Istituzioni

Comunicati stampa - CS N° 27/2017 Il Presidente della Repubblica inaugura all’Istituto Superiore di Sanità, il primo Museo di sanità pubblica italiano

Istituto Superiore di Sanità - Sa, 22/04/2017 - 14:18
ISS, 21 aprile 2017

Ricciardi, tecnologie digitali e percorsi altamente interattivi per favorire la crescita della cultura scientifica nel paese

Il nuovo Museo di Sanità Pubblica dell’Istituto Superiore di Sanità (ISS) è stato inaugurato oggi dal Presidente della Repubblica italiana, Sergio Mattarella alla presenza del Ministro della Salute Beatrice Lorenzin e del Ministro dei Beni culturali Dario Franceschini , a conclusione delle celebrazioni dell’ottantatreesimo anno dall’istituzione di quello che è il più antico e il più grande Istituto di sanità pubblica in Europa.

Il Museo dell’ISS, aperto al pubblico, ha sede presso la storica sala del Giardino d’inverno dell’Istituto Superiore di Sanità. Sarà oggetto di visite guidate previa prenotazione anche da parte delle scuole che potranno così sfruttare la capacità di coinvolgimento delle più moderne tecnologie utilizzate per favorire il rapido apprendimento dei contenuti delle quattro sezioni del Museo.

Le due coppie di Premi Nobel, Rita Levi Montalcini e Enrico Fermi e poi Ernst Boris Chain e Daniel Bovet, daranno il benvenuto ai visitatori nel Museo dell’ISS. I loro avatar accoglieranno infatti gli ospiti e, dialogando fra loro, li introdurranno ai temi della scienza, alle atmosfere di quegli anni, ma anche alle implicazioni etico-sociali del progresso scientifico e tecnologico.

È un Museo altamente interattivo ed esperienziale, che sfrutta le più recenti tecnologie digitali per spiegare con linguaggio comprensibile a tutti il valore della ricerca scientifica e dei suoi frutti. Progettato e realizzato in collaborazione con Palazzo della Salute secondo i principi che hanno ispirato nel 2015 la realizzazione del MUSME (Museo della Storia della Medicina di Padova), dove la storia delle scienze mediche si sposa con le più avanzate tecnologie multimediali, il Museo dell’ISS nasce per stimolare la partecipazione attiva dei cittadini nell’acquisizione delle conoscenze scientifiche.

Abbiamo voluto questo Museo per farne un polo di diffusione della cultura scientifica - spiega Walter Ricciardi, Presidente dell’ISS - perché la sua crescita è strettamente connessa alla tutela della salute pubblica. Abbiamo immaginato la custodia della tradizione e della storia come rivolta al futuro, offrendo ai cittadini uno strumento in più per acquisire conoscenze e, alla fine di ogni sezione, mettersi alla prova attraverso un test interattivo.

Sarà un museo aperto a tutti i cittadini e con un’attenzione particolare alle scuole: insegnanti e allievi entreranno nel mondo scientifico attraverso modalità multisensoriali che impegnano l’apparato uditivo e visivo. I visitatori potranno osservare, per esempio, il video storico nel quale si mostra la lotta contro la malaria, i modelli di insetti e zanzare in una teca e verrà riprodotta, azionando una macchina a vapore, l’erogazione del DDT, mentre sarà possibile ascoltare il ronzio delle zanzare. Nel viaggio al Museo tra passato e futuro, sarà possibile, inoltre, ammirare e sfogliare elettronicamente il Fondo rari e di pregio dell’ISS, costituito da oltre mille esemplari di libri antichi a stampa pubblicati fra il 1504 e il 1830 in cui si distinguono tre manoscritti, 104 cinquecentine, 162 seicentine, 814 settecentine, 73 volumi dell’Ottocento. Della collezione fa parte anche la serie di 17 disegni anatomici realizzati da Antonio Canova acquistati dall’Istituto nel 1943. L’89% dei libri è edito in lingua italiana e latina, il 10% in francese e 1% in altre lingue.

Il percorso è diviso in quattro sezioni: la prima è dedicata alla genesi dell’edificio dell’Istituto Superiore di Sanità; la seconda è stata costruita per parlare degli strumenti, dei laboratori, delle persone; la terza celebra il Fondo dei Libri Rari della biblioteca dell’ISS; la quarta, dedicata specificamente all’attività di divulgazione, è dedicata a tematiche attuali e a progetti scientifici.L’ultima sezione è invece riservata a progetti divulgativi - spiega Ricciardi - dove useremo modalità innovative per parlare di scienza. Da qui partiranno, per esempio, mostre itineranti nel Paese dedicate ai temi più importanti ed attuali di sanità pubblica e ai progressi della medicina. Mai come oggi, infatti, cittadini consapevoli possono contribuire attraverso i propri comportamenti a tutelare la salute pubblica e i successi ottenuti grazie ai frutti della ricerca. Vogliamo assolutamente risalire la classifica dei paesi con maggiori competenze diffuse in tema di salute, in cui oggi l’Italia occupa il penultimo posto. Il Museo dell’ISS e le iniziative culturali collegate sono il nostro concreto contributo.


Sarà possibile visitare il Museo dell’ISS solamente su prenotazione scrivendo a: museo@iss.it
Categorie: Istituzioni

Primo Piano - Al via la Settimana europea delle vaccinazioni 2017

Istituto Superiore di Sanità - Sa, 22/04/2017 - 14:18
20 aprile 2017
I vaccini? funzionano! Proteggono la salute in ogni fase della vita. È questo lo slogan, e filo conduttore, dell’edizione 2017 della Settimana delle vaccinazioni che si svolge dal 24 al 30 aprile in tutto il mondo sotto iniziativa dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms). La World Immunization Week (WIW), che in Europa prende il nome di European Immunization Week (EIW), mira a sensibilizzare la popolazione e i decisori sull’importanza delle vaccinazioni in tutte le fasi della vita.

L’evidenza dei dati

Dipartimento Malattie infettive, Iss

La vaccinazione protegge da malattie gravi e rappresenta uno degli interventi più efficaci e sicuri in sanità pubblica. Grazie alla vaccinazione, l’incidenza di molte gravi malattie nel mondo è drasticamente diminuita e sono stati evitati miliardi di complicanze e decessi. Questa diminuzione è andata di pari passo con l’aumento generale delle coperture vaccinali tra la popolazione ma se non vengono mantenute coperture vaccinali ottimali, alcune malattie eliminate o diventate rare (come la polio o la difterite) potrebbero rapidamente riapparire, perché gli agenti infettivi che le causano continuano a circolare in altre parti del mondo. Oltre alla riduzione della mortalità e della morbilità correlate alle malattie infettive evitate, l’efficacia della vaccinazione è evidente anche in termini di riduzione della spesa sanitaria.

Un confronto tra media annuale dei casi in epoca pre e post vaccinale permette di osservare la riduzione (in percentuale) dei casi di malattie prevenibili da vaccino che si è registrata in Italia nel corso del tempo. Dai dati emerge chiaramente che grazie alla diffusione delle vaccinazioni si è registrato un importante calo del numero dei casi per tutte le malattie elencate (da un minimo di una riduzione dell’86% per l’epatite B a un massimo del 100% per polio e difterite).

Per consultare le tabelle e scaricare i materiali si può consultare la pagina e la sezione
Categorie: Istituzioni

Comunicati stampa - Comunicato Stampa N°26/2017 L’ISS compie 83 anni, conclude le celebrazioni il Presidente della Repubblica

Istituto Superiore di Sanità - Sa, 22/04/2017 - 14:18
Ricercatori ISS citati nelle pubblicazioni tre volte di più della media

Al via oggi tre giorni di celebrazioni per gli 83 anni dell’Istituto Superiore di Sanità.
Il più grande Istituto di Sanità pubblica in Europa compie 83 anni. Partono oggi i festeggiamenti che si concluderanno il 21 aprile con la visita del Presidente della Repubblica che inaugurerà il nuovo Museo dell’Istituto, il primo interamente dedicato ai temi della sanità pubblica in Italia e realizzato con moderni strumenti digitali e multimediali.

Abbiamo voluto festeggiare questo anniversario anche perché cade al termine di un processo di riorganizzazione che ci fa guardare al futuro - afferma Walter Ricciardi, presidente dell’Istituto Superiore di Sanità - l’abbiamo fatto perché vogliamo che tradizione e innovazione siano due elementi inscindibili dell’identità di questo istituto che nasce con una vocazione alla tutela della salute pubblica che abbiamo confermato e sottolineato nell’attuale riorganizzazione.
Tre giorni intensi che celebrano l’Istituto e lo raccontano attraverso i suoi partner istituzionali. La prima giornata è dedicata alle collaborazioni nazionali con i principali partner scientifici italiani e la seconda dedicata alle collaborazioni con le maggiori agenzie internazionali.

Celebriamo questo compleanno - afferma Angelo Del Favero, Direttore Generale dell’Istituto Superiore di Sanità - per guardare all’Istituto come a uno strumento che promuova insieme sostenibilità e qualità del sistema pubblico di cure nonostante i differenti contesti geografici e economici esistenti in tutto il Paese.

A sottolineare che ricerca e servizio sono le due missioni principali dell’Ente, questi i numeri sulle pubblicazioni. Secondo uno studio condotto dal Settore Attività editoriali dell’ISS e presentato oggi, dal 1992 al 2016 sono numerosi i lavori comparsi sulle riviste di alto impatto come New England Journal of Medicine, Nature, The Lancet e firmate ISS. E per quanto riguarda il numero di citazioni, secondo i dati del Web of Science (WoS), la più grande base di dati internazionale i lavori prodotti dai ricercatori dell’Istituto sono citati soprattutto nel settore della immunologia (oltre 60.000 citazioni) e della biologia molecolare (oltre 55.000 citazioni). L’ISS inoltre emerge più di tre punti sopra la media nella categoria di Medicina generale e interna. Molte le donne a comparire nei gruppi dei lavori scientifici ma, sempre secondo il WoS, la produzione media pro-capite è più alta negli uomini (16,7) rispetto alle donne (12,1). Stati Uniti e Regno Unito sono i paesi con cui l’ISS ha il maggior numero di collaborazioni e sono il CNR francese e la University of London le istituzioni con le quali l’ISS collabora di più.
Categorie: Istituzioni

Primo Piano - Medicinali a base di batteri e lieviti, al via una consultazione pubblica UE sugli standard di qualità

Istituto Superiore di Sanità - Sa, 22/04/2017 - 14:18
ISS 18/04/2017

La Farmacopea Europea ha indetto una consultazione pubblica su tre nuove monografie che, per la prima volta in Europa, propongono standard armonizzati di qualità per i Live Biotherapeutic Products (LBPs), per i quali in ISS sono presenti gli esperti che rappresentano l’Italia nella Farmacopea Europea.

Si tratta di medicinali contenenti microrganismi vivi, come batteri o lieviti, che hanno un impatto positivo sulla salute e sulla fisiologia dell’ospite. Le specie più comuni tra i batteri sono: Lactobacilli, Bifidobacteria, alcune specie di [/]Streptococco, Bacillus clausii, e tra i lieviti: Saccharomyces cerevisiae var boulardi. Tuttavia, anche se molti LBPs sono disponibili sul mercato europeo, mancano attualmente standard a livello europeo che ne garantiscano la qualità a protezione della salute e della sicurezza dei pazienti residenti negli Stati membri.
Categorie: Istituzioni

Comunicati stampa - CS N°25/2017 Riprodotto in provetta glioblastoma, il più aggressivo tumore al cervello, per aprire la strada a efficaci cure personalizzate. Su “Neuro Oncology” lo studio condotto da team ricercatori Università Cattolica-Fondazione Pol

Istituto Superiore di Sanità - Sa, 22/04/2017 - 14:18
Roma, 14 aprile 2017

Dalla riproduzione in laboratorio del glioblastoma, il più aggressivo tumore cerebrale, purtroppo ancora oggi senza efficaci terapie, allo studio di cure personalizzate in grado di colpire selettivamente le cellule staminali tumorali che ne favoriscono la recidiva. È questo in sintesi il risultato dello studio realizzato da una equipe multidisciplinare di ricercatori dell’Università Cattolica - Fondazione Policlinico Universitario A. Gemelli di Roma e dell’Istituto Superiore di Sanità e pubblicato sulla prestigiosa rivista scientifica Neuro-Oncology.

Il glioblastoma è il tumore cerebrale più maligno e, purtroppo, anche più frequente nell’adulto. In Europa e nel Nord America, la sua incidenza è di 2-3 nuovi casi all'anno su 100.000 abitanti. Non esiste alcun trattamento efficace per una cura completa di questo tumore, né è possibile fare programmi di screening per prevenirlo.

Nonostante i progressi dell’oncologia in campo genetico e molecolare, sono stati ottenuti soltanto miglioramenti limitati della sopravvivenza dei pazienti affetti da glioblastoma negli ultimi decenni. Quasi inesorabilmente, il glioblastoma recidiva nel cervello dopo circa 14-15 mesi dall’intervento neurochirurgico e dalla radio-chemioterapia.

La resistenza del glioblastoma alle cure è dovuta verosimilmente alla presenza di cellule staminali tumorali che invece di dare origine a un tessuto sano producono un tumore. Queste cellule, che rappresentano quindi il reservoir tumorale, sono molto resistenti alle radiazioni e ai farmaci chemioterapici e sono anche in grado di migrare al di fuori del tumore per invadere il tessuto cerebrale, lontano dall’area coinvolta dalla rimozione chirurgica.

In questo studio, pubblicato nelle scorse settimane su Neuro-Oncology, i ricercatori degli Istituti di Neurochirurgia, Anatomia Patologica, e Patologia Generale dell’Università Cattolica e del Policlinico A. Gemelli di Roma in collaborazione con il Dipartimento di Oncologia e Medicina Molecolare dell’Istituto Superiore di Sanità hanno dimostrato che è possibile riprodurre in laboratorio il tumore asportato in sala operatoria attraverso l’impiego delle cellule staminali tumorali. Queste cellule si moltiplicano in provetta, aggregandosi a formare delle sfere che riproducono in miniatura il tumore del paziente conservandone le caratteristiche genetiche e molecolari.

Già poche settimane dopo l’intervento - afferma il Prof. Roberto Pallini, neurochirurgo dell’Università Cattolica-Policlinico A. Gemelli - possiamo analizzare in laboratorio le cellule staminali di un determinato paziente e conoscere in anticipo la risposta del tumore alla radio-chemioterapia. Inoltre possiamo testare in laboratorio nuovi farmaci anti-tumorali per giungere a una terapia oncologica personalizzata, cioè adattata in base ai bersagli molecolari trovati nel tumore di ogni singolo paziente.

Il passo successivo - secondo la Dott.ssa Lucia Ricci Vitiani, ricercatrice dell’Istituto Superiore di Sanità - sarà l’identificazione delle alterazioni molecolari alla base della resistenza alle terapie di queste cellule e l’individuazione di bersagli terapeutici alternativi per progettare nuove cure più efficaci.

E’ molto importante - aggiunge il Prof. Luigi Maria Larocca, Anatomo-Patologo dell’Università Cattolica-Policlinico A. Gemelli - che le cellule staminali tumorali, anche dopo diversi passaggi in coltura, conservano le caratteristiche molecolari del tumore del paziente, permettendo in tal modo di provare l’efficacia di nuovi farmaci non appena disponibili.


Le ricerche sulle cellule staminali del glioblastoma, iniziate circa 10 anni fa sotto la spinta del Prof. Giulio Maira, già Ordinario di Neurochirurgia all’Università Cattolica, e proseguite con il Prof. Alessandro Olivi, direttore della Neurochirurgia dell’Università Cattolica-Policlinico A. Gemelli di Roma, sono stati possibili solo grazie alla forte collaborazione tra la Neurochirurgia del Gemelli e i ricercatori di Anatomia Patologica e Patologia Generale dell’Università Cattolica e del Dipartimento di Oncologia e Medicina Molecolare dell’Istituto Superiore di Sanità.
Categorie: Istituzioni

Primo Piano - Alcol, consumi in aumento in Italia in particolare per giovani, anziani e donne

Istituto Superiore di Sanità - Sa, 22/04/2017 - 14:18
ISS 12/04/2017

Le linee guida europee RARHA prodotte dall'ISS: necessario investire in identificazione precoce, informazione e prevenzione per favorire il raggiungimento degli obiettivi dei Piani di Prevenzione nazionale e regionali

Sono in aumento in Italia i consumi di bevande alcoliche, soprattutto tra i giovanissimi. Lo dicono i dati del Report elaborato dall’Osservatorio Nazionale Alcol dell’ISS presentato in occasione dell’Alcohol Prevention Day. Aumento dei consumi pro-capite che sono coerenti con le tendenze rielaborate sui dati ISTAT di oltre 35 milioni di consumatori di più di 11 anni di almeno una bevanda alcolica con prevalenza maggiore tra gli uomini rispetto alle donne con una evidente crescita dei consumi al di fuori dei pasti (nel 2013 erano il 25,8%, nel 2014 erano il 26,9%, nel 2015 risultano il 27,9%) e dei consumatori occasionali (dal 38,6%del 2014 al 42,3% del 2015). Sono soprattutto le donne e naturalmente i giovani, adolescenti e minori a bere fuori pasto.

I nuovi modelli del bere proposti dal marketing e dalle mode sostenute negli anni da strategie di mercato sono una realtà ben evidenziata in tutta Europa. L’Italia è oggi sotto l’effetto dell’onda lunga di abitudini di consumo avviate in realtà nord-europee - commenta Emanuele Scafato, Direttore dell’Osservatorio Nazionale Alcol dell’ISS che elabora i dati per la Relazione al Parlamento del Ministro alla Salute appena pubblicata - tuttavia, grazie a importante campagne di sensibilizzazione, si è già incominciata a verificare tra i giovani la sostituzione di queste abitudini con alternative culturali più salutari e socializzanti ad esempio legate al fitness o al cibo.

In Italia il fenomeno del binge drinking ha coinvolto all’incirca l’11 % dei consumatori e poco più del 3 % delle consumatrici con oltre 3.700.000 binge drinkers di età superiore a 11 anni e valori massimi registrati nell’adolescenza e tra i 18-24enni, fascia in cui 1 maschio su 5 e 1 femmina su 10 bevono sino all’intossicazione episodica ricorrente. Sono i maschi a superare significativamente le femmine in ogni classe di età, ad eccezione degli adolescenti, dei minori per i quali la forbice si restringe accomunando i pari in termini di rischio; una fascia di popolazione per la quale sarebbe attesa una frequenza pari a zero considerando il divieto, rafforzato dall’ultima normativa di febbraio 2017, che vieta vendita e somministrazione di bevande alcoliche al di sotto 18 anni. Divieto ampiamente disapplicato e che suggerisce una riflessione sull’esigenza di iniziative a supporto del rispetto della legalità.

Le stime dei consumatori a rischio, elaborate dall’Istituto Superiore di Sanità, fanno emergere una vasta platea d’intervento orientato all’identificazione precoce per quasi 8.500.000 individui che sono considerati consumatori rischiosi secondo i limiti stabiliti dalle Linee Guida correnti di recente condivise anche attraverso la Joint Action Europea RARHA. Circa il 23% degli uomini e il 9% delle donne di età superiore a 11 anni potrebbero essere ricondotti ad un consumo moderato anche con l’intervento dei medici che possono suggerire nuovi stili di vita.

Dei circa 6.000.000 di consumatori rischiosi di bevande alcoliche e dei 2.500.000 di consumatrici a maggior rischio che nel 2015 non si sono attenuti alle indicazioni di salute pubblica riguardo alle quantità da non superare nel consumo di bevande alcoliche, circa 710.000 seguono modalità di consumo che hanno già procurato un danno all’organismo o un’alcoldipendenza - conclude Scafato - Si tratta di pazienti che si trovano in necessità di un trattamento che oggi è fornito a poco più di 72.000 alcolisti nei 499 servizi alcologici del SSN. La sfida è intercettare il rischio prima che possa evolvere in danno e alcoldipendenza e quindi far salire la quota dei pazienti in carico ai servizi che oggi intercettano poco più del 10 % di quanti avrebbero necessità di cure specifiche.

Una risposta di Salute Pubblica richiesta ai policy-makers per i quali è stato realizzato, in collaborazione con l’OMS, un manuale tradotto in italiano dall’ISS e presentato nel corso dell’Alcohol Prevention Day.

Tutti i materiali sono consultabili sul sito di Epicentro
Categorie: Istituzioni

Comunicati stampa - CS N.24/2017 In Italia trasfusioni sicure, nessuna infezione da HIV e epatiti da 10 anni

Istituto Superiore di Sanità - Sa, 22/04/2017 - 14:18
ISS 12/04/2017

Tre milioni di emocomponenti trasfusi, nel 2015 bloccate 1709 positività

Da oltre dieci anni non ci sono segnalazioni di infezioni da HIV ed epatite a seguito di trasfusione. Lo ricorda il Centro Nazionale Sangue, organo tecnico del Ministero della Salute e Autorità Competente con funzioni di coordinamento e controllo tecnico-scientifico del sistema trasfusionale nazionale, in riferimento alla sentenza di ieri della Corte D’Appello di Roma sugli indennizzi.

Su ogni donazione di sangue, ricorda il CNS, vengono effettuati i test, anche molecolari, per la ricerca di Hiv ed epatite C e B, che hanno permesso ad esempio nel 2015 di trovare e bloccare 1709 positività su 1691 donatori. Tale livello di sicurezza è garantito da un sistema basato sulla donazione volontaria, periodica, anonima, responsabile e non remunerata, dall’utilizzo per la qualificazione biologica di test di laboratorio altamente sensibili e da un’accurata selezione medica dei donatori di sangue, volta a escludere i soggetti che per ragioni cliniche o comportamentali sono a rischio.

In virtù dei suddetti interventi, il rischio residuo di contrarre un’infezione a seguito di una trasfusione di sangue è prossimo allo zero, come ampiamente dimostrato dal sistema di sorveglianza nazionale coordinato dal Centro Nazionale Sangue - afferma Giancarlo Maria Liumbruno, Direttore generale del Centro -. A fronte di più di 3 milioni di emocomponenti trasfusi ogni anno (8.349 emocomponenti trasfusi ogni giorno), da oltre dieci anni in Italia non sono state segnalate infezioni post-trasfusionali da HIV, virus dell’epatite B e virus dell’epatite C. Le sentenze della magistratura che vengono riportate periodicamente dai media si riferiscono a trasfusioni avvenute negli anni ‘80 e ‘90, quando il sistema di vigilanza e le stesse conoscenze scientifiche erano molto diverse.

I dati presentati dal CNS, conferma Vincenzo Saturni, coordinatore pro tempore CIVIS (Coordinamento interassociativo volontariato italiano sangue), confermano gli importanti passi avanti compiuti dall’Italia in tema di qualità e sicurezza, allineandoci agli standard dei Paesi più evoluti in ambito sanitario/trasfusionale. Il volontariato del sangue, inoltre, è impegnato ogni giorno nella fondamentale promozione di stili di vita sani tra i donatori volontari e associati, al fine di rendere ancora più elevati i livelli di sicurezza per gli emocomponenti e i farmaci plasmaderivati. Grazie anche a quest’azione siamo arrivati all’84% di donatori periodici e associati, fattore che ci posiziona ai primissimi posti nel mondo e che rappresenta un ulteriore indicatore di qualità e sicurezza.
Categorie: Istituzioni

Comunicati stampa - CS N.23/2017 Addio a Piergiorgio Zuccaro, il cordoglio dell’Istituto Superiore di Sanità

Istituto Superiore di Sanità - Sa, 22/04/2017 - 14:18
Roma 11 aprile 2017

L’Istituto Superiore di Sanità saluta commosso Piergiorgio Zuccaro, figura storica della lotta antifumo in Italia. Attento e sensibile alle problematiche dei giovani, a cui ha dedicato tanta parte della sua feconda attività di ricerca, ha speso una vita intera nella difesa e nella tutela della sanità pubblica e ha contribuito a fare dell’Istituto uno dei nodi più significativi per il contrasto alle dipendenze nel nostro Paese.
Maestro per tanti giovani che hanno coltivato grazie a lui la passione per la ricerca basata sulle evidenze, ha speso anche tanta parte della sua vita nella formazione delle giovani generazioni, come ricorda Roberta Pacifici, Direttore del Centro Nazionale Dipendenze e Doping che oggi raccoglie la sua eredità: Quello che oggi è il Centro Nazionale Dipendenze e Doping dell’Istituto Superiore di Sanità è il frutto del lavoro che in tanti anni abbiamo svolto insieme a Piergiorgio che ha creato e voluto fortemente un polo istituzionale nel quale riunire competenze di ricerca, sorveglianza e controllo per contrastare le dipendenze - dichiara la Pacifici - Ancora oggi nel nostro Centro portiamo avanti progetti importanti iniziati con lui e anche grazie a lui. Presente sempre attraverso uno sguardo affettuoso e paterno anche dopo aver lasciato la direzione dell’Osservatorio - continua la ricercatrice - non ha mai smesso di tifare per l’Istituto e per quella che nel suo cuore sarebbe rimasta sempre la sua squadra che oggi lo rimpiange ma, soprattutto, lo ringrazia per gli insegnamenti e per la generosa passione con cui li ha trasmessi a tutti. Ma grazie - conclude - anche per l’ironia leggera che ci ha lasciato che, coniugata alla serietà dell’impegno con cui affrontava la vita, ci incoraggia a portare avanti oggi nuove sfide che raccoglieremo anche nel suo nome.
Categorie: Istituzioni

Comunicati stampa - CS N.22/2017 Poco sale purché iodato: presentato il position statement dell’ISS e del Ministero della Salute siglato da 13 Società scientifiche

Istituto Superiore di Sanità - Sa, 22/04/2017 - 14:18
ISS 06/04/2017

ISS: migliora lo stato nutrizionale iodico della popolazione italiana, aumenta il consumo di sale iodato

Oltre il 60% di tutto il sale venduto nel nostro Paese è iodato. I bambini di Liguria, Toscana, Marche, Lazio e Sicilia ne assumono a sufficienza con l’alimentazione, tanto che in tutte queste Regioni (ad eccezione ancora delle Marche) il gozzo in età scolare può dirsi praticamente sconfitto. A fornire i dati sullo stato nutrizionale iodico della popolazione italiana è l’Osservatorio Nazionale per il Monitoraggio della Iodoprofilassi in Italia (OSNAMI), attivo presso l’ISS, nel corso del convegno Prevenzione dei disordini da carenza iodica: il programma nazionale di iodoprofilassiè che si svolge oggi 6 aprile 2017 presso il Ministero della Salute. In quest’occasione, il Gruppo di Coordinamento Nazionale per la Iodoprofilassi, presenta un position statement, promosso dal Ministero della Salute e dall’Istituto Superiore di Sanità in collaborazione con 13 tra Società e Associazioni scientifiche, sull’utilizzo del sale iodato per tutti, adulti e bambini.

La Consensus Conference Nazionale sull’uso del sale iodato rappresenta una iniziativa alla quale il Ministero plaude e guarda con interesse, per l'impegno costante che mettiamo nello stabilire una strategia nazionale sulla iodoprofilassi - ha dichiarato Giuseppe Ruocco, Direttore Generale per l’Igiene e la Sicurezza egli Alimenti e la Nutrizione del Ministero della Salute - solo negli ultimi due anni abbiamo investito risorse per progetti di ricerca, svolti con l’ISS, per migliorare le modalità di monitoraggio degli interventi e abbiamo dato via, esattamente un anno fa, al Gruppo di Coordinamento Nazionale (GdCN) per la Iodoprofilassi, istituito presso la Direzione generale per l’Igiene e la Sicurezza degli Alimenti e la Nutrizione. Il gruppo ha lavorato al Documento di consenso firmato oggi dalle principali società scientifiche del settore. Per il prossimo futuro prevediamo di confrontarci con il settore produttivo e della ristorazione collettiva, affinché il documento oggi firmato sia l’avvio di un percorso condiviso sull’importanza dell’“utilizzo per tutti del sale iodato” , con una strategia di largo respiro e sulla base del principio della multidisciplinarietà e multisettorialità, così come richiesto dall’OMS.

Intanto a tracciare un bilancio a più di un decennio dall’approvazione sulla legge per favorire la iodoprofilassi è Antonella Olivieri, responsabile dell’OSNAMI:

A 12 anni dalla approvazione della legge 55/2005, che di fatto ha introdotto un programma nazionale di iodoprofilassi - dichiara la Olivieri - lo stato nutrizionale iodico della popolazione italiana è sicuramente migliorato. I nostri dati, infatti mostrano che la quota di sale iodato su tutto il sale venduto nella grande distribuzione ha raggiunto quest’anno il 60%. Un risultato, frutto di tutto un lavoro di informazione portato avanti dalle Società e dalle Associazioni scientifiche, estremamente positivo se si pensa che, prima dell’approvazione della legge, la percentuale del sale iodato venduto era solo del 30%. Tuttavia, la iodoprofilassi non è ancora a regime, visto che l’Organizzazione Mondiale della Sanità raccomanda una percentuale dell’80-85% affinché un programma di iodoprofilassi abbia successo.

Coerenti con i dati di vendita del sale iodato sono i dati di ioduria in età scolare raccolti negli ultimi due anni, in collaborazione con gli Osservatori Regionali per la Prevenzione del Gozzo. Le indagini condotte su circa 2500 bambini, reclutati tra il 2015 ed il 2016, hanno mostrato valori di ioduria indicativi di iodosufficienza in Liguria, Toscana, Marche e Lazio, e di marginale iodosufficienza in Sicilia. Questo dato è particolarmente incoraggiante se si pensa che fino al 2012 Marche e Lazio risultavano ancora iodocarenti. Ma il risultato più importante ottenuto in questi ultimi due anni è l’aver accertato che in Liguria, Toscana, Lazio e Sicilia il gozzo in età scolare è stato sconfitto. In queste Regioni infatti, sono state rilevate frequenze di gozzo inferiori al 5%, valore soglia al di sopra del quale si parla di endemia gozzigena. E’ la prima volta che si può dire che, almeno in quattro Regioni del nostro Paese, il gozzo nei bambini non è più una patologia endemica.

Questi dati, seppure incoraggianti - va avanti la ricercatrice dell’ISS - indicano che dobbiamo insistere con la iodoprofilassi perché la condizione di iodosufficienza possa estendersi a tutte le Regioni italiane, riducendo in tal modo il rischio di patologie tiroidee e di deficit neurocognitivi connessi alla carenza nutrizionale di iodio. Per questo motivo il Gruppo di Coordinamento Nazionale per la Iodoprofilassi presso il Ministero della Salute ha voluto promuovere un position statement sull’utilizzo del sale iodato in età adulta e in età pediatrica, coinvolgendo 13 tra Società scientifiche e Associazioni. Infatti - conclude l’esperta - se negli anni scorsi la iodoprofilassi è stata appannaggio quasi esclusivo degli endocrinologi, oggi è patrimonio anche di ginecologi, pediatri, medici di medicina generale e nutrizionisti, tutti fortemente motivati a diffondere il messaggio POCO SALE MA IODATO per prevenire contemporaneamente le patologie legate all’eccessivo consumo di sale, prime fra tutti le patologie cardiovascolari, e i disordini da carenza iodica.

Cosa provoca la carenza di iodio

La carenza di iodio, se pur lieve, può provocare conseguenze anche gravi soprattutto se l’esposizione a questa carenza si verifica durante la gravidanza e la prima infanzia. Questo perché lo iodio è il costituente essenziale degli ormoni tiroidei i quali svolgono un ruolo centrale nello sviluppo del sistema nervoso centrale durante la vita evolutiva, e nel controllo dell’equilibrio metabolico durante la vita adulta.

La prevenzione del gozzo endemico e degli altri disordini da carenza iodica si basa sulla correzione del deficit nutrizionale di iodio, il cui fabbisogno giornaliero è di 150 µg in età adulta, 250 µg in gravidanza e durante l’allattamento, 90-120 µg nei bambini, necessario per un corretto sviluppo neurocognitivo. La strategia raccomandata da Organizzazione Mondiale della Sanità, Iodine Global Network e UNICEF per l’eradicazione dei disturbi da carenza iodica, è quella di utilizzare come veicolo il sale alimentare arricchendolo con opportune quantità di iodio. Il costante monitoraggio della qualità del sale iodato e dell’efficienza della iodoprofilassi è indicato quale garanzia di efficacia e sicurezza del programma di prevenzione.

Il sale arricchito di iodio ha lo stesso aspetto del sale per uso alimentare e non presenta odori o sapori particolari, né altera quello dei cibi a cui viene aggiunto. Ogni grammo di sale arricchito di iodio fornisce 30 microgrammi di iodio in aggiunta a quello già fornito con la dieta, una quantità che, in base alle nostre abitudini alimentari, non supera il 50% del fabbisogno giornaliero.

Tutti possono usare il sale iodato, anche soggetti affetti da patologie tiroidee. Questo perché in condizioni fisiologiche la tiroide è in grado di tollerare fino a 1mg (1000 µg) di iodio al giorno senza che si verifichino effetti avversi, in quanto l’eccesso di iodio viene escreto con le urine. Le persone con patologie tiroidee su base autoimmune possono tollerare quantità inferiori di iodio. Nonostante questa minore tolleranza, il rischio di eccesso di iodio è praticamente inesistente in quanto il consumo di sale iodato raramente aggiunge più di 300 µg di iodio alla dieta giornaliera.

Va inoltre sottolineato che l’attuazione della profilassi iodica attraverso l’uso del sale iodato non è in contrapposizione con le raccomandazioni dell’OMS di ridurre il consumo di sale (non più di 5 g al giorno negli adulti, 2-3 g nei bambini sopra il primo anno di vita) per la prevenzione dell’ipertensione, delle malattie cardiovascolari e di altre patologie dovute all’eccessivo consumo di sale. Infatti, la quantità di iodio aggiunto al sale per uso alimentare (30 µg/g) consente un apporto iodico adeguato anche in presenza di un consumo di sale contenuto nei limiti suggeriti da cardiologi e nutrizionisti.

Position Statement su Uso di sale iodato in età adulta e in età pediatrica

Associazione Italiana della Tiroide-AIT
Associazione Italiana di Dietetica e Nutrizione Clinica-ADI
Associazione Italiana Ginecologi Consultoriali-AGICO
Associazione Medici Endocrinologi-AME

Federazione Nazionale Medici di Medicina Generale-FIMMG
Federazione Società Italiane di Nutrizione-FeSIN
Società Italiana di Endocrinologia-SIE
Società Italiana di Endocrinologia e Diabetologia Pediatrica-SIEDP
Società Italiana di Ginecologia e Ostetricia-SIGO
Società Italiana di Nutrizione Umana-SINU
Società Italiana di Nutraceutica-SINUT
Società Italiana di Pediatria-SIP
Società Italiana per lo Studio dei Disturbi del Comportamento Alimentare-SISDCA

esprimono pieno consenso nel raccomandare a tutti l’ uso di sale iodato perché con un consumo moderato di sale le quantità di iodio assunte rientrano ampiamente nei livelli di assunzione adeguata per la popolazione e sono comunque molto al di sotto dei livelli massimi accettabili.
Categorie: Istituzioni

Comunicati stampa - CS N.21/2017 In Italia quasi una persona su dieci ha avuto l’Epatite E Infezione asintomatica nel 90% dei casi, trasmissione prevalente via alimenti

Istituto Superiore di Sanità - Sa, 22/04/2017 - 14:18
ISS, 4 aprile 2017

In Italia quasi una persona su dieci ha gli anticorpi per l'epatite E, segno che è entrata in contatto con il virus, che nel nostro paese si trasmette soprattutto per via alimentare. Lo ha scoperto il primo studio sulla prevalenza nazionale fatto sui donatori di sangue dal Centro Nazionale Sangue e dall'Istituto Superiore di Sanità, presentato oggi a Roma.

Quella da epatite E è un'infezione a due facce, che nei paesi in via di sviluppo, dove sono presenti i genotipi 1 e 2, fa decine di migliaia di morti l'anno. In quelli industrializzati, in cui i genotipi prevalenti sono 3 e 4, la malattia è nel 90% dei casi asintomatica, mentre può dare epatiti acute e croniche in pazienti immunodepressi. Per verificarne la prevalenza sono stati analizzati oltre 10mila campioni da donatori di sangue di tutta Italia.

Nell'8,6% dei campioni sono stati trovati gli anticorpi per il virus - ha spiegato Simonetta Pupella, coordinatrice dell’Area sanitaria del Cns, durante il convegno: Virus dell'epatite E e sicurezza del materiale biologico umano, segno che nel passato c'è stato un contatto con il virus. Il dato ha una grande variabilità sia regionale che all'interno delle singole regioni.

La prevalenza minore è stata trovata in Basilicata, con il 2,2%, un decimo di quella dell'Abruzzo, che è risultata del 22,2%. In generale le regioni dell'Italia centrale, Abruzzo, Marche, Lazio, Toscana e Umbria, e la Sardegna hanno mostrato la prevalenza maggiore, dovuta probabilmente al consumo maggiore di carne cruda di maiale, ad esempio le salsicce di fegato che diversi studi hanno indicato come possibile veicolo. In nessuno dei campioni è stato invece trovato il virus attivo e capace di replicarsi.

Lo studio è stato condotto su indicazione del Centro di Controllo delle Malattie del ministero della Salute - spiega Giancarlo Maria Liumbruno - ed è solo il primo step. Ora proseguirà con uno studio prospettico, in cui il virus verrà cercato in donatori arruolati tenendo conto dei dati di prevalenza emersi da questo studio. L'infezione è considerata una malattia emergente in Europa, e tutti i paesi stanno iniziando ad analizzarla con attenzione per valutare l’eventuale necessità dell’adozione di misure di screening.

Per quanto riguarda l'epatite acuta da virus E il paese europeo con più casi è la Francia, che nel 2014 ne ha avuti 1825, mentre in Gran Bretagna ne sono stati censiti 800. In Italia la rete del ministero della Salute ha trovato tra il 2007 e il 2016 211 casi, in prevalenza in uomini di età media 40 anni.

“quote]Il rischio maggiore è di una trasmissione per via alimentare per quasi tutti i pazienti - ha osservato Dragoslav Domanovic dell’Ecdc - solo per quelli fortemente immunodepressi, che sono trattati con una grande quantità di prodotti del sangue, è maggiore il rischio di trasmissione attraverso questi prodotti.
Categorie: Istituzioni

FDA statement from Douglas Throckmorton, M.D., deputy center director for regulatory programs, Center for Drug Evaluation and Research, on new warnings about the use of codeine and tramadol in children & nursing mothers

Food and Drug Administration - Gi, 20/04/2017 - 17:42
The health and safety of children is a top priority at the FDA, which is why today we are requiring a series of changes to the labeling of two types of opioid medications in order to help better protect children from serious risks associated with these medicines – codeine (found in some prescription pain and cough medicines and some over-the-counter cough medicines) and tramadol (found in some prescription pain medicines).
Categorie: Istituzioni

Comunicati stampa - CS N.20/2017 Screening neonatali, al via all’ISS i lavori del Centro di coordinamento per l’applicazione della legge

Istituto Superiore di Sanità - Gi, 20/04/2017 - 13:22
ISS 31 marzo 2017

Del Favero: Perché la legge funzioni, serve costruire una squadra

Al via la prima riunione del Centro di Coordinamento dell’Istituto Superiore di Sanità per rendere operativa la legge sugli screening neonatali.

Il Centro, che avrà il suo braccio operativo nel Centro Nazionale Malattie Rare (CNMR) dell’ISS, avrà come scopo principale quello di rendere uniforme l’offerta degli screening su tutto il territorio nazionale e la creazione di un archivio centrale con lo scopo di effettuare un censimento reale sui bambini affetti da malattie matabolico-ereditarie e valutare gli esiti del programma di screening in termini di sopravvivenza, progressione clinica della malattia, risposta al trattamento e valutazione dei costi.

Oggi stiamo avviando la costruzione di un processo in cui è essenziale costruire una squadra per fare in modo che l’azione di sanità pubblica che deve scaturire da questa legge nazionale funzioni davvero - dichiara Angelo del Favero, Direttore Generale dell’Istituto Superiore di Sanità -. Serve il contributo di tutti: pazienti, regioni, centri clinici, organismi centrali sempre più chiamati a lavorare insieme. Prima fase di questo processo è l’individuazione di standard qualitativi comuni in modo che la legge sia applicata in modo uguale in tutto il Paese.

Regioni e Centri clinici forniranno i dati al nostro Centro di Coordinamento al quale spetterà anche il compito di informare i cittadini con la collaborazione delle Associazioni di pazienti coinvolti nelle malattie oggetto del programma di screening.

L’Istituto, dopo aver definito le modalità e gli standard di qualità con cui effettuare i test - spiega Del Favero - riceverà i dati da Regioni e Centri clinici per farli confluire nell’archivio su queste patologie che verrà poi collegato al Registro Nazionale Malattie Rare arricchendo ulteriormente la definizione del quadro nazionale di queste patologie. Insieme ai pazienti che da sempre collaborano efficacemente con il nostro CNMR, provvederemo a diffondere le informazioni su questi test, sul loro valore e sull’accesso. Abbiamo, per questo, strumenti come il Telefono Verde Malattie Rare e tutta l’esperienza e le competenze del nostro Centro a disposizione e a supporto del programma Nazionale. Si tratta di costruire sinergie - conclude Del Favero - per garantire l’equità nell’accesso a strumenti così importanti per la salute di tutti.
Categorie: Istituzioni

Comunicati stampa - CS N.19/2017 Presidenza AIFA, Ricciardi: la scelta di Stefano Vella coniuga eccellenza scientifica e competenza in sanità pubblica

Istituto Superiore di Sanità - Gi, 20/04/2017 - 13:22
ISS 30 marzo 2017

Il Presidente dell’Istituto Superiore di Sanità Walter Ricciardi esprime grande soddisfazione per la nomina di Stefano Vella alla Presidenza dell’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA)

La scelta di Stefano Vella alla presidenza dell’AIFA - dichiara il Presidente - va nella direzione di coniugare l’eccellenza scientifica alla competenza e all’esperienza in sanità pubblica, tutte qualità riassunte da questo straordinario ricercatore, indicato da Science tra i dieci più importanti del mondo per la qualità delle ricerche sull’HIV/AIDS, che ho avuto modo di apprezzare personalmente alla guida del Dipartimento del Farmaco e, oggi, a quella del Centro di Salute Globale istituito dopo la riorganizzazione dell’Istituto.

La nomina di Vella - afferma Ricciardi - è una scelta di grande respiro. La sua vasta esperienza in campo internazionale, nel settore della lotta all’HIV/AIDS, dove ha contribuito ai trial clinici più importanti per la messa a punto della terapia, tra cui quello grazie al quale si è riusciti a impedire la trasmissione del virus dalla madre al bambino e il suo impegno nel nostro Centro per contrastare le diseguaglianze nella salute, è la garanzia che l’equità in salute e il rigore etico e scientifico saranno una delle cifre distintive della sua presidenza.

Un impegno umano e professionale - sottolinea - da sempre basato su rigorosi criteri scientifici di evidenza e di appropriatezza come dimostrano gli incarichi sostenuti come membro dello Scientific Advice dell’European Medicines Agency (EMA) e come rappresentante dell’Istituto, fino al 2011, nella Commissione tecnico-scientifica della stessa AIFA.

Siamo certi - continua Ricciardi - che le sue capacità e la sua storia professionale oltre a rappresentare per l’AIFA un valore importante, saranno anche per il nostro Istituto una straordinaria opportunità di continuare a costruire, come già stiamo facendo con il Direttore Generale Mario Melazzini, sinergie preziose per ottimizzare le risorse tra le agenzie preposte alla tutela della salute a beneficio dell’intero Servizio Sanitario Nazionale. Formulo perciò - conclude il Presidente - anche a nome di tutto l’Istituto Superiore di Sanità le più sentite congratulazioni e un augurio di buon lavoro.
Categorie: Istituzioni

Comunicati stampa - CS N.18/2017 Ricciardi, nei Pronto Soccorso il paziente è al centro se l’organizzazione è efficiente

Istituto Superiore di Sanità - Ma, 18/04/2017 - 12:25
ISS 24 marzo 2017

In relazione a quanto espresso ieri su La Stampa dal direttore generale dell'Agenas Francesco Bevere sulla necessità che a gestire gli ospedali siano manager con competenze altissime il presidente dell'Istituto Superiore di Sanità, Walter Ricciardi dichiara:

Il Pronto Soccorso è una struttura complessa che ha bisogno di un altissimo livello di competenza per essere organizzata e gestita.

Situazioni come quelle di Nola o di Cosenza sono, come ha giustamente sottolineato il direttore generale dell'Agenas, il risultato di un management inadeguato ed è necessario sempre più selezionare in maniera rigorosa direttori sanitari capaci di non lasciare soli i clinici nell’affrontare senza mezzi e risorse adeguati situazioni complesse ed emergenze come quelle che si verificano in un pronto soccorso. Lo dimostra la differente performance di molte strutture che con mezzi simili produce esiti completamente diversi.

Occorre certamente partire dal territorio e misurare contesti e bisogni su cui disegnare e offrire modelli assistenziali e di emergenza ma resta un punto centrale anche la formazione di manager sanitari in grado di assicurare coordinamento in tutte le fasi di assistenza, cura e integrazione tra le diverse strutture all’interno dell’ospedale.
Solo se la Direzione Sanitaria è in grado di garantire un’organizzazione efficiente è possibile cercare di concentrare le energie degli operatori sull’assistenza e sulla cura, mettere al centro il paziente invece che preoccuparsi di reperire gli strumenti necessari alla cura o di sopperire alla loro mancanza.
Categorie: Istituzioni

Comunicati stampa - CS N.17/2017 DICHIARAZIONE DEL PRESIDENTE DELL’ISS WALTER RICCIARDI Maddalena, cercare soluzioni adeguate senza rinunciare al rispetto degli standard di sicurezza nel parto

Istituto Superiore di Sanità - Lu, 17/04/2017 - 11:51
ISS, 20 marzo 2017

Partorire in Italia è generalmente un evento sicuro. Il nostro Paese in Europa è tra quelli con i migliori standard di sicurezza e sono in atto tante strategie sanitarie indirizzate a migliorare sempre più questo obiettivo. La chiusura dei punti nascita in cui ci sono pochi parti ogni anno è una di queste e non riguarda solo la razionalizzazione dei costi ma prima ancora serve a tutelare la salute della gestante e del nascituro.

Partorire in un centro che effettua un basso numero di parti è un fattore di rischio per mamma e bambino. Chiudere questi punti nascita significa evitare che in caso di complicanze gravi, ci si affidi a un centro privo di esperienza e soprattutto di risorse necessarie a gestire emergenze di tipo ostetrico o anche pediatrico.

Agli standard di sicurezza non si può derogare e laddove la logistica è sfavorevole è necessario ricercare soluzioni alternative come, per esempio, la disponibilità di un elicottero per le situazioni di emergenza o altre strategie per evitare che una situazione complessa venga affrontata con strumenti inadeguati.

È il problema logistico e organizzativo che deve essere risolto mentre agli standard di sicurezza prefissati non si può rinunciare, proprio per tutelare la salute delle donne e dei bambini.
Categorie: Istituzioni

Comunicati stampa - CS N.16/2017 Influenza, nell’inverno cresciuta in tutta Europa la curva di mortalità degli anziani

Istituto Superiore di Sanità - Ve, 14/04/2017 - 10:18
ISS 17/03/2017

L’Italia in testa con il 15% in più rispetto al valore atteso.
Sotto il 50% il trend di copertura vaccinale negli ultrasessantacinquenni.
Ricciardi: Senza la vaccinazione, nella popolazione fragile il virus aggredisce di più.

Lo scorso inverno all’epidemia influenzale è stato associato un tasso di mortalità nella popolazione anziana più elevato rispetto alle attese.

In base ai dati del network EUROMOMO per il monitoraggio della mortalità, a cui partecipano 19 paesi europei, si è osservato un eccesso di decessi per tutte le cause nelle ultime due settimane di dicembre 2016 e nelle prime quattro di gennaio 2017 in Italia, come in Francia, Spagna e Portogallo, per rientrare nei valori attesi a fine febbraio.

Il dato peggiore è stato osservato in Italia con un incremento stimato del 15%, e nella settimana di picco del 42%, rispetto al valore atteso e potenzialmente attribuibile all’epidemia influenzale.

A contribuire all’incremento della mortalità in questo scorcio di stagione invernale è stata la particolare virulenza dell’epidemia di virus A/H3N2 associata a una bassa copertura vaccinale negli anziani, di cui si sta osservando un decremento progressivo fino a scendere sotto la soglia del 50%, nonostante l’obiettivo minimo dell’OMS e del Ministero della Salute sia il raggiungimento del 75% della copertura tra gli ultrasessantacinquenni e tra i soggetti con condizioni di rischio.

Ogni anno nei laboratori di tutto il mondo vengono formulate diverse combinazioni dei ceppi vaccinali previsti per la stagione successiva per cercare di arginare la diffusione dell’epidemia - spiega Walter Ricciardi, Presidente dell’ISS - La campagna vaccinale è importante perché nella popolazione anziana, anche laddove la formulazione non è perfetta, è in grado di attenuare la virulenza e di favorire un decorso clinico migliore prevenendo comunque almeno il quaranta percento della mortalità. I dati europei - continua il Presidente - ci dicono anche che nei paesi dove la copertura vaccinale è maggiore e le raccomandazioni sono estese anche ad altri gruppi di popolazione l’eccesso osservato è stato di gran lunga inferiore.



L’Istituto Superiore di Sanità, in collaborazione con il Ministero della Salute, le Regioni e altri enti del Servizio Sanitario Nazionale monitora settimanalmente l’impatto della stagione influenzale e pubblica i dati aggiornati sul sito http://www.epicentro.iss.it/problemi/influenza/FluNews.asp
Categorie: Istituzioni

FDA allows marketing of first whole slide imaging system for digital pathology

Food and Drug Administration - Me, 12/04/2017 - 22:56
The U.S. Food and Drug Administration today permitted marketing of the Philips IntelliSite Pathology Solution (PIPS), the first whole slide imaging (WSI) system that allows for review and interpretation of digital surgical pathology slides prepared from biopsied tissue. This is the first time the FDA has permitted the marketing of a WSI system for these purposes.
Categorie: Istituzioni

Primo Piano - Iodoprofilassi, un convegno fa il punto sulla situazione in Italia

Istituto Superiore di Sanità - Me, 12/04/2017 - 08:51
ISS 05/04/2017

Lo stato nutrizionale iodico della popolazione italiana, sia degli adulti che dei bambini, è migliorato rispetto agli anni precedenti. A scattare la fotografia è l’Osservatorio Nazionale per il Monitoraggio della Iodoprofilassi in Italia (OSNAMI), coordinato dall’ISS, che illustrerà i suoi dati nel corso del convegno Prevenzione dei disordini da carenza iodica: il programma nazionale di iodoprofilassi in programma domani 6 aprile 2017 presso il Ministero della Salute (vedi programma allegato). In tale occasione, il Gruppo di Coordinamento Nazionale per la Iodoprofilassi presenterà un position statement sull’uso di sale iodato in età adulta e in età pediatrica, siglato dalle società scientifiche.
Categorie: Istituzioni

Comunicati stampa - CS N°7/2017 Emendamento Stabilizzazione Precari ISS

Istituto Superiore di Sanità - Me, 12/04/2017 - 08:51
ISS 9 febbraio 2017
Il Presidente dell’Istituto Superiore di Sanità Walter Ricciardi esprime grande soddisfazione per l’approvazione oggi dell’emendamento sulla stabilizzazione. Si tratta di un riconoscimento al lavoro prezioso del personale precario che ha offerto e continua a offrire un contributo essenziale all’attività svolta per la salute pubblica.
Desidero ringraziare in maniera speciale il lavoro svolto dalla Senatrice De Biasi e da tutti i Senatori che hanno sostenuto in modo bipartisan l’emendamento.
Categorie: Istituzioni

Comunicati stampa - CS N°8/2017 Ringraziamenti per Emendamento Stabilizzazione Precari ISS

Istituto Superiore di Sanità - Me, 12/04/2017 - 08:51
ISS 9 febbraio 2017
Il Presidente dell’ISS Walter Ricciardi desidera ringraziare il Ministro Lorenzin per il sostegno costante che ha portato all’approvazione oggi al Senato dell’emendamento sulla stabilizzazione dei precari storici dell’ISS, confermando così l’impegno concreto nel tutelare il lavoro ed il ruolo importante dell’Istituto Superiore di Sanità nel tutelare la salute della collettività.
Categorie: Istituzioni
Condividi contenuti