanitario e socio-sanitario ad aumentare la possibilità di comunicare in modo efficace, ma anche di creare alleanze terapeutiche utili a modificare o consolidare comportamenti di salute.
I principali temi analizzati riguardano i diversi aspetti della comunicazione al malato e ai familiari in tutte le fasi di malattia:
- diagnosi, prognosi e piano terapeutico;
- esami diagnostici ed esecuzione delle terapie;
- aspetti genetici;
- problematiche deglutitorie e respiratorie;
- comunicazione nell’uso degli ausili;
- comunicazione nella continuità assistenziale e lavoro di équipe;
- comunicazione nelle scelte di fine vita, consenso informato, cure palliative, lutto.
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Primo Piano - Tubercolosi: da studio ISS test per diagnosticare TBC direttamente dalle urine

Gi, 25/01/2018 - 01:25
Già prodotti prototipi di test simili a quelli di gravidanza che saranno disponibili rapidamente

ISS 14 dicembre 2017

Identificare e misurare i componenti del batterio responsabile della tubercolosi direttamente dalle urine dei pazienti malati. E’ questo il risultato del lavoro Urine lipoarabinomannan (LAM) glycan in HIV negative patients with pulmonary tuberculosis correlates with disease severity pubblicato oggi sulla rivista Science Translational Medicine. Lo studio è frutto di una collaborazione internazionale fra l’Istituto Superiore di Sanità, la George Mason University e altre istituzioni in USA, Australia, Perù e UK.

Il lavoro dimostra che è possibile misurare nelle urine dei pazienti affetti da Tubercolosi (TBC) alcuni dei componenti strutturali o secretori del Mycobacterium tuberculosis (Mtb), il batterio responsabile della TBC, con elevata sensibilità e specificità grazie a delle innovative nanoparticelle. Un risultato che riduce i tempi di diagnosi, migliora la precisione, riduce l’invasività delle analisi.

Le condizioni ottimali per l’esecuzione del test sono già state messe a punto e, in particolare, è stato realizzato un prototipo di test rapido simile ad un test di gravidanza, che permette di determinare differenti biomarcatori di infezione tubercolare - dice Roberto Nisini Primo Ricercatore del Dipartimento Malattie Infettive (Immunologia) dell’ISS e tra i responsabili dello studio -. Si può quindi prevedere un rapido trasferimento della tecnologia alla pratica clinica che contribuisce a colmare un gap diagnostico e offre nuove prospettive nel controllo della TBC, particolarmente utile nei paesi in via di sviluppo in cui un test semplice, economico e non invasivo come quello proposto potrebbe contribuire alla limitazione della diffusione della TBC e al controllo dell’efficacia della terapia.

Gli attuali metodi diagnostici per lo screening della TBC (test di Mantoux o il test IGRA), infatti, sono basati sulla valutazione della risposta immunitaria del paziente e hanno delle limitazioni: l’impossibilità di discriminare le forme attive di TBC dalle infezioni tubercolari latenti, la scarsa efficacia in caso di immunodeficienze, la bassa specificità per il test Mantoux e l’alto costo per il test IGRA. D’altra parte, l’identificazione diretta del batterio è possibile solo nelle forme di TBC polmonare aperte bacillifere e la coltura del batterio, quando necessaria, richiede vari giorni prima della risposta. I test molecolari possono ridurre i tempi diagnostici nelle forme di TBC con espettorato positivo, ma possono essere eseguiti solo dopo interventi invasivi nelle forme di TBC diverse dalla polmonare.

Il lavoro, al cui finanziamento ha contribuito fra gli altri il Ministero della Salute con un progetto di Ricerca Finalizzata e la Bill & Melinda Gates Foundation, si basa sull’utilizzo di nanoparticelle, sviluppate dalla Dr. Luchini nei laboratori della GMU, capaci di catturare con alta efficienza costituenti microbici con diverse strutture chimiche, fra cui i glicani e le proteine. Con l’utilizzo di queste nanoparticelle è stato possibile concentrare e proteggere dalla degradazione alcuni costituenti strutturali del Mtb, come il lipoarabinomannano, o secreti, come la proteina ESAT-6, che sono rilasciati nei liquidi biologici e (nelle urine in particolare) di tutti i soggetti con TBC, indipendentemente da un’eventuale co-infezione con HIV. I risultati dimostrano che la rilevazione di tali componenti è diagnostica per TBC e che esiste una correlazione tra la quantità di LAM misurata nelle urine e la severità della malattia.
La potenzialità di tali nanoparticelle di concentrare e conservare molecole nei liquidi biologici anche quando sono presenti in bassissime dosi - conclude Nisini - ci è apparsa estremamente utile per poter migliorare la diagnosi di alcune malattie infettive.
La possibilità di produrre nanoparticelle capaci di concentrare prodotti microbici o virali di diversa natura chimica, apre poi la strada per la possibile messa a punto di strumenti diagnostici innovativi anche per altre patologie infettive acute o croniche che siano più rapidi, economici e specifici di quelli attualmente a disposizione.
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Comunicati stampa - CS N°56/2017 -Tubercolosi: da studio ISS test per diagnosticare TBC direttamente dalle urine

Lu, 22/01/2018 - 00:10
Già prodotti prototipi di test simili a quelli di gravidanza che saranno disponibili rapidamente

ISS 14 dicembre 2017

Identificare e misurare i componenti del batterio responsabile della tubercolosi direttamente dalle urine dei pazienti malati. E’ questo il risultato del lavoro Urine lipoarabinomannan (LAM) glycan in HIV negative patients with pulmonary tuberculosis correlates with disease severity pubblicato oggi sulla rivista Science Translational Medicine. Lo studio è frutto di una collaborazione internazionale fra l’Istituto Superiore di Sanità, la George Mason University e altre istituzioni in USA, Australia, Perù e UK.

Il lavoro dimostra che è possibile misurare nelle urine dei pazienti affetti da Tubercolosi (TBC) alcuni dei componenti strutturali o secretori del Mycobacterium tuberculosis (Mtb), il batterio responsabile della TBC, con elevata sensibilità e specificità grazie a delle innovative nanoparticelle. Un risultato che riduce i tempi di diagnosi, migliora la precisione, riduce l’invasività delle analisi.

Le condizioni ottimali per l’esecuzione del test sono già state messe a punto e, in particolare, è stato realizzato un prototipo di test rapido simile ad un test di gravidanza, che permette di determinare differenti biomarcatori di infezione tubercolare - dice Roberto Nisini Primo Ricercatore del Dipartimento Malattie Infettive (Immunologia) dell’ISS e tra i responsabili dello studio -. Si può quindi prevedere un rapido trasferimento della tecnologia alla pratica clinica che contribuisce a colmare un gap diagnostico e offre nuove prospettive nel controllo della TBC, particolarmente utile nei paesi in via di sviluppo in cui un test semplice, economico e non invasivo come quello proposto potrebbe contribuire alla limitazione della diffusione della TBC e al controllo dell’efficacia della terapia.

Gli attuali metodi diagnostici per lo screening della TBC (test di Mantoux o il test IGRA), infatti, sono basati sulla valutazione della risposta immunitaria del paziente e hanno delle limitazioni: l’impossibilità di discriminare le forme attive di TBC dalle infezioni tubercolari latenti, la scarsa efficacia in caso di immunodeficienze, la bassa specificità per il test Mantoux e l’alto costo per il test IGRA. D’altra parte, l’identificazione diretta del batterio è possibile solo nelle forme di TBC polmonare aperte bacillifere e la coltura del batterio, quando necessaria, richiede vari giorni prima della risposta. I test molecolari possono ridurre i tempi diagnostici nelle forme di TBC con espettorato positivo, ma possono essere eseguiti solo dopo interventi invasivi nelle forme di TBC diverse dalla polmonare.

Il lavoro, al cui finanziamento ha contribuito fra gli altri il Ministero della Salute con un progetto di Ricerca Finalizzata e la Bill & Melinda Gates Foundation, si basa sull’utilizzo di nanoparticelle, sviluppate dalla Dr. Luchini nei laboratori della GMU, capaci di catturare con alta efficienza costituenti microbici con diverse strutture chimiche, fra cui i glicani e le proteine. Con l’utilizzo di queste nanoparticelle è stato possibile concentrare e proteggere dalla degradazione alcuni costituenti strutturali del Mtb, come il lipoarabinomannano, o secreti, come la proteina ESAT-6, che sono rilasciati nei liquidi biologici e (nelle urine in particolare) di tutti i soggetti con TBC, indipendentemente da un’eventuale co-infezione con HIV. I risultati dimostrano che la rilevazione di tali componenti è diagnostica per TBC e che esiste una correlazione tra la quantità di LAM misurata nelle urine e la severità della malattia.
La potenzialità di tali nanoparticelle di concentrare e conservare molecole nei liquidi biologici anche quando sono presenti in bassissime dosi - conclude Nisini - ci è apparsa estremamente utile per poter migliorare la diagnosi di alcune malattie infettive.
La possibilità di produrre nanoparticelle capaci di concentrare prodotti microbici o virali di diversa natura chimica, apre poi la strada per la possibile messa a punto di strumenti diagnostici innovativi anche per altre patologie infettive acute o croniche che siano più rapidi, economici e specifici di quelli attualmente a disposizione.
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