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Primo Piano - Sindrome Feto alcolica: il centro nazionale Dipendenze e Doping risponde a Lancet

Istituto Superiore di Sanità - Ma, 13/06/2017 - 20:10
ISS 9 maggio 2017

E’ stata pubblicata nell’edizione on line della prestigiosa rivista Lancet Global Health la lettera* di Roberta Pacifici e Simona Pichini del Centro Nazionale Dipendenze e Doping dell’Istituto Superiore di Sanità con cui si chiede di ridiscutere i dati riportati nell’articolo di Svetlana Popova (Centre for Addiction and Mental Health) sulla prevalenza globale dell'uso di alcol durante la gravidanza e sulla sindrome fetoalcolica (FAS). Secondo questa stima l’Italia è considerata tra i cinque paesi in tutto il mondo con la più alta prevalenza di FAS per 10.000 persone.
Pichini e Pacifici chiedono la revisione del dato per le seguenti ragioni: in base a studi recenti del Centro nazionale Dipendenze e Doping l’esposizione prenatale complessiva all'alcol materno mediante la misura di biomarcatori in meconio neonatale è risultata essere del 7,9% con valori che variavano tra 0 e 10% lungo la penisola italiana con un valore massimo isolato del 29,4% nella Capitale.
Tali dati sono in linea con l’Organizzazione Mondiale della Sanità secondo cui l’Italia è il paese con il minor quantitativo di consumo procapite di alcol (6,7 litri), con la minima percentuale delle donne con consumo problematico di alcol (0,8%) e dipendenza dall'alcol (0,4%) e con la più alta percentuale di donne astemie (37,5%) tra tutti i paesi europei con l'esclusione di stati orientali con prevalente fede musulmana (es. Azerbaigian, Kirghizistan, Tagikistan). Gli studi sul consumo gestazionale di alcol in Italia, inoltre, sono pochi, datati, comprendenti un numero limitato di donne in città selezionate, quindi non rappresentativi della popolazione generale.
Infine i tassi di FAS tra il 4 e 12 per 1000 riportati da Popova e collaboratori per la penisola italiana in realtà provengono da un unico studio osservazionale del 2011 su 976 bambini di una zona suburbana rurale dell’Italia centrale di produttori di vino. Quindi anche in questo caso per nulla rappresentativi della situazione generale italiana.
Pichini, Pacifici e altri colleghi coautori della lettera invitano la comunità sanitaria nazionale a riconoscere la necessità di uno studio appropriato e ben disegnati sull'uso dell'alcol durante la gravidanza scegliendo un campione di donne italiane rappresentative della popolazione generale, misurando il biomarcatore di esposizione fetale all’alcol e organizzando infine un follow-up dei neonati risultati esposti a questo teratogeno. Ciò anche la fine di poter calcolare in modo accurato la reale prevalenza dei casi di FAS. Qualsiasi previsione basata su simulazione non attendibile o dati non generalizzabili, quale quella di Popova e colleghi non può essere considerata attendibile.

*La lettera è stata scritta in collaborazione anche con il dott. Francesco Paolo Busardò dell’Università Sapienza di Roma, il dott. Luigi Tarani e il dott. Mauro Ceccanti del Policlinico Umberto I di Roma
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Comunicati stampa - CS N°28/2017 Okkio alla Salute, diminuiscono sovrappeso e obesità infantile, ma l’Italia resta ancora tra i Pasi con livelli più alti in Europa

Istituto Superiore di Sanità - Ma, 13/06/2017 - 20:10
ISS, 4 Maggio 2017

Ricciardi:Serve lavorare sull’educazione. Il 40% dei genitori con figli sovrappeso o obesi è convinto che abbiano un giusto peso

Spinelli:Nutrizione e attività fisica dei bambini ancora da migliorare

Sono diminuiti del 13% in meno di dieci anni i bambini obesi e in sovrappeso nel nostro Paese. È questo l’ultimo dato rilevato dal Sistema di Sorveglianza OKkio alla SALUTE, promosso dal Ministero della Salute/CCM (Centro per il Controllo e la prevenzione delle Malattie) coordinato dall’Istituto Superiore di Sanità, e illustrato oggi presso l’Auditorium Biagio D’Alba del Ministero della salute, nel corso del convegno Dieci anni di OKkio alla SALUTE: i risultati della V raccolta dati e le sfide future.

I dati sono stati raccolti su un campione di 48.946 bambini di 8-9 anni e 48.464 genitori, rappresentativo di tutte le regioni italiane. I bambini sono stati misurati (peso e statura) all’interno delle scuole da operatori formati con metodologia standardizzata.

Un dato che, se pure conferma la lenta ma costante diminuzione del fenomeno, lascia l’Italia nella classifica dei peggiori Paesi europei per obesità infantile, come dimostra la hildhood Obesity Surveillance Initiative - COSI della Regione europea dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, iniziativa internazionale a cui partecipano più di 30 Paesi.

L’obesità è diventata uno dei maggiori problemi di sanità pubblica in Italia. Nonostante il miglioramento registrato dagli ultimi dati restano forti differenze geografiche tra Nord e Sud, a discapito di quest’ultimo - dichiara Walter Ricciardi, Presidente dell’ISS - La diminuzione del tasso di obesità nei bambini è un segno che le politiche sanitarie messe in atto cominciano a dare i primi risultati ed è contemporaneamente il segnale che dobbiamo concentrare maggiormente gli sforzi in questa direzione. Tuttavia - prosegue Ricciardi - resta molto da fare, soprattutto nella promozione della consapevolezza sui corretti stili di vita. I genitori devono fare la loro parte: questi dati ci dicono infatti che circa il 40% delle madri di bambini in sovrappeso o obesi ritiene che il peso del proprio figlio sia nella norma.



In particolare, l’indagine coordinata dall’ISS mostra che la percentuale di bambini obesi di 8-9 anni scende dal 12% del 2008/09 al 9,3% del 2016, e quella dei bambini in sovrappeso passa dal 23,2% del 2008/9 al 21,3% del 2016.

La rilevazione 2016, confermando i dati precedenti, ha messo in luce la grande diffusione tra i bambini di abitudini alimentari errate, seppure si sia rilevato un miglioramento per quanto riguarda il consumo di frutta e/o verdura (aumentato) e il consumo di bevande zuccherate e/o gassate (diminuito).Tuttavia è una dieta bilanciata uno degli obiettivi più difficili da ottenere a tavola con i nostri bambini.

In Italia l’8% dei bambini salta la prima colazione e il 33% fa comunque una colazione inadeguata, cioè sbilanciata in termini di carboidrati e proteine condizionando negativamente l’equilibrio calorico del resto dei pasti - spiega Angela Spinelli del Centro Nazionale per la Prevenzione delle Malattie e Promozione della Salute - a metà mattina. Inoltre a metà mattina, il 53% dei bambini fa una merenda troppo abbondante e il 20% dei genitori dichiara che i propri figli non consumano quotidianamente frutta e verdura, mentre il 36% consuma quotidianamente bevande zuccherate o gassate.

Non bisogna dimenticare che ad una sana alimentazione si deve affiancare un adeguato movimento, attualmente ancora poco promosso. Infatti, il 23,5% dei bambini svolge giochi di movimento al massimo un giorno a settimana, il 33,8% dei bambini svolge attività fisica strutturata al massimo un giorno a settimana e il 18% non ha fatto attività fisica il giorno precedente l’indagine. Inoltre, solo circa 1 bambino su 4 si reca a scuola a piedi o in bicicletta. Attitudini che si radicano ancora di più grazie all’uso scorretto delle tecnologie vecchie e nuove: il 44 % ha la TV in camera, il 41% guarda la TV e/o gioca con i videogiochi/tablet/cellulari per più di 2 ore al giorno che è il massimo del tempo raccomandato dagli esperti.


Il problema obesità

L’elevata prevalenza di sovrappeso e obesità infantile costituisce un problema di sanità pubblica a livello mondiale. L’obesità rappresenta un importante fattore di rischio di malattie croniche e, se presente in età pediatrica, si associa ad una più precoce insorgenza di patologie tipiche dell’età adulta. Infatti, l’impatto dell’obesità e delle sue conseguenze in termini sociali giustifica la necessità di intraprendere interventi urgenti ed incisivi per contrastare la diffusione del fenomeno. E’ necessario investire nella prevenzione, anche con il coinvolgimento attivo di settori della società esterni al sistema sanitario, sia istituzionali che della società civile, così come raccomandato dall’Unione Europea (UE) e dall’OMS attraverso strategie e Piani d’azione. Tutte le Regioni sono, inoltre, impegnate nella realizzazione del Piano Nazionale della Prevenzione (PNP) 2014-2018 che, secondo l’approccio del Programma Guadagnare salute, interviene attraverso strategie di popolazione in specifici setting. Particolarmente importante a tal fine è il raccordo tra salute e scuola cui compete un ruolo educativo molto rilevante anche nel supportare e stimolare comportamenti salutari a partire dall’infanzia, coinvolgendo le famiglie e l’intera comunità scolastica.

Il PNP, in particolare, per la prevenzione delle malattie croniche non trasmissibili mira al raggiungimento dei seguenti obiettivi:

- aumento del 25% dei bambini in allattamento materno esclusivo fino al sesto mese (180 giorni di vita);
- incremento del 15% della prevalenza di bambini di 8-9 anni che consumano almeno 2 volte al giorno frutta e/o verdura;
- riduzione del 30% della prevalenza di soggetti di 3 anni e più che non prestano attenzione alla quantità di sale e/o al consumo di cibi salati.

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Statement from FDA Commissioner Scott Gottlieb, M.D. – FDA is taking new steps to help assess opioid drugs with abuse-deterrent properties

Food and Drug Administration - Ma, 13/06/2017 - 15:03
Last month, I asked my colleagues at the FDA to identify what additional and more forceful steps the FDA can take, on top of the vigorous work the agency is already doing, to address the crisis of opioid addiction. Everyone at the FDA is committed to focusing on all aspects of the epidemic. The new policy steps that we announced included the formation of a steering committee to examine additional regulatory and policy actions that we can take to combat this crisis. This steering committee will place particular emphasis on evaluating efforts we can take to reduce the number of new cases of addiction.
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FDA requests removal of Opana ER for risks related to abuse

Food and Drug Administration - Gi, 08/06/2017 - 22:15
Today, the U.S. Food and Drug Administration requested that Endo Pharmaceuticals remove its opioid pain medication, reformulated Opana ER (oxymorphone hydrochloride), from the market. After careful consideration, the agency is seeking removal based on its concern that the benefits of the drug may no longer outweigh its risks. This is the first time the agency has taken steps to remove a currently marketed opioid pain medication from sale due to the public health consequences of abuse.
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Primo Piano - Depressione, l’efficacia dei farmaci dipende anche dal contesto ambientale

Istituto Superiore di Sanità - Me, 07/06/2017 - 16:56
ISS 27/04/2017

Due studi, coordinati dall’ISS e pubblicati sulle riviste Molecular Psychiatry e Translational Psychiatry, dimostrano come l’ambiente svolga un ruolo fondamentale nell’efficacia dei farmaci antidepressivi

L’efficacia dei trattamenti antidepressivi serotoninergici dipende anche dal contesto ambientale in cui vive il paziente e, quindi, in cui i farmaci vengono assunti. Questo perché l’azione del farmaco consiste, almeno in parte, nell’aumentare la plasticità neurale, amplificando, in un ambiente favorevole, l’opportunità dell’individuo a ridurre o eliminare i sintomi della depressione. E’ questa la conclusione a cui è giunta un’équipe internazionale di ricercatori, coordinati da Igor Branchi, del Centro per le Scienze Comportamentali e la Salute Mentale dell’Istituto Superiore di Sanità, in uno studio pubblicato questo mese su una delle più prestigiose riviste di psichiatria, Molecular Psychiatry. Conclusione che è stata confermata in uno studio gemello condotto dagli stessi autori su pazienti depressi e pubblicato pochi giorni fa sulla rivista Translational Psychiatry.

Gli SSRI - spiega Branchi, affiancato nell’indagine dai colleghi dell’Università La Sapienza di Roma, dell’Università di Modena e Reggio Emilia e dell’ateneo di Zurigo (Svizzera) - non risultano sempre efficaci. Per capirne i motivi, abbiamo ipotizzato come l'aumento della plasticità neurale indotta dal farmaco produca un aumento della suscettibilità agli stimoli ambientali. Di conseguenza, abbiamo analizzato, sia in modelli sperimentali sia in pazienti, il ruolo dell'ambiente nel determinare l'efficacia del trattamento. I risultati hanno dimostrato come il trattamento con SSRI aumenti in modo dose-dipendente l'influenza delle condizioni di vita sull’umore. Ciò è stato osservato sia su parametri clinici, quali la gravità della psicopatologia, che preclinici e molecolari, come i livelli di neutrotrofine e la neurogenesi.

Queste scoperte - conclude il ricercatore - possono contribuire a migliorare la pratica clinica, mettendo a punto strategie terapeutiche basate sulla combinazione del trattamento farmacologico con un approccio terapeutico, come la terapia cognitivo-comportamentale, che permetta, a chi soffre di depressione, di affrontare ambienti di vita avversi ed eventi stressanti con maggiore successo, aumentando l'efficacia del trattamento.

Lo stesso Editor-in-chief della rivista Molecular Psychiatry, il Professor Julio Licinio, dedica un editoriale al lavoro di Branchi e dei suoi collaboratori, in cui commenta come i risultati ottenuti possano spiegare la variabilità dell’ efficacia del trattamento con gli antidepressivi e possano così rappresentare un passo importante per la comprensione del meccanismo di azione di questi farmaci.

Infine, per capire la portata del problema, basti pensare che l’OMS ha definito la depressione una vera e propria emergenza sanitaria che colpisce 322 milioni di persone in tutto il mondo. Tale emergenza è aggravata dal fatto che circa il 60-70% dei pazienti trattati con il farmaco più comunemente utilizzato nelle principali forme di depressione, ovvero gli inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina (SSRI), non guarisce e il 30-40% non mostra neanche una risposta significativa al farmaco”.
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Primo Piano - Il consumo di caffè riduce del 50% il rischio di contrarre il cancro alla prostata

Istituto Superiore di Sanità - Me, 07/06/2017 - 16:56
ISS 26 aprile 2017

Evidenze da uno studio epidemiologico congiunto ISS-Neuromed condotto su 7.000 uomini

Più di tre tazzine di caffè al giorno riducono il rischio di cancro alla prostata. E’ il risultato di uno studio, pubblicato sulla rivista International Journal of Cancer, condotto dall’Istituto Superiore di Sanità e dall’IRCCS Istituto Neurologico Mediterraneo - NEUROMED di Pozzilli (IS).
A livello epidemiologico lo studio è stato condotto su circa 7000 soggetti sani maschi di età superiore a 50 anni, selezionati nella coorte Moli-sani, seguiti per circa 4 anni. Per gli studi in vitro, sono state utilizzate 2 linee di cancro prostatico umano su cui sono stati provati estratti di caffè e concentrazioni crescenti di caffeina per valutare potenziali effetti antineoplastici e antimetastatici.
I soggetti che durante la fase di osservazione hanno ricevuto diagnosi di cancro alla prostata sono risultati essere quelli che avevano un consumo inferiore di caffè, rispetto ai soggetti che non avevano ricevuto tale diagnosi. In particolare, è risultato che i soggetti che abitualmente consumano più di 3 tazze di caffè (del tipo italiano) al giorno hanno una riduzione del 53% del rischio di contrarre il cancro alla prostata.
Il nostro studio - dice Francesco Facchiano del Dipartimento di Oncologia e medicina molecolare dell’ISS, uno degli autori dello studio - indica che i consumatori abituali di caffè e che bevono più di 3 tazzine di caffè al giorno hanno minori probabilità di contrarre il tumore alla prostata; naturalmente, come in tutte le cose, vanno evitati gli eccessi che potrebbero avere effetti negativi di altro tipo.
La conferma in vitro è venuta dall’osservazione che su 2 differenti linee di cancro della prostata umano, la caffeina, uno dei principali (ma non l’unico) principio bioattivo contenuto nel caffè, ha una significativa azione antiproliferativa e antimetastatica.
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FDA expands use of Sapien 3 artificial heart valve for high-risk patients

Food and Drug Administration - Lu, 05/06/2017 - 21:44
The U.S. Food and Drug Administration today approved an expanded indication for the Sapien 3 Transcatheter Heart Valve (THV) for patients with symptomatic heart disease due to failure of a previously placed bioprosthetic aortic or mitral valve whose risk of death or severe complications from repeat surgery is high or greater.
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FDA approves first generic Strattera for the treatment of ADHD

Food and Drug Administration - Ma, 30/05/2017 - 22:49
The U.S. Food and Drug Administration today approved the first generic versions of Strattera (atomoxetine) to treat attention-deficit/hyperactivity disorder (ADHD) in pediatric and adult patients.
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Primo Piano - Al via la Settimana europea delle vaccinazioni 2017

Istituto Superiore di Sanità - Me, 24/05/2017 - 08:10
20 aprile 2017
I vaccini? funzionano! Proteggono la salute in ogni fase della vita. È questo lo slogan, e filo conduttore, dell’edizione 2017 della Settimana delle vaccinazioni che si svolge dal 24 al 30 aprile in tutto il mondo sotto iniziativa dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms). La World Immunization Week (WIW), che in Europa prende il nome di European Immunization Week (EIW), mira a sensibilizzare la popolazione e i decisori sull’importanza delle vaccinazioni in tutte le fasi della vita.

L’evidenza dei dati

Dipartimento Malattie infettive, Iss

La vaccinazione protegge da malattie gravi e rappresenta uno degli interventi più efficaci e sicuri in sanità pubblica. Grazie alla vaccinazione, l’incidenza di molte gravi malattie nel mondo è drasticamente diminuita e sono stati evitati miliardi di complicanze e decessi. Questa diminuzione è andata di pari passo con l’aumento generale delle coperture vaccinali tra la popolazione ma se non vengono mantenute coperture vaccinali ottimali, alcune malattie eliminate o diventate rare (come la polio o la difterite) potrebbero rapidamente riapparire, perché gli agenti infettivi che le causano continuano a circolare in altre parti del mondo. Oltre alla riduzione della mortalità e della morbilità correlate alle malattie infettive evitate, l’efficacia della vaccinazione è evidente anche in termini di riduzione della spesa sanitaria.

Un confronto tra media annuale dei casi in epoca pre e post vaccinale permette di osservare la riduzione (in percentuale) dei casi di malattie prevenibili da vaccino che si è registrata in Italia nel corso del tempo. Dai dati emerge chiaramente che grazie alla diffusione delle vaccinazioni si è registrato un importante calo del numero dei casi per tutte le malattie elencate (da un minimo di una riduzione dell’86% per l’epatite B a un massimo del 100% per polio e difterite).

Per consultare le tabelle e scaricare i materiali si può consultare la pagina e la sezione
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FDA approves first cancer treatment for any solid tumor with a specific genetic feature

Food and Drug Administration - Ma, 23/05/2017 - 21:01
The U.S. Food and Drug Administration today granted accelerated approval to a treatment for patients whose cancers have a specific genetic feature (biomarker). This is the first time the agency has approved a cancer treatment based on a common biomarker rather than the location in the body where the tumor originated
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FDA approves first drug to specifically treat giant cell arteritis

Food and Drug Administration - Lu, 22/05/2017 - 16:50
The U.S. Food and Drug Administration today expanded the approved use of subcutaneous Actemra (tocilizumab) to treat adults with giant cell arteritis. This new indication provides the first FDA-approved therapy, specific to this type of vasculitis.
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Primo Piano - Medicinali a base di batteri e lieviti, al via una consultazione pubblica UE sugli standard di qualità

Istituto Superiore di Sanità - Gi, 18/05/2017 - 04:51
ISS 18/04/2017

La Farmacopea Europea ha indetto una consultazione pubblica su tre nuove monografie che, per la prima volta in Europa, propongono standard armonizzati di qualità per i Live Biotherapeutic Products (LBPs), per i quali in ISS sono presenti gli esperti che rappresentano l’Italia nella Farmacopea Europea.

Si tratta di medicinali contenenti microrganismi vivi, come batteri o lieviti, che hanno un impatto positivo sulla salute e sulla fisiologia dell’ospite. Le specie più comuni tra i batteri sono: Lactobacilli, Bifidobacteria, alcune specie di [/]Streptococco, Bacillus clausii, e tra i lieviti: Saccharomyces cerevisiae var boulardi. Tuttavia, anche se molti LBPs sono disponibili sul mercato europeo, mancano attualmente standard a livello europeo che ne garantiscano la qualità a protezione della salute e della sicurezza dei pazienti residenti negli Stati membri.
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FDA expands approved use of Kalydeco to treat additional mutations of cystic fibrosis

Food and Drug Administration - Me, 17/05/2017 - 22:14
The U.S. Food and Drug Administration today expanded the approved use of Kalydeco (ivacaftor) for treating cystic fibrosis. The approval triples the number of rare gene mutations that the drug can now treat, expanding the indication from the treatment of 10 mutations, to 33. The agency based its decision, in part, on the results of laboratory testing, which it used in conjunction with evidence from earlier human clinical trials. The approach provides a pathway for adding additional, rare mutations of the disease, based on laboratory data.
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FDA warns Americans about risk of inaccurate results from certain lead tests

Food and Drug Administration - Me, 17/05/2017 - 14:51
The U.S. Food and Drug Administration and Centers for Disease Control and Prevention are warning Americans that certain lead tests manufactured by Magellan Diagnostics may provide inaccurate results for some children and adults in the United States.
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Comunicati stampa - CS N°25/2017 Riprodotto in provetta glioblastoma, il più aggressivo tumore al cervello, per aprire la strada a efficaci cure personalizzate. Su “Neuro Oncology” lo studio condotto da team ricercatori Università Cattolica-Fondazione Pol

Istituto Superiore di Sanità - Ma, 16/05/2017 - 03:10
Roma, 14 aprile 2017

Dalla riproduzione in laboratorio del glioblastoma, il più aggressivo tumore cerebrale, purtroppo ancora oggi senza efficaci terapie, allo studio di cure personalizzate in grado di colpire selettivamente le cellule staminali tumorali che ne favoriscono la recidiva. È questo in sintesi il risultato dello studio realizzato da una equipe multidisciplinare di ricercatori dell’Università Cattolica - Fondazione Policlinico Universitario A. Gemelli di Roma e dell’Istituto Superiore di Sanità e pubblicato sulla prestigiosa rivista scientifica Neuro-Oncology.

Il glioblastoma è il tumore cerebrale più maligno e, purtroppo, anche più frequente nell’adulto. In Europa e nel Nord America, la sua incidenza è di 2-3 nuovi casi all'anno su 100.000 abitanti. Non esiste alcun trattamento efficace per una cura completa di questo tumore, né è possibile fare programmi di screening per prevenirlo.

Nonostante i progressi dell’oncologia in campo genetico e molecolare, sono stati ottenuti soltanto miglioramenti limitati della sopravvivenza dei pazienti affetti da glioblastoma negli ultimi decenni. Quasi inesorabilmente, il glioblastoma recidiva nel cervello dopo circa 14-15 mesi dall’intervento neurochirurgico e dalla radio-chemioterapia.

La resistenza del glioblastoma alle cure è dovuta verosimilmente alla presenza di cellule staminali tumorali che invece di dare origine a un tessuto sano producono un tumore. Queste cellule, che rappresentano quindi il reservoir tumorale, sono molto resistenti alle radiazioni e ai farmaci chemioterapici e sono anche in grado di migrare al di fuori del tumore per invadere il tessuto cerebrale, lontano dall’area coinvolta dalla rimozione chirurgica.

In questo studio, pubblicato nelle scorse settimane su Neuro-Oncology, i ricercatori degli Istituti di Neurochirurgia, Anatomia Patologica, e Patologia Generale dell’Università Cattolica e del Policlinico A. Gemelli di Roma in collaborazione con il Dipartimento di Oncologia e Medicina Molecolare dell’Istituto Superiore di Sanità hanno dimostrato che è possibile riprodurre in laboratorio il tumore asportato in sala operatoria attraverso l’impiego delle cellule staminali tumorali. Queste cellule si moltiplicano in provetta, aggregandosi a formare delle sfere che riproducono in miniatura il tumore del paziente conservandone le caratteristiche genetiche e molecolari.

Già poche settimane dopo l’intervento - afferma il Prof. Roberto Pallini, neurochirurgo dell’Università Cattolica-Policlinico A. Gemelli - possiamo analizzare in laboratorio le cellule staminali di un determinato paziente e conoscere in anticipo la risposta del tumore alla radio-chemioterapia. Inoltre possiamo testare in laboratorio nuovi farmaci anti-tumorali per giungere a una terapia oncologica personalizzata, cioè adattata in base ai bersagli molecolari trovati nel tumore di ogni singolo paziente.

Il passo successivo - secondo la Dott.ssa Lucia Ricci Vitiani, ricercatrice dell’Istituto Superiore di Sanità - sarà l’identificazione delle alterazioni molecolari alla base della resistenza alle terapie di queste cellule e l’individuazione di bersagli terapeutici alternativi per progettare nuove cure più efficaci.

E’ molto importante - aggiunge il Prof. Luigi Maria Larocca, Anatomo-Patologo dell’Università Cattolica-Policlinico A. Gemelli - che le cellule staminali tumorali, anche dopo diversi passaggi in coltura, conservano le caratteristiche molecolari del tumore del paziente, permettendo in tal modo di provare l’efficacia di nuovi farmaci non appena disponibili.


Le ricerche sulle cellule staminali del glioblastoma, iniziate circa 10 anni fa sotto la spinta del Prof. Giulio Maira, già Ordinario di Neurochirurgia all’Università Cattolica, e proseguite con il Prof. Alessandro Olivi, direttore della Neurochirurgia dell’Università Cattolica-Policlinico A. Gemelli di Roma, sono stati possibili solo grazie alla forte collaborazione tra la Neurochirurgia del Gemelli e i ricercatori di Anatomia Patologica e Patologia Generale dell’Università Cattolica e del Dipartimento di Oncologia e Medicina Molecolare dell’Istituto Superiore di Sanità.
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FDA authorizes use of new device to treat esophageal birth defect in babies

Food and Drug Administration - Ve, 12/05/2017 - 18:51
The U.S. Food and Drug Administration today authorized use of the Flourish Pediatric Esophageal Atresia Anastomosis, a first-of-its-kind medical device to treat infants up to one year old for a birth defect that causes a gap in their esophagus, called esophageal atresia.
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Primo Piano - Alcol, consumi in aumento in Italia in particolare per giovani, anziani e donne

Istituto Superiore di Sanità - Lu, 08/05/2017 - 23:03
ISS 12/04/2017

Le linee guida europee RARHA prodotte dall'ISS: necessario investire in identificazione precoce, informazione e prevenzione per favorire il raggiungimento degli obiettivi dei Piani di Prevenzione nazionale e regionali

Sono in aumento in Italia i consumi di bevande alcoliche, soprattutto tra i giovanissimi. Lo dicono i dati del Report elaborato dall’Osservatorio Nazionale Alcol dell’ISS presentato in occasione dell’Alcohol Prevention Day. Aumento dei consumi pro-capite che sono coerenti con le tendenze rielaborate sui dati ISTAT di oltre 35 milioni di consumatori di più di 11 anni di almeno una bevanda alcolica con prevalenza maggiore tra gli uomini rispetto alle donne con una evidente crescita dei consumi al di fuori dei pasti (nel 2013 erano il 25,8%, nel 2014 erano il 26,9%, nel 2015 risultano il 27,9%) e dei consumatori occasionali (dal 38,6%del 2014 al 42,3% del 2015). Sono soprattutto le donne e naturalmente i giovani, adolescenti e minori a bere fuori pasto.

I nuovi modelli del bere proposti dal marketing e dalle mode sostenute negli anni da strategie di mercato sono una realtà ben evidenziata in tutta Europa. L’Italia è oggi sotto l’effetto dell’onda lunga di abitudini di consumo avviate in realtà nord-europee - commenta Emanuele Scafato, Direttore dell’Osservatorio Nazionale Alcol dell’ISS che elabora i dati per la Relazione al Parlamento del Ministro alla Salute appena pubblicata - tuttavia, grazie a importante campagne di sensibilizzazione, si è già incominciata a verificare tra i giovani la sostituzione di queste abitudini con alternative culturali più salutari e socializzanti ad esempio legate al fitness o al cibo.

In Italia il fenomeno del binge drinking ha coinvolto all’incirca l’11 % dei consumatori e poco più del 3 % delle consumatrici con oltre 3.700.000 binge drinkers di età superiore a 11 anni e valori massimi registrati nell’adolescenza e tra i 18-24enni, fascia in cui 1 maschio su 5 e 1 femmina su 10 bevono sino all’intossicazione episodica ricorrente. Sono i maschi a superare significativamente le femmine in ogni classe di età, ad eccezione degli adolescenti, dei minori per i quali la forbice si restringe accomunando i pari in termini di rischio; una fascia di popolazione per la quale sarebbe attesa una frequenza pari a zero considerando il divieto, rafforzato dall’ultima normativa di febbraio 2017, che vieta vendita e somministrazione di bevande alcoliche al di sotto 18 anni. Divieto ampiamente disapplicato e che suggerisce una riflessione sull’esigenza di iniziative a supporto del rispetto della legalità.

Le stime dei consumatori a rischio, elaborate dall’Istituto Superiore di Sanità, fanno emergere una vasta platea d’intervento orientato all’identificazione precoce per quasi 8.500.000 individui che sono considerati consumatori rischiosi secondo i limiti stabiliti dalle Linee Guida correnti di recente condivise anche attraverso la Joint Action Europea RARHA. Circa il 23% degli uomini e il 9% delle donne di età superiore a 11 anni potrebbero essere ricondotti ad un consumo moderato anche con l’intervento dei medici che possono suggerire nuovi stili di vita.

Dei circa 6.000.000 di consumatori rischiosi di bevande alcoliche e dei 2.500.000 di consumatrici a maggior rischio che nel 2015 non si sono attenuti alle indicazioni di salute pubblica riguardo alle quantità da non superare nel consumo di bevande alcoliche, circa 710.000 seguono modalità di consumo che hanno già procurato un danno all’organismo o un’alcoldipendenza - conclude Scafato - Si tratta di pazienti che si trovano in necessità di un trattamento che oggi è fornito a poco più di 72.000 alcolisti nei 499 servizi alcologici del SSN. La sfida è intercettare il rischio prima che possa evolvere in danno e alcoldipendenza e quindi far salire la quota dei pazienti in carico ai servizi che oggi intercettano poco più del 10 % di quanti avrebbero necessità di cure specifiche.

Una risposta di Salute Pubblica richiesta ai policy-makers per i quali è stato realizzato, in collaborazione con l’OMS, un manuale tradotto in italiano dall’ISS e presentato nel corso dell’Alcohol Prevention Day.

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FDA approves drug to treat ALS

Food and Drug Administration - Ve, 05/05/2017 - 22:59
The U.S. Food and Drug Administration today approved Radicava (edaravone) to treat patients with amyotrophic lateral sclerosis (ALS), commonly referred to as Lou Gehrig’s disease.
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FDA takes action against Florida medicated animal feed manufacturer

Food and Drug Administration - Ve, 05/05/2017 - 20:48
On May 4, 2017, the United States District Court for the Southern District of Florida entered a consent decree of permanent injunction between the United States and Syfrett Feed Company Inc. of Okeechobee, Florida; its owner and President Charles B. Syfrett I; Vice President Melissa S. Montes De Oca; and Operations Manager Charles B. Syfrett II. The consent decree requires the company to adequately control its production of medicated animal feeds and to comply with federal law before it can resume its medicated feed operations.
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Comunicati stampa - CS N.24/2017 In Italia trasfusioni sicure, nessuna infezione da HIV e epatiti da 10 anni

Istituto Superiore di Sanità - Gi, 04/05/2017 - 20:42
ISS 12/04/2017

Tre milioni di emocomponenti trasfusi, nel 2015 bloccate 1709 positività

Da oltre dieci anni non ci sono segnalazioni di infezioni da HIV ed epatite a seguito di trasfusione. Lo ricorda il Centro Nazionale Sangue, organo tecnico del Ministero della Salute e Autorità Competente con funzioni di coordinamento e controllo tecnico-scientifico del sistema trasfusionale nazionale, in riferimento alla sentenza di ieri della Corte D’Appello di Roma sugli indennizzi.

Su ogni donazione di sangue, ricorda il CNS, vengono effettuati i test, anche molecolari, per la ricerca di Hiv ed epatite C e B, che hanno permesso ad esempio nel 2015 di trovare e bloccare 1709 positività su 1691 donatori. Tale livello di sicurezza è garantito da un sistema basato sulla donazione volontaria, periodica, anonima, responsabile e non remunerata, dall’utilizzo per la qualificazione biologica di test di laboratorio altamente sensibili e da un’accurata selezione medica dei donatori di sangue, volta a escludere i soggetti che per ragioni cliniche o comportamentali sono a rischio.

In virtù dei suddetti interventi, il rischio residuo di contrarre un’infezione a seguito di una trasfusione di sangue è prossimo allo zero, come ampiamente dimostrato dal sistema di sorveglianza nazionale coordinato dal Centro Nazionale Sangue - afferma Giancarlo Maria Liumbruno, Direttore generale del Centro -. A fronte di più di 3 milioni di emocomponenti trasfusi ogni anno (8.349 emocomponenti trasfusi ogni giorno), da oltre dieci anni in Italia non sono state segnalate infezioni post-trasfusionali da HIV, virus dell’epatite B e virus dell’epatite C. Le sentenze della magistratura che vengono riportate periodicamente dai media si riferiscono a trasfusioni avvenute negli anni ‘80 e ‘90, quando il sistema di vigilanza e le stesse conoscenze scientifiche erano molto diverse.

I dati presentati dal CNS, conferma Vincenzo Saturni, coordinatore pro tempore CIVIS (Coordinamento interassociativo volontariato italiano sangue), confermano gli importanti passi avanti compiuti dall’Italia in tema di qualità e sicurezza, allineandoci agli standard dei Paesi più evoluti in ambito sanitario/trasfusionale. Il volontariato del sangue, inoltre, è impegnato ogni giorno nella fondamentale promozione di stili di vita sani tra i donatori volontari e associati, al fine di rendere ancora più elevati i livelli di sicurezza per gli emocomponenti e i farmaci plasmaderivati. Grazie anche a quest’azione siamo arrivati all’84% di donatori periodici e associati, fattore che ci posiziona ai primissimi posti nel mondo e che rappresenta un ulteriore indicatore di qualità e sicurezza.
Categorie: Istituzioni
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