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Primo Piano - Nanotecnologie, presentata oggi all’ISS nuova piattaforma nazionale per la sicurezza dell’uso

Istituto Superiore di Sanità - Me, 28/02/2018 - 23:59
ISS 14 febbraio 2018

Un punto di riferimento nazionale per capire e usare le nanotecnologie. Questo l’obiettivo della nuova piattaforma web realizzata dall’Istituto Superiore di Sanità e lanciata oggi nell’ambito della presentazione dei risultati finali del progetto RinnovareNano, finanziato su fondi della regione Lazio.
Nell’ambito del progetto, infatti, sono stati resi noti in questa piattaforma, accessibile al pubblico, tutte le informazioni aggiornate sulle normative per l’utilizzo delle nanotecnologie e sullo stato dell’arte delle conoscenze sulla loro tossicità.
Tra gli altri risultati anche le conclusioni degli studi in vivo, in vitro e in silico sulla tossicità di diversi nanomateriali già in uso in vari ambiti come quello cosmetico, farmaceutico, alimentare e biomedicale.
Tra gli obiettivi fondamentali della piattaforma c’è infatti quello di fornire informazioni chiare e validate scientificamente sulle tipologie di nanomateriali di maggiore interesse da parte della comunità scientifica ed industriale, e sulle procedure e metodi per un loro corretto utilizzo, in linea con i più recenti sviluppi del quadro normativo europeo ed internazionale.
La piattaforma, che rappresenta un vero e proprio network nazionale internazionale sulle nanotecnologie è un modello di collaborazione tra ricerca pubblica e privata progettato anche per favorire lo sviluppo economico attraverso l’accesso alle conoscenze da parte delle imprese regionali e nazionali.
Abbiamo messo a sistema le competenze presenti in ISS nella ricerca di base e applicata sul tema della salute pubblica e della normative relative all’uso delle nanotecnologie - dice Alessandro Alimonti, responsabile scientifico del progetto RinnovareNano -. Si auspica che il percorso virtuoso, iniziato con la regione Lazio, possa proseguire in futuro e confermare, così, il ruolo che il nostro Istituto ha nella salvaguardia della salute dei cittadini anche nell’ambito di uno sviluppo industriale sostenibile.
La piattaforma informativa realizzata anche in collaborazione con l’Associazione Italiana per la Ricerca Industriale (Airi) e attività sperimentali dedicate sono state condotte in riferimento all’impatto sulla salute dell’applicazione di nanomateriali di particolare interesse a livello commerciale. I settori applicativi presi in considerazione includono: chimico, chimico-farmaceutico, biomedicale, cosmetico, alimentare e chimica dei materiali.
Il tema dell’accesso e della condivisione delle conoscenze nella ricerca ed innovazione, la cosiddetta open-science e open-innovation - ha sottolineato il Vice Presidente di Airi, Sesto Viticoli - sono un fattore chiave per lo sviluppo di tecnologie abilitanti e pervasive quali le nanotecnologie. La piattaforma sviluppata da ISS è un passo importante in questa direzione.

www.nanotecnologie.iss.it

Cosa sono le nanotecnologie
Le nanotecnologie sono una delle sei tecnologie abilitanti (Key Enabling Technologies) considerate fondamentali per lo sviluppo industriale europeo nel breve-medio termine, con applicazioni rilevanti in settori chiave per l’industria nazionale e regionale, quali chimico, chimico-farmaceutico, biomedicale, cosmetico, alimentare. Le imprese e gli altri attori della Ricerca ed Innovazione possono trarre grandi benefici e aumentare la competitività attraverso l’utilizzo delle nanotecnologie. Un utilizzo efficace e sicuro delle nanotecnologie è tuttavia strettamente collegato all’accesso allo stato dell’arte delle conoscenze ed alla capacità di prevedere e gestire i requisiti di sicurezza e normativi ad esse collegate. L’ISS ha sviluppato da diversi anni competenze e strumenti specifici su questi aspetti, in collaborazione con le principali istituzioni scientifiche e agenzie europee ed internazionali.
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Primo Piano - Telemedicina, primo progetto di collaborazione tra ISS e Azienda santaria

Istituto Superiore di Sanità - Me, 28/02/2018 - 23:59
ISS, 8 febbraio 2018



Presentato oggi ad Arezzo il Progetto aziendale della Telemedicina per assistenza territoriale e ospedaliera (Assis.T.O.). E’ la prima convenzione a livello nazionale tra il Centro Nazionale per la Telemedicina e Nuove Tecnologie Assistenziali dell’Istituto Superiore di Sanità e una Asl, l’Azienda USL Toscana Sud Est. Obiettivo principale è realizzare un nuovo sistema che consenta, con l’uso di tecnologie digitali e di telecomunicazioni, di facilitare e coordinare le attività diagnostiche, terapeutiche ed assistenziali nei differenti presidi ospedalieri e nelle strutture sanitarie territoriali della Asl fino anche al domicilio dei pazienti.

Hanno presentato il progetto il direttore del Centro Nazionale per la Telemedicina e Nuove Tecnologie Assistenziali, Francesco Gabbrielli, il direttore generale e quello sanitario della Asl Toscana sud est, Enrico Desideri e Simona Dei, e Mauro Caliani, direttore UOC Pianificazione innovazione tecnologica e sviluppo reti abilitanti. Con questo accordo vogliamo mettere a punto un modello che faccia da apripista per altre Aziende Sanitarie, che sia a servizio dell’ottimizzazione dei precorsi diagnostici e terapeutici - spiega Gabbrielli - in modo da utilizzare le risorse offerte delle nuove tecnologie per garantire la condivisione di informazioni, la possibilità di ottenere le migliori competenze multiple. Un altro obiettivo è mettere a punto una banca dati che costituisca la memoria del percorso di ogni singolo paziente alleggerendolo anche dal peso di dover presentare certificati e resoconti dello stato di salute. Si tratta di creare una rete per lavorare con dati esatti e aggiornati per evitare di ripetere esami e avere gli elementi per diagnosi e terapie più precise con minore spreco economico ma soprattutto maggiori risultati di salute.



Il progetto prenderà il via con l’individuazione di due presidi ospedalieri che faranno da “apripista” e avrà una durata di 18 mesi. Saranno attivati in prima istanza quei servizi più rilevanti per la popolazione:
- Teleconsulto diagnostico specialistico: richiesta in tempo reale, o differito secondo i casi, di un consulto diagnostico specialistico a distanza;
- Telerefertazione di esami strumentali: individuazione di esami strumentali eseguiti nei presidi periferici che necessitano di esperienze specifiche per l’ interpretazione diagnostica;
- Televisita: svolgere in equipe multidisciplinare la visita medica utilizzando le metodiche di telepresenza;
- Telemonitoraggio del trattamento: particolari trattamenti condotti e sorvegliati da esperti specialisti potranno essere eseguiti in Telemedicina anche nei presidi periferici.
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Comunicati stampa - CS N°3/2018 Nel 2017 raccolti quasi 830mila chili di plasma per farmaci salvavita In aumento dell’1,8%, raggiunti e superati obiettivi del Programma Nazionale

Istituto Superiore di Sanità - Me, 28/02/2018 - 23:59
ISS, 26 gennaio 2018

E’ aumentato nel 2017 il plasma messo a disposizione delle industrie per la produzione di farmaci fondamentali per una serie di patologie, dall’emofilia ad alcune immunodeficienze. Grazie ai donatori è stato possibile raccogliere quasi 830mila chili di plasma, con un aumento dell’1,8% rispetto al 2016, superiore a quanto previsto dal Programma Nazionale Plasma e Medicinali Plasmaderivati e prescritto dal Programma annuale di Autosufficienza. Lo affermano i dati diffusi dal Centro Nazionale Sangue - Istituto Superiore di Sanità, secondo cui rispetto a un obiettivo prefissato dal programma di circa 816.000 kg, sono stati invece raccolti, nell’anno appena terminato, 11.000 kg in più.

Tutte le Regioni, spiega il Cns, hanno raggiunto almeno l’80% della raccolta prevista dal piano, che delinea le quantità necessarie a raggiungere importanti livelli di autosufficienza nel quinquennio 2016-2020. In termini assoluti è la Lombardia quella che ha conferito più plasma, quasi 154mila chilogrammi, seguita dall’Emilia-Romagna. Se si considerano invece i quantitativi rapportati alla popolazione Marche e Friuli-Venezia Giulia sono le regioni che registrano le raccolte più significative, oltre 20 chili ogni mille abitanti.

I medicinali plasmaderivati sono specialità farmaceutiche che rivestono un ruolo chiave, e talora non sostituibile, nel trattamento di molte condizioni cliniche acute e croniche - spiega il direttore del CNS Giancarlo Maria Liumbruno -. A livello internazionale si assiste ad un incremento del loro utilizzo, motivato principalmente dall’invecchiamento della popolazione, dall’identificazione di nuove indicazioni terapeutiche e dall’aumento delle diagnosi e dei nuovi bisogni espressi da Paesi con economie emergenti. È un importante successo per tutta la rete trasfusionale centrare e addirittura superare gli obiettivi del Programma di Autosufficienza che è molto complesso, e non si limita a delineare le strategie per il semplice incremento della raccolta di plasma ma che persegue anche l’appropriatezza e l’uso razionale dei medicinali plasmaderivati.

Il plasma, ricorda Liumbruno, non viene venduto alle industrie ma ceduto in conto-lavoro, rimanendo quindi sempre di proprietà delle Regioni. Grazie alla raccolta è stato possibile anche nel 2017 aiutare anche i pazienti di paesi stranieri, dall’Armenia all’Afghanistan, donando una parte delle eccedenze.Il plasma - sottolinea il direttore del CNS -, è una risorsa frutto delle donazioni volontarie, periodiche, responsabili, anonime e gratuite del sangue e dei suoi componenti di cui sono protagonisti oltre 1 milione e 700 mila donatori aderenti alle Associazioni e Federazioni dei donatori di sangue presenti nel Paese. Anche al senso di solidarietà di questi cittadini che contribuiscono all’evoluzione dell’efficienza della rete con la loro generosità va il nostro grazie.

Sul sito italiaplasma.it un’iniziativa promossa dal Centro Nazionale Sangue in collaborazione con le Associazioni e Federazioni nazionali di donatori volontari di sangue, è possibile trovare infografiche e dati sulla donazione di plasma.
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Primo Piano - Influenza stagionale 2017-2018: su FluNews-Italia il punto della situazione

Istituto Superiore di Sanità - Me, 28/02/2018 - 23:59
ISS 25 gennaio 2018

L’attività influenzale della settimana 3/2018 è in lieve flessione rispetto alla settimana precedente (2/2018) ma rimane comunque elevata. Tutte le Regioni continuano a segnalare una attività influenzale diffusa e il numero di quelle che riportano attività molto alta (soprattutto nei bambini tra 0 e 14 anni di età) rimane stabile.

È quanto emerge dall’ultimo numero di FluNews-Italia (il rapporto della sorveglianza integrata dell’influenza) che si presenta da oggi con una nuova sezione in evidenza riassuntiva della situazione della settimana in corso. I dati mettono in evidenza che quanto osservato durante il picco della stagione 2004-2005, una stagione in cui l’attività influenzale è stata elevata, è molto simile alla stagione in corso.

Anche il numero di casi gravi e severi confermati per influenza e ricoverati in terapia intensiva (che vengono raccolti a partire dalla stagione 2009/2010) è elevato e superiore ai numeri riportati durante la stagione 2014-2015. In totale sono 7 casi gravi di influenza confermata segnalati in donne gravide. Vengono inoltre riportati 267 morti per tutte le cause rispetto ai 247 attesi. Nel complesso sono dominanti i ceppi di tipo B, mentre nell’ambito dei virus A prevalgono i ceppi A/H1N1pdm09.

L’attività influenzale continuerà probabilmente ancora per diverse settimane. Per approfondire consulta la pagina di Epicentro dedicata a FluNews-Italia.
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Primo Piano - Tubercolosi: studio ISS individua uno dei meccanismi con cui il micobatterio neutralizza le difese immunitarie

Istituto Superiore di Sanità - Me, 28/02/2018 - 23:59
Pubblicata su Plos Pathogens, la ricerca getta basi per nuovi approcci terapeutici contro la malattia

ISS 20 gennaio 2018

Un gruppo di ricercatori dell’ISS ha pubblicato sulla rivista Plos Pathogens uno studio in cui è stato individuato un nuovo meccanismo attraverso cui il Mycobacterium tuberculosis (Mtb) è in grado di sfuggire al sistema immunitario. In particolare, è emerso che una piccola molecola di RNA non codificante - miR-155 - blocca l’espressione di ATG3, una proteina importante per la distruzione del Mtb da parte della cellula infetta. Questa proteina è, infatti, coinvolta in un processo cellulare chiamato autofagia che ha il compito di degradare e distruggere microrganismi patogeni oltre a organelli intracellulari danneggiati. L’induzione di miR-155 nella cellula infettata da Mtb, bloccando l’autofagia, non consente l’attivazione di una corretta risposta immunitaria e, quindi, l’eliminazione del micobatterio. Tali risultati confermano studi precedenti pubblicati sempre dal gruppo di Eliana M. Coccia, primo ricercatore del reparto di Immunologia del Dipartimento di Malattie Infettive (ISS), secondo cui Mtb sovverte la risposta immunitaria bloccando l’autofagia e quindi la sua degradazione.
Aver dimostrato che piccole molecole di RNA come miR-155 siano in grado di alterare profondamente la risposta contro questo patogeno apre la strada a nuove strategie terapeutiche mirate a potenziare il processo autofagico - spiega Eliana M. Coccia.
La ricerca nasce come progetto multicentrico che coinvolge come capofila l’ISS oltre al team di Gian Maria Fimia presso l’Istituto Nazionale Malattie Infettive Lazzaro Spallanzani ed il gruppo di Riccardo Manganelli presso l’Università di Padova. Questo studio, oltre a descrivere un nuovo meccanismo alla base della malattia, suggerisce l’utilizzo di molecole antagoniste del miR-155 (antagomiR-155) come approccio terapeutico innovativo per “riparare” il processo autofagico nelle cellule infette.
Una possibile strategia anti-tubercolare basata sull’antagomiR-155 - aggiunge infatti Marilena P. Etna, giovane ricercatrice del team ISS - rientrerebbe inoltre tra gli approcci ‘host-directed’, che hanno come vantaggio quello di intervenire su un meccanismo cellulare dell’ospite e non direttamente su Mtb, rendendo così il patogeno incapace di sviluppare una resistenza verso tale terapia.
[quoteNon è pertanto inverosimile immaginarsi che, in un futuro non troppo lontano, le terapie basate su antagomiR, già sperimentate in campo oncologico e per alcune malattie croniche, possano rappresentare una nuova soluzione anche per la lotta contro questo batterio magari in combinazione con le attuali terapie antibiotiche, conclude Eliana M. Coccia.

Questo studio è stato possibile grazie ai finanziamenti del Ministero della Salute (RF-2010-235199).

PLoS Pathog

PLoS Pathog. 2018 Jan 4;14(1):e1006790. doi: 10.1371/journal.ppat.1006790. Epub ahead of print
Mycobacterium tuberculosis-induced miR-155 subverts autophagy by targeting ATG3 in human dendritic cells.
Etna MP1, Sinigaglia A2, Grassi A3,4, Giacomini E1, Romagnoli A5, Pardini M1, Severa M1, Cruciani M1, Rizzo F1, Anastasiadou E6, Di Camillo B3, Barzon L2, Fimia GM5,7, Manganelli R2, Coccia EM1.

1. Dipartimento Malattie Infettive, Istituto Superiore di Sanità, Roma, Italia
2. Dipartimento di Medicina Molecolare, Univeristà di Padova, Padova, Italia
3. Dipartimento di Ingegneria dell’Informazione, Università di Padova, Padova, Italia
4. Dipartimento di Scienze Chirurgiche, Oncologiche e Gastroenterologiche, Univeristà di Padova, Padova, Italia
5. Istituto Nazionale Malattie Infettive “Lazzaro Spallanzani, Padova, Italia
6. Dipartimento di Patologia, Harvard Medical School, Boston, Stati Uniti d’America
7. Dipartimento di Scienze e Tecnologie Biologiche ed Ambientali, Università del Salento, Lecce, Italia
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Primo Piano - Influenza stagionale: i dati della sorveglianza virologica

Istituto Superiore di Sanità - Ma, 27/02/2018 - 23:50
ISS 18 gennaio 2018

Il bollettino settimanale FluNews, il rapporto che integra i risultati di differenti sistemi di sorveglianza dell’influenza si arricchisce di una nuova fonte. A quelle già presenti (casi gravi, Sismg, InfluWeb e InfluNet-Epi) si aggiunge ora anche InfluNet-Vir, il sistema di sorveglianza virologico dell’influenza in Italia. Dai dati emerge nel complesso, una dominanza dei ceppi di tipo B, mentre nell’ambito dei virus A prevalgono i ceppi H1N1pdm09.

Consulta la pagina dedicata a FluNews.

Per saperne di più consulta Epicentro, Flunews, aggiornamenti
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Primo Piano - NOTA STAMPA ISS - Vaccinazione antinfluenzale non è in cantiere alcun nuovo piano vaccinale

Istituto Superiore di Sanità - Ma, 27/02/2018 - 23:50
ISS, 5 gennaio 2018

Rispetto a quanto scritto sulla Stampa si precisa che non esiste nessun Piano del governo per l’offerta gratuita della vaccinazione antinfluenzale ai bambini sani in Italia.

Da anni l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ed il Centro per il controllo delle malattie europeo (ECDC) hanno introdotto la raccomandazione per la vaccinazione sia per motivi epidemiologici (protezione della comunità) che economici (complicanze, uso improprio di antibiotici e ingolfamento dei pronto Soccorso), oltre che nelle categorie di rischio, anche dei bambini sani tra i 6 - 59 mesi e che pertanto il Ministero della Salute insieme all’Istituto Superiore di Sanità e alle Regioni sta esplorando l’opportunità, ma al momento attuale non esiste nessun Piano.

Inoltre, si sottolinea, che la vaccinazione antinfluenzale è già offerta gratuitamente e raccomandata a tutti i bambini dai 6 mesi di età che presentano una condizione di rischio.
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Comunicati stampa - CS N°1/2018 Decesso bimba Capena, la lunga copertura antibiotica ha reso inutilizzabili i campioni per l’identificazione dei batteri responsabili della morte per gravissima insufficienza multiorganica

Istituto Superiore di Sanità - Lu, 26/02/2018 - 22:32
ISS, 4 gennaio 2018

Relativamente al decesso della bimba di Capena di tre anni avvenuta la mattina del 25 dicembre scorso, le analisi effettuate dall’Istituto Superiore di Sanità e i risultati dell’autopsia eseguita presso il Policlinico Universitario A. Gemelli, dove la piccola era stata ricoverata in condizioni critiche nella Terapia Intensiva Pediatrica al mattino del 24 dicembre, confermano che la morte è compatibile con una gravissima insufficienza multiorganica associata a possibile coinfezione batterica e virale. Tuttavia non è stato possibile, neanche dopo numerosi e differenti tentativi, identificare il batterio responsabile della sepsi diffusa, che ha contribuito a determinare la morte della bambina: questo risultato riflette la concomitante necessitata somministrazione di antibiotici.

La profilassi, somministrata a scopo cautelativo, ha garantito la sicurezza della comunità.
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Primo Piano - Artroprotesi: in 15 anni l’intervento alla spalla è aumentato di 5 volte, raddoppiato quello al ginocchio

Istituto Superiore di Sanità - Gi, 15/02/2018 - 15:07
In aumento tutti gli interventi soprattutto per le donne tra i 65 e i 74 anni. Ecco i dati del registro dell’ISS

ISS 21 dicembre 2017

E’ in costante aumento in Italia il numero di impianti di protesi ortopediche. Più che raddoppiato in 15 anni il numero di interventi sul ginocchio e quintuplicato il numero di quelli sulla spalla. L’anca resta ancora l’articolazione più operata (56,3%) seguita da ginocchio (38,6%), spalla (3,9%), caviglia (0,3%) e altre articolazioni (0,9%). Un volume di interventi importante: 181.738 nel 2015 con un impatto sul Fondo sanitario, per il solo intervento chirurgico, stimabile intorno al 1,5%. Nel nostro Paese sono 764 le strutture che effettuano interventi primari di sostituzione totale di anca, 754 quelle attive per gli interventi primari sul ginocchio. L’artrosi la diagnosi più frequente: ne soffre il 63% dei pazienti operati all’anca e il 95% di quelli operati al ginocchio; nel 30% dei casi si impianta una protesi di anca per trattare una frattura del collo del femore. Le infezioni hanno riguardato il 7,7% degli interventi di revisione di anca e il 27,1% di quelli di ginocchio. Negli interventi di elezione è prevalente l’utilizzo di protesi di ginocchio cementate (61,4%) e di protesi di anca non cementate (82,7%); in queste ultime prevale l’utilizzo delle teste in ceramica accoppiate con inserti in polietilene. Questi i risultati scaturiti dal Quarto Report del RIAP dal titolo Potenziare la qualità dei dati per migliorare la sicurezza dei pazienti, in seguito alle analisi svolte sui dati nazionali delle Schede di Dimissione Ospedaliera (SDO) dell’anno 2015 (anca, ginocchio e spalla e, per la prima volta, caviglia) e sui dati raccolti dal RIAP nelle 11 regioni e nelle due provincie autonome partecipanti nel 2016, circa 60.000 interventi di anca e di ginocchio che rappresentano il 34% del volume nazionale.

L’esperienza RIAP ha mostrato chiaramente che il traguardo della copertura nazionale potrà essere raggiunto solo con l’adozione di provvedimenti che sanciscano l’obbligatorietà della registrazione. La pubblicazione del DPCM 3/3/2017 sui Registri è un grande passo avanti in questa direzione e l’obiettivo di arrivare a raccogliere i dati sull’intero territorio nazionale è più vicino. Ben 27 dei 31 sistemi di sorveglianza e tre dei 15 registri nazionali individuati dal DPCM, tra i quali il Registro delle protesi impiantabili che ricomprende anche il Registro Italiano ArtroProtesi, sono istituiti presso l’Istituto Superiore di Sanità - dice Walter Ricciardi, Presidente dell’ISS - un traguardo che rappresenta un passaggio epocale per le responsabilità che ci vengono affidate per garantire al Paese un sistema informativo sanitario adeguato, stabile e di qualità. Il provvedimento rafforza il ruolo del nostro Istituto per la sanità pubblica, sia nazionale che internazionale, e costituisce contemporaneamente il coronamento del lavoro di molti anni, oltre che un essenziale punto di partenza per la stesura dei Regolamenti necessari a rendere operativa la volontà del legislatore. E sono proprio implementare un sistema di monitoraggio che copra tutto il territorio italiano, sostenere l'offerta delle migliori cure per i pazienti e tutelare la loro sicurezza gli obiettivi del Registro Italiano ArtroProtesi (RIAP) che, avviato 10 anni fa su mandato del Ministero della Salute, rappresenta oggi una estesa rete di stakeholder che collaborano per creare una raccolta dati nazionale efficiente e di qualità. Anche quest’anno abbiamo voluto insistere sulla necessità di rendere disponibili dati di qualità - dice Marina Torre responsabile del RIAP - . L’obiettivo del Registro è tutelare la sicurezza dei pazienti e per raggiungerlo non possiamo quindi prescindere dall’avviare un percorso che analizzi la qualità dei dati raccolti.

Dal Report, distribuito in occasione della X Conferenza Nazionale dei Dispositivi Medici, risulta inoltre che il 46% delle strutture (quindi quasi la metà) che operano l’anca e il 53% di quelle che operano il ginocchio effettuano meno di 50 interventi di artroprotesi l’anno, un numero al di sotto del quale è più probabile che si verifichino delle complicanze dopo l’operazione. Un altro dato interessante riguarda il genere: le donne si operano di più degli uomini, sia di anca che di ginocchio che di spalla, ma mediamente in età più avanzata anche se, per entrambi i sessi, il picco si ha nella fascia 65-74. Il contrario accade per la caviglia, per la quale il numero maggiore di interventi è effettuato sugli uomini e l’età è più bassa per entrambi i sessi: meno di 45 gli uomini, 55-64 le donne. Confermato il dato dell’anno precedente sulla mobilità interregionale per gli interventi di anca, ginocchio e spalla: un fenomeno che interessa tutte le regioni e che mostra valori maggiori degli indici di attrazione al Nord e di quelli di fuga al Sud a conferma della propensione degli italiani ad essere operati in regioni diverse da quella di residenza secondo una direttrice dal Sud al Nord. Per la caviglia, invece, la casistica è numericamente contenuta e gli interventi sono prevalentemente effettuati in tre regioni: Lombardia, Emilia-Romagna, e Veneto.
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Comunicati stampa - CS N°58/2017 SCIENZA SENZA FRONTIERE, I GIOVANI MIGRANTI INCONTRANO I RICERCATORI NEL MUSEO DELL’ISS

Istituto Superiore di Sanità - Me, 14/02/2018 - 14:50
ISS, 19 dicembre 2017

Una lezione sulle radici comuni della cultura scientifica aprirà la cerimonia inaugurale del ciclo di incontri sulla prevenzione e la tutela della salute

Porte aperte al Museo dell’Iss ai giovani migranti per conoscersi e imparare a custodire la propria salute. I giovani saranno accolti dal Presidente Walter Ricciardi giovedì 21 dicembre al Museo dell’ISS dove il giornalista Pietro Greco parlerà delle radici ellenistiche e arabe della cultura scientifica. I ragazzi saranno poi guidati verso l’esplorazione dei contenuti del museo per mostrare loro il percorso compiuto per la tutela della salute pubblica e di alcuni pezzi di storia della ricerca scientifica italiana ed europea.

Prevenzione dei rischi alimentari, diritto alla salute, vaccinazioni e prevenzione delle malattie trasmissibili, l’uso delle droghe e l’abuso dell’alcol, sono alcuni dei temi che i ricercatori dell’Istituto Superiore di Sanità affronteranno con i giovani migranti su richiesta dei Centri di Accoglienza Straordinari (CAS) Codirossoni, Casilina 1 e Casilina 2. Gli incontri con i ricercatori dell’ISS hanno lo scopo di favorire un dialogo con i giovani migranti finalizzato all’acquisizione di elementi conoscitivi utili per la tutela della propria salute e di quella dell’intera collettività.

Per circa due mesi, a partire da metà gennaio, gli ospiti del Centro incontreranno oltre venti esperti che affronteranno con loro dieci temi di salute e sanità e discuteranno con loro di stili di vita salutari e prevenzione. Il ciclo di incontri, di cui alleghiamo il programma, che inizierà il dieci gennaio è stato organizzato con gli insegnanti di italiano dei centri di accoglienza e, grazie ad alcuni glossari preparati dai ricercatori sui temi che affronteranno, diventeranno oggetto di esercitazione linguistica e, contemporaneamente, di empowerment sui temi della salute. Con i giovani sarà inoltre realizzato un laboratorio didattico la cui attività guidata proseguirà nella loro aula scolastica con la produzione autonoma di poster sugli argomenti trattati, in modo da poter organizzare creativamente le conoscenze acquisite e trasmetterle agli ospiti di quella e di altre comunità.
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Comunicati stampa - CS N°57/2017. Centro Nazionale Sangue, nessun evidenza uso plasmaferesi per rimozione Pfas Eventualità non inclusa nelle più recenti linee guida

Istituto Superiore di Sanità - Ma, 13/02/2018 - 14:29
ISS, 13 dicembre 2017

Non ci sono consolidate evidenze scientifiche sull’uso della plasmaferesi per la rimozione dei Pfas dal sangue. Lo precisa il Centro Nazionale Sangue - Istituto Superiore di Sanità in merito all’interrogazione parlamentare sull’uso di questa tecnica in Veneto.

“Si premette che la plasmaferesi terapeutica è uno strumento non selettivo di rimozione dal plasma di diverse sostanze - precisa il CNS. Recenti linee guida (American Society for Apheresis, 2016) sull’impiego dell’aferesi terapeutica nella pratica clinica non includono specificamente la rimozione dei suddetti contaminanti, o simili, tra le indicazioni basate su (consolidate) evidenze scientifiche. Inoltre la sopra citata linea guida attribuisce un livello debole di raccomandazione all’impiego della plasmaferesi terapeutica per il trattamento degli avvelenamenti o per la rimozione delle sostanze tossiche dal plasma.

L’uso della tecnica, che si ricorda è invasiva, è quindi da considerarsi sperimentale e al momento non è supportata da adeguate evidenze scientifiche”.
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Comunicati stampa - CS CONGIUNTO n° 58a/2017 CNS – SIMTI - CIVIS: Pfas, improprio paragonare plasmaferesi per donazione e per terapia

Istituto Superiore di Sanità - Gi, 08/02/2018 - 11:17
Uso tecnica per rimozione inquinanti chimici non ha solide basi scientifiche

ISS 18 dicembre 2017

La donazione di plasma attraverso procedure aferetiche (plasmaferesi produttiva) è assolutamente sicura e non invasiva. Paragonare la plasmaferesi con finalità terapeutica, utilizzata in regione Veneto per la rimozione dal sangue di sostanze perfluoroalchiliche (Pfas e Pfoa), a quella che si impiega ogni giorno, in centinaia di donatori per le donazioni di plasma, è decisamente fuori luogo e rischia di generare equivoci. La donazione di plasma è, infatti, assolutamente sicura, non invasiva e fondamentale per la salute di migliaia di pazienti. Lo sottolineano in una nota congiunta il Centro Nazionale Sangue, la Società Italiana di Medicina Trasfusionale e Immunoematologia (Simti) e il Civis, il Comitato Interassociativo del Volontariato Italiano del Sangue (AVIS, CRI, FIDAS e FRATRES), ribadendo che non ci sono solide evidenze scientifiche a supporto della modalità scelta dai sanitari veneti.

Non appare corretto paragonare procedure con profili di invasività e anche di sicurezza assai difficilmente correlabili - sottolinea Giancarlo Maria Liumbruno, direttore del CNS -. Plasmaferesi terapeutica e donazione di plasma mediante aferesi hanno finalità e modalità tecniche di esecuzione totalmente diverse e quindi non sono raffrontabili.
La plasmaferesi utilizzata per la donazione di plasma è una procedura definita dal DM Salute del 2 novembre 2015, sulla base di robuste evidenze scientifiche che garantiscono la sicurezza del donatore. Tale decreto recepisce anche le raccomandazioni fornite dall’Organizzazione Mondiale della Sanità e da altri Organismi Istituzionali europei ed internazionali. Il provvedimento definisce i requisiti fisici per l'accettazione del donatore di sangue intero e di emocomponenti mediante aferesi, gli intervalli di donazione per l'accettazione del candidato donatore di sangue intero e di emocomponenti mediante aferesi nonché le modalità per la raccolta degli stessi e i volumi di plasma e di emocomponenti che possono essere donati.

Nel caso delle procedure di plasmaferesi terapeutica utilizzate in regione Veneto la finalità è quella di separare la componente liquida del sangue (il plasma) dalla componente cellulare rimuovendo così sostanze presenti nel plasma stesso, che viene sostituito da liquidi che servono per mantenere, a un livello normale, il volume totale del sangue circolante (volemia). Voler identificare come analoghe queste due procedure molto diverse - afferma il portavoce pro tempore CIVIS Sergio Ballestracci - rischia di mettere in dubbio la sicurezza della donazione volontaria e responsabile del plasma, associandola a tecniche terapeutiche e invasive.
I protocolli di trattamento aferetico variano a seconda delle indicazioni e possono prevedere diverse sedute a seconda delle condizioni del paziente e della risposta alla terapia. A tal riguardo, le più recenti linee guida sull’impiego dell’aferesi terapeutica nella pratica clinica (Schwartz J, et al. Guidelines on the Use of Therapeutic Apheresis in Clinical Practice-Evidence-Based Approach from the Writing Committee of the American Society for Apheresis: The Seventh Special Issue. J Clin Apher. 2016 Jun;31(3):149-62) riportano un totale di 179 potenziali indicazioni cliniche delle procedure di aferesi terapeutica con differenti gradi di evidenza scientifica e forza di raccomandazione e non includono specificamente la rimozione dei suddetti contaminanti tra le indicazioni all’uso della plasmaferesi terapeutica basate su consolidate evidenze scientifiche.

In particolare - spiega il presidente SIMTI Pierluigi Berti - all’utilizzo di protocolli su procedure di scambio plasmatico terapeutico, in caso di avvelenamento da sostanze chimiche o da farmaci che si legano a proteine plasmatiche, è attribuito un livello di evidenza molto basso. É il caso di sottolineare, inoltre, come la procedura di scambio plasmatico terapeutico sia una procedura non esente da potenziali effetti collaterali, soprattutto se paragonata alla donazione mediante aferesi produttiva, anche in considerazione del diverso volume di plasma raccolto, che può raggiungere o superare l’intero volume di plasma del paziente ed è di almeno 4-5 volte superiore al volume di plasma donato dai donatori in una singola procedura di donazione.

ALCUNE CIFRE SULLA DONAZIONE DI PLASMA

Il plasma è una risorsa strategica per il Servizio Sanitario Nazionale - aggiunge Liumbruno - perché i farmaci plasmaderivati esercitano un ruolo chiave, e talora non sostituibile, nel trattamento di molte condizioni cliniche acute e croniche. Nel 2016 le Regioni e Province Autonome italiane hanno conferito al frazionamento industriale oltre 800 mila chilogrammi di plasma raccolto dalla Rete Trasfusionale nazionale per la produzione di medicinali plasmaderivati. Il Centro Nazionale Sangue, le Associazioni e Federazioni dei Donatori e le Società scientifiche interessate sono impegnate per aumentare la consapevolezza dei cittadini sull'importanza di questa donazione in considerazione del fatto che, secondo il Piano Nazionale Plasma, in cinque anni la raccolta dovrà aumentare dell’11% per garantire l'autosufficienza nazionale. In Italia, il grado di sicurezza della raccolta di emocomponenti, ivi compresa la raccolta selettiva di plasma (plasmaferesi produttiva) ha raggiunto, da molti anni, livelli estremamente elevati, come ampiamente dimostrato dal sistema di sorveglianza nazionale coordinato dal Centro Nazionale Sangue.

Il direttore del CNS Giancarlo Maria Liumbruno
Il presidente SIMTI Pierluigi Berti
Il portavoce CIVIS Sergio Ballestracci
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Primo Piano - Comunicare al paziente la diagnosi di SLA: ecco il manuale dell’ISS per gli operatori

Istituto Superiore di Sanità - Ve, 26/01/2018 - 03:19
ISS 18 dicembre 2017

Comunicare al paziente la diagnosi di Sclerosi Laterale Amiotrofica, informare i familiari sulla malattia e sul percorso terapeutico, tenere conto nel linguaggio, delle emozioni, dei tempi, della cultura e del desiderio di sapere della persona con SLA, stabilire una relazione di fiducia col paziente e i familiari. Con questi obiettivi l’Istituto Superiore di Sanità ha redatto il Manuale di valutazione della comunicazione in ambito di assistenza alle persone con Sclerosi Laterale Amiotrofica realizzato dal Gruppo CARE (Comunicazione, Accoglienza, Rispetto empatia) SLA e dal Dipartimento Neuroscienze dell’ISS.
Il Manuale è il frutto di un lungo lavoro di un gruppo multidisciplinare e si pone l’obiettivo di migliorare la qualità delle relazioni tra gli operatori professionali e chi si prende cura delle persone con SLA, familiari e caregiver, durante l’intero corso della malattia in particolare nei momenti della comunicazione della diagnosi e prognosi, delle scelte di fine vita e dell’elaborazione del lutto con i familiari. La SLA è una patologia lunga e dolorosa e richiede abilità comunicative e competenze relazionali durante tutto l’arco della malattia. Per le sue caratteristiche, l’assistenza alle persone con SLA passa per un approccio centrato sul “prendersi cura” della persona malata e dei suoi bisogni e diritti, compresi quelli dei familiari e delle persone che le stanno a fianco. La progressiva perdita dell’autonomia, infatti, rende necessario programmare interventi di supporto, anche con l’impiego di tecnologie avanzate, che permettano alla persona con SLA non solo di muoversi (ausili per la mobilità) e di poter comunicare sentimenti e bisogni (comunicazione aumentativa alternativa), ma anche di garantire funzioni vitali quali la respirazione e la deglutizione.
La persona con SLA nel suo percorso di malattia è pertanto chiamata continuamente a fare scelte terapeutiche che necessitano di una consapevolezza che solo una comunicazione adeguata, veritiera, completa e personalizzata può facilitare. Per stabilire una buona comunicazione e relazione tra paziente e personale sanitario è importante porre al centro il sistema di valori del paziente e non soltanto il suo stato fisico: anche se una persona non è più autosufficiente, conserva la sua storia, i suoi sentimenti, le sue preferenze. La lettura del testo, svolta in équipe, intende stimolare l’autovalutazione e la maggiore consapevolezza dei punti di forza e debolezza della comunicazione, favorendo momenti di scambio e confronto proprio a partire dalle diversità di opinioni e dalle diverse competenze professionali. Il Manuale vuole aiutare l’operatore sanitario e socio-sanitario ad aumentare la possibilità di comunicare in modo efficace, ma anche di creare alleanze terapeutiche utili a modificare o consolidare comportamenti di salute.
I principali temi analizzati riguardano i diversi aspetti della comunicazione al malato e ai familiari in tutte le fasi di malattia:
- diagnosi, prognosi e piano terapeutico;
- esami diagnostici ed esecuzione delle terapie;
- aspetti genetici;
- problematiche deglutitorie e respiratorie;
- comunicazione nell’uso degli ausili;
- comunicazione nella continuità assistenziale e lavoro di équipe;
- comunicazione nelle scelte di fine vita, consenso informato, cure palliative, lutto.
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Primo Piano - Tubercolosi: da studio ISS test per diagnosticare TBC direttamente dalle urine

Istituto Superiore di Sanità - Gi, 25/01/2018 - 02:25
Già prodotti prototipi di test simili a quelli di gravidanza che saranno disponibili rapidamente

ISS 14 dicembre 2017

Identificare e misurare i componenti del batterio responsabile della tubercolosi direttamente dalle urine dei pazienti malati. E’ questo il risultato del lavoro Urine lipoarabinomannan (LAM) glycan in HIV negative patients with pulmonary tuberculosis correlates with disease severity pubblicato oggi sulla rivista Science Translational Medicine. Lo studio è frutto di una collaborazione internazionale fra l’Istituto Superiore di Sanità, la George Mason University e altre istituzioni in USA, Australia, Perù e UK.

Il lavoro dimostra che è possibile misurare nelle urine dei pazienti affetti da Tubercolosi (TBC) alcuni dei componenti strutturali o secretori del Mycobacterium tuberculosis (Mtb), il batterio responsabile della TBC, con elevata sensibilità e specificità grazie a delle innovative nanoparticelle. Un risultato che riduce i tempi di diagnosi, migliora la precisione, riduce l’invasività delle analisi.

Le condizioni ottimali per l’esecuzione del test sono già state messe a punto e, in particolare, è stato realizzato un prototipo di test rapido simile ad un test di gravidanza, che permette di determinare differenti biomarcatori di infezione tubercolare - dice Roberto Nisini Primo Ricercatore del Dipartimento Malattie Infettive (Immunologia) dell’ISS e tra i responsabili dello studio -. Si può quindi prevedere un rapido trasferimento della tecnologia alla pratica clinica che contribuisce a colmare un gap diagnostico e offre nuove prospettive nel controllo della TBC, particolarmente utile nei paesi in via di sviluppo in cui un test semplice, economico e non invasivo come quello proposto potrebbe contribuire alla limitazione della diffusione della TBC e al controllo dell’efficacia della terapia.

Gli attuali metodi diagnostici per lo screening della TBC (test di Mantoux o il test IGRA), infatti, sono basati sulla valutazione della risposta immunitaria del paziente e hanno delle limitazioni: l’impossibilità di discriminare le forme attive di TBC dalle infezioni tubercolari latenti, la scarsa efficacia in caso di immunodeficienze, la bassa specificità per il test Mantoux e l’alto costo per il test IGRA. D’altra parte, l’identificazione diretta del batterio è possibile solo nelle forme di TBC polmonare aperte bacillifere e la coltura del batterio, quando necessaria, richiede vari giorni prima della risposta. I test molecolari possono ridurre i tempi diagnostici nelle forme di TBC con espettorato positivo, ma possono essere eseguiti solo dopo interventi invasivi nelle forme di TBC diverse dalla polmonare.

Il lavoro, al cui finanziamento ha contribuito fra gli altri il Ministero della Salute con un progetto di Ricerca Finalizzata e la Bill & Melinda Gates Foundation, si basa sull’utilizzo di nanoparticelle, sviluppate dalla Dr. Luchini nei laboratori della GMU, capaci di catturare con alta efficienza costituenti microbici con diverse strutture chimiche, fra cui i glicani e le proteine. Con l’utilizzo di queste nanoparticelle è stato possibile concentrare e proteggere dalla degradazione alcuni costituenti strutturali del Mtb, come il lipoarabinomannano, o secreti, come la proteina ESAT-6, che sono rilasciati nei liquidi biologici e (nelle urine in particolare) di tutti i soggetti con TBC, indipendentemente da un’eventuale co-infezione con HIV. I risultati dimostrano che la rilevazione di tali componenti è diagnostica per TBC e che esiste una correlazione tra la quantità di LAM misurata nelle urine e la severità della malattia.
La potenzialità di tali nanoparticelle di concentrare e conservare molecole nei liquidi biologici anche quando sono presenti in bassissime dosi - conclude Nisini - ci è apparsa estremamente utile per poter migliorare la diagnosi di alcune malattie infettive.
La possibilità di produrre nanoparticelle capaci di concentrare prodotti microbici o virali di diversa natura chimica, apre poi la strada per la possibile messa a punto di strumenti diagnostici innovativi anche per altre patologie infettive acute o croniche che siano più rapidi, economici e specifici di quelli attualmente a disposizione.
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Comunicati stampa - CS N°56/2017 -Tubercolosi: da studio ISS test per diagnosticare TBC direttamente dalle urine

Istituto Superiore di Sanità - Lu, 22/01/2018 - 01:10
Già prodotti prototipi di test simili a quelli di gravidanza che saranno disponibili rapidamente

ISS 14 dicembre 2017

Identificare e misurare i componenti del batterio responsabile della tubercolosi direttamente dalle urine dei pazienti malati. E’ questo il risultato del lavoro Urine lipoarabinomannan (LAM) glycan in HIV negative patients with pulmonary tuberculosis correlates with disease severity pubblicato oggi sulla rivista Science Translational Medicine. Lo studio è frutto di una collaborazione internazionale fra l’Istituto Superiore di Sanità, la George Mason University e altre istituzioni in USA, Australia, Perù e UK.

Il lavoro dimostra che è possibile misurare nelle urine dei pazienti affetti da Tubercolosi (TBC) alcuni dei componenti strutturali o secretori del Mycobacterium tuberculosis (Mtb), il batterio responsabile della TBC, con elevata sensibilità e specificità grazie a delle innovative nanoparticelle. Un risultato che riduce i tempi di diagnosi, migliora la precisione, riduce l’invasività delle analisi.

Le condizioni ottimali per l’esecuzione del test sono già state messe a punto e, in particolare, è stato realizzato un prototipo di test rapido simile ad un test di gravidanza, che permette di determinare differenti biomarcatori di infezione tubercolare - dice Roberto Nisini Primo Ricercatore del Dipartimento Malattie Infettive (Immunologia) dell’ISS e tra i responsabili dello studio -. Si può quindi prevedere un rapido trasferimento della tecnologia alla pratica clinica che contribuisce a colmare un gap diagnostico e offre nuove prospettive nel controllo della TBC, particolarmente utile nei paesi in via di sviluppo in cui un test semplice, economico e non invasivo come quello proposto potrebbe contribuire alla limitazione della diffusione della TBC e al controllo dell’efficacia della terapia.

Gli attuali metodi diagnostici per lo screening della TBC (test di Mantoux o il test IGRA), infatti, sono basati sulla valutazione della risposta immunitaria del paziente e hanno delle limitazioni: l’impossibilità di discriminare le forme attive di TBC dalle infezioni tubercolari latenti, la scarsa efficacia in caso di immunodeficienze, la bassa specificità per il test Mantoux e l’alto costo per il test IGRA. D’altra parte, l’identificazione diretta del batterio è possibile solo nelle forme di TBC polmonare aperte bacillifere e la coltura del batterio, quando necessaria, richiede vari giorni prima della risposta. I test molecolari possono ridurre i tempi diagnostici nelle forme di TBC con espettorato positivo, ma possono essere eseguiti solo dopo interventi invasivi nelle forme di TBC diverse dalla polmonare.

Il lavoro, al cui finanziamento ha contribuito fra gli altri il Ministero della Salute con un progetto di Ricerca Finalizzata e la Bill & Melinda Gates Foundation, si basa sull’utilizzo di nanoparticelle, sviluppate dalla Dr. Luchini nei laboratori della GMU, capaci di catturare con alta efficienza costituenti microbici con diverse strutture chimiche, fra cui i glicani e le proteine. Con l’utilizzo di queste nanoparticelle è stato possibile concentrare e proteggere dalla degradazione alcuni costituenti strutturali del Mtb, come il lipoarabinomannano, o secreti, come la proteina ESAT-6, che sono rilasciati nei liquidi biologici e (nelle urine in particolare) di tutti i soggetti con TBC, indipendentemente da un’eventuale co-infezione con HIV. I risultati dimostrano che la rilevazione di tali componenti è diagnostica per TBC e che esiste una correlazione tra la quantità di LAM misurata nelle urine e la severità della malattia.
La potenzialità di tali nanoparticelle di concentrare e conservare molecole nei liquidi biologici anche quando sono presenti in bassissime dosi - conclude Nisini - ci è apparsa estremamente utile per poter migliorare la diagnosi di alcune malattie infettive.
La possibilità di produrre nanoparticelle capaci di concentrare prodotti microbici o virali di diversa natura chimica, apre poi la strada per la possibile messa a punto di strumenti diagnostici innovativi anche per altre patologie infettive acute o croniche che siano più rapidi, economici e specifici di quelli attualmente a disposizione.
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Comunicati stampa - CS N°54/2017 - L’Istituto Superiore di Sanità in cento scatti firmati Oliviero Toscani

Istituto Superiore di Sanità - Me, 17/01/2018 - 21:13
Una serata all’Auditorium Parco della Musica per presentare il volume del celebre fotografo italiano

Roma, 4 dicembre 2017

Oliviero Toscani fotografa l’Istituto Superiore di Sanità. Un viaggio nei laboratori, nelle sale, negli uffici di uno dei più grandi istituti di sanità pubblica europei. L’obiettivo del grande fotografo ha fissato i volti per raccontare l’entusiasmo, la passione e l’atmosfera che animano più di duemila persone che lavorano con la missione principale di tutelare la salute dei cittadini.
Ne è nato un volume Il contributo italiano alla ricerca per la salute che contiene più di cento scatti del grande maestro italiano della fotografia che ha ritratto tutti, indipendentemente dal ruolo e dalle funzioni, per rappresentare lo spirito di squadra che anima tutte le componenti che partecipano, ognuna con la propria professionalità, al complesso lavoro che svolge l’ente pubblico italiano nell’ambito della ricerca e del controllo in sanità.
Le fotografie, alla presenza di Oliviero Toscani, saranno presentate stasera alle 18.00 alla sala Sinopoli dell’Auditorium Parco della Musica di Roma, nel corso di una serata condotta da Tiberio Timperi con il contributo degli artisti Ennio Fantastichini, Mimmo Locasciulli, Elena Sofia Ricci.
Un omaggio che il Presidente dell’Istituto, Walter Ricciardi, ha voluto fare a tutti coloro che lavorano all’Istituto per sottolineare il presente ma anche per ricordare le sue radici, a cui è dedicato un capitolo del volume.
Le immagini scattate oggi sono anche la testimonianza di ciò che l’Istituto è stato ieri, di quello che hanno ereditato le persone che vi lavorano oggi - afferma Walter Ricciardi, Presidente dell’Istituto Superiore di Sanità - Per parlare di tutto questo ci volevano immagini speciali con una grande forza evocativa. Serviva un grande maestro ed è per questo che ho chiesto a Oliviero Toscani se gli sarebbe piaciuto fare questo viaggio nel mondo della ricerca pubblica
Nel volume, in italiano e inglese, di cui anche il progetto grafico porta la firma dello Studio Toscani, tra i testi, quelli di Sergio Mattarella, Bill Gates e del premio Nobel Eric Chivian.
Il volume che ci ha consegnato è un immagine autentica e al contempo diversa delle persone che vi lavorano - continua Ricciardi - è riuscito a ritrarre con gli schemi e gli strumenti comunicativi della società contemporanea, in modo non convenzionale e senza retorica, ma con concreta efficacia, il senso dell’appartenenza che anima l’Istituto
Un invito che Toscani ha accolto con entusiasmo e che lo ha portato a vivere per diversi giorni negli spazi dell’Istituto e a incontrare le persone per poterne cogliere le espressioni più autentiche.
È stato un viaggio divertente quello che ho compiuto nei corridoi, nei laboratori e negli uffici dell’Istituto - dice Oliviero Toscani - Di queste persone ho ritratto la voglia di vivere, la curiosità, l’intensità degli sguardi, simili a quelli di un ragazzino che spera di trovare qualcosa nel gioco a cui sta giocando. In questo un ricercatore e un creativo si somigliano, nel coraggio di cercare strategie sempre nuove e di non arrendersi.
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Comunicati stampa - CS N°55a/2017 - Screening neonatali, aumenta la copertura in tutto il Paese

Istituto Superiore di Sanità - Ve, 05/01/2018 - 13:46
Oltre l’80% delle Regioni pronte ad attuare i test ISS 12 dicembre 2017

Terminata la raccolta dati realizzata dal Centro Coordinamento degli Screening neonatali (CCS) che si è riunito oggi presso l’Istituto Superiore di Sanità per discutere i risultati del primo monitoraggio effettuato sullo stato dell’arte dell’applicazione degli screening neonatali nelle diverse aree del Paese.
In base all’indagine conoscitiva effettuata dal CCS dopo l’entrata in vigore dell’applicazione della Legge 167/2016 che includeva negli esami da effettuare alla nascita anche i test per identificare oltre 40 malattie metaboliche e ereditarie, da allora fino a oggi 18 Regioni si sono attivate per avviare il programma di screening neonatale esteso. Sale così all’80% il valore della copertura regionale per l’avviamento del programma per effettuare gli screening indicati nella legge e ricompresi nei LEA.
L’indagine messa a punto dal CSS, alla quale hanno risposto tutte le Regioni, è stata il primo atto della Commissione realizzato dopo l’approvazione della Legge che ne prevedeva la sua istituzione.
Il prossimo passo sarà quello di aprire un dialogo con le Regioni per l’attuazione di questa importante legge in modo da garantirne l’uniformità su tutto il territorio, oltre a standard di qualità elevati nella sua applicazione.
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Comunicati stampa - CS N°53/2017- Demenze, aggiornata la mappa online dell’Istituto Superiore di Sanità, Al Sud il numero più basso di strutture

Istituto Superiore di Sanità - Gi, 04/01/2018 - 13:23
Domani all’Iss il convegno: Il contributo dei Centri per i disturbi cognitivi e le Demenze nella gestione integrata

Roma, 22/11/2017

Sono 729 le Strutture Residenziali (SR) pubbliche o convenzionate deputate alla cura e all’assistenza delle demenze censite oggi sul territorio italiano. I dati sono aggiornati al 15 settembre 2017 e tuttora in corso di aggiornamento. Questo il dato globale consultabile sul sito dell’ Osservatorio Demenze e che sarà illustrato domani e dopodomani all’Istituto Superiore di Sanità nel corso dell’XI Convegno Il Contributo dei Centri per i disturbi cognitivi e le Demenze nella gestione integrata dei pazienti.
In base ai dati della mappa online, che ha l’obiettivo di identificare le 2052 strutture presenti sul territori e che è il frutto di un progetto finanziato dal Centro di Prevenzione e Controllo delle malattie del Ministero della Salute e affidato all’Istituto nell’ambito del Piano Nazionale Demenze, resta ampia la forbice tra Nord e Sud nell’offerta dei servizi.
Al Nord sono presenti il 51% delle strutture segnalate, al centro il 35% e al Sud e Isole il 14%. L’analisi delle caratteristiche delle SR rispondenti indica che il 48% sono private convenzionate/a contratto; il 49% delle SR ha nuclei dedicati alle demenze mentre nel 44% dei casi le persone con demenza usufruiscono di posti letto in stanze con persone affette da altre patologie.

In Italia si stima circa un milione di persone colpite da demenza e tre milioni di familiari che vivono con loro - afferma Walter Ricciardi, Presidente dell’Istituto Superiore di Sanità - L’aumento dell’età media non ci permette di sottovalutare questa che è una sfida per la sanità del futuro sulla quale si giocano anche temi economici, sociali e di grande rilevanza etica. Uno strumento questo che è senz’altro una bussola per orientarci a comprendere la direzione in cui può viaggiare un sistema di cure e assistenza sostenibili

Oggi, grazie alla collaborazione con le Regioni - afferma Nicola Vanacore, ricercatore del Centro Nazionale Prevenzione e Promozione della Salute dell’ ISS e responsabile del progetto - possiamo finalmente disporre in Italia di uno strumento, quale la mappa online (nata per identificare le strutture), che se utilizzato in tutte le sue potenzialità, può consentire di migliorare sia la programmazione dei servizi dedicati alle demenze sia la qualità dell’assistenza ai pazienti e i familiari, perseguendo un tema cruciale per il sistema socio-sanitario pubblico quale quello dell’appropriatezza.

Al 2015 sono state rilevate 46 milioni di persone con una diagnosi di demenza in tutto il mondo, al 2050 questo numero è destinato a salire a 131,5milioni. Queste le stime secondo il World Alzheimer Report 2015: The Global Impact of Dementia. Il maggior incremento è previsto nei paesi in via di sviluppo dove mancano risorse economiche e strumenti per poter sostenere da un punto di vista diagnostico e terapeutico tali patologie.
Le demenze rappresentano una priorità di sanità pubblica. L’Organizzazione Mondiale della Sanità a maggio 2017 ha presentato il Piano Mondiale delle Demenze. Dal 2014 l’Italia si è dotata del Piano Nazionale Demenze (PND) che ha ridenominato le Unità di Valutazione Alzheimer (UVA) come Centri per Disturbi Cognitivi e Demenze (CDCD) ed ha sottolineato la necessità di organizzarli insieme agli altri Servizi sanitari e socio-sanitari, nella logica della gestione integrata e della costruzione di percorsi assistenziali dedicati.
Al tema delle demenze e all’impegno dell’ISS in questo ambito è dedicato un Primo Piano
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Primo Piano - Artroprotesi: in 15 anni l’intervento alla spalla è aumentato di 5 volte, raddoppiato quello al ginocchio

Istituto Superiore di Sanità - Ve, 22/12/2017 - 04:57
In aumento tutti gli interventi soprattutto per le donne tra i 65 e i 74 anni. Ecco i dati del registro dell’ISS

ISS 21 dicembre 2017

E’ in costante aumento in Italia il numero di impianti di protesi ortopediche. Più che raddoppiato in 15 anni il numero di interventi sul ginocchio e quintuplicato il numero di quelli sulla spalla. L’anca resta ancora l’articolazione più operata (56,3%) seguita da ginocchio (38,6%), spalla (3,9%), caviglia (0,3%) e altre articolazioni (0,9%). Un volume di interventi importante: 181.738 nel 2015 con un impatto sul Fondo sanitario, per il solo intervento chirurgico, stimabile intorno al 1,5%. Nel nostro Paese sono 764 le strutture che effettuano interventi primari di sostituzione totale di anca, 754 quelle attive per gli interventi primari sul ginocchio. L’artrosi la diagnosi più frequente: ne soffre il 63% dei pazienti operati all’anca e il 95% di quelli operati al ginocchio; nel 30% dei casi si impianta una protesi di anca per trattare una frattura del collo del femore. Le infezioni hanno riguardato il 7,7% degli interventi di revisione di anca e il 27,1% di quelli di ginocchio. Negli interventi di elezione è prevalente l’utilizzo di protesi di ginocchio cementate (61,4%) e di protesi di anca non cementate (82,7%); in queste ultime prevale l’utilizzo delle teste in ceramica accoppiate con inserti in polietilene. Questi i risultati scaturiti dal Quarto Report del RIAP dal titolo Potenziare la qualità dei dati per migliorare la sicurezza dei pazienti, in seguito alle analisi svolte sui dati nazionali delle Schede di Dimissione Ospedaliera (SDO) dell’anno 2015 (anca, ginocchio e spalla e, per la prima volta, caviglia) e sui dati raccolti dal RIAP nelle 11 regioni e nelle due provincie autonome partecipanti nel 2016, circa 60.000 interventi di anca e di ginocchio che rappresentano il 34% del volume nazionale.

L’esperienza RIAP ha mostrato chiaramente che il traguardo della copertura nazionale potrà essere raggiunto solo con l’adozione di provvedimenti che sanciscano l’obbligatorietà della registrazione. La pubblicazione del DPCM 3/3/2017 sui Registri è un grande passo avanti in questa direzione e l’obiettivo di arrivare a raccogliere i dati sull’intero territorio nazionale è più vicino. Ben 27 dei 31 sistemi di sorveglianza e tre dei 15 registri nazionali individuati dal DPCM, tra i quali il Registro delle protesi impiantabili che ricomprende anche il Registro Italiano ArtroProtesi, sono istituiti presso l’Istituto Superiore di Sanità - dice Walter Ricciardi, Presidente dell’ISS - un traguardo che rappresenta un passaggio epocale per le responsabilità che ci vengono affidate per garantire al Paese un sistema informativo sanitario adeguato, stabile e di qualità. Il provvedimento rafforza il ruolo del nostro Istituto per la sanità pubblica, sia nazionale che internazionale, e costituisce contemporaneamente il coronamento del lavoro di molti anni, oltre che un essenziale punto di partenza per la stesura dei Regolamenti necessari a rendere operativa la volontà del legislatore. E sono proprio implementare un sistema di monitoraggio che copra tutto il territorio italiano, sostenere l'offerta delle migliori cure per i pazienti e tutelare la loro sicurezza gli obiettivi del Registro Italiano ArtroProtesi (RIAP) che, avviato 10 anni fa su mandato del Ministero della Salute, rappresenta oggi una estesa rete di stakeholder che collaborano per creare una raccolta dati nazionale efficiente e di qualità. Anche quest’anno abbiamo voluto insistere sulla necessità di rendere disponibili dati di qualità - dice Marina Torre responsabile del RIAP - . L’obiettivo del Registro è tutelare la sicurezza dei pazienti e per raggiungerlo non possiamo quindi prescindere dall’avviare un percorso che analizzi la qualità dei dati raccolti.

Dal Report, distribuito in occasione della X Conferenza Nazionale dei Dispositivi Medici, risulta inoltre che il 46% delle strutture (quindi quasi la metà) che operano l’anca e il 53% di quelle che operano il ginocchio effettuano meno di 50 interventi di artroprotesi l’anno, un numero al di sotto del quale è più probabile che si verifichino delle complicanze dopo l’operazione. Un altro dato interessante riguarda il genere: le donne si operano di più degli uomini, sia di anca che di ginocchio che di spalla, ma mediamente in età più avanzata anche se, per entrambi i sessi, il picco si ha nella fascia 65-74. Il contrario accade per la caviglia, per la quale il numero maggiore di interventi è effettuato sugli uomini e l’età è più bassa per entrambi i sessi: meno di 45 gli uomini, 55-64 le donne. Confermato il dato dell’anno precedente sulla mobilità interregionale per gli interventi di anca, ginocchio e spalla: un fenomeno che interessa tutte le regioni e che mostra valori maggiori degli indici di attrazione al Nord e di quelli di fuga al Sud a conferma della propensione degli italiani ad essere operati in regioni diverse da quella di residenza secondo una direttrice dal Sud al Nord. Per la caviglia, invece, la casistica è numericamente contenuta e gli interventi sono prevalentemente effettuati in tre regioni: Lombardia, Emilia-Romagna, e Veneto.
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Comunicati stampa - CS N°50/2017 - Dichiarazione del Presidente Walter Ricciardi su nomina Executive Board dell’OMS

Istituto Superiore di Sanità - Gi, 21/12/2017 - 04:18
ISS 16 Novembre 2017

Il Presidente dell’ISS Walter Ricciardi esprime il suo ringraziamento al Ministro della Salute Beatrice Lorenzin per la prestigiosa nomina nell’Executive Board dell’OMS. E’ un onore - dice Ricciardi - ma anche una responsabilità nei confronti della quale profonderò il massimo impegno. Spero con il mio contributo di consolidare sempre più il ruolo internazionale dell’Italia per la salute globale
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