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Primo Piano - La comunicazione disintermediata: l’analisi del fenomeno in un corso dell’ISS

Istituto Superiore di Sanità - Me, 28/06/2017 - 05:06
Social media, blog, forum: la comunicazione è sempre più disintermediata. Qual è il ruolo dei giornalisti che da sempre sono tradizionalmente tra i principali mediatori dell’informazione ai cittadini? Quali mezzi e quali strategie usano gli esperti delle nuove tecnologie e come si confrontano con le dinamiche, i flussi e la deontologia della professione giornalistica? Il prossimo corso ISS-FNSI Il giornalismo ai tempi della “disintermediazione”, organizzato anche con la partecipazione di Whin (Web Health Information Network), si propone di offrire ai giornalisti una panoramica su queste nuove forme di comunicazione attraverso una fotografia e un’analisi degli strumenti divulgativi e dei nuovi media. Il corso, di cui alleghiamo il programma, si terrà lunedì 26 giugno nell’Aula Bovet dell’ISS, dalle 9.30 alle 16.30
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Comunicati stampa - CS N°34 Telefono Verde AIDS e IST, utenti sempre meno giovani, quasi 800 mila interventi di counselling telefonico svolti in trent’anni di attività

Istituto Superiore di Sanità - Me, 28/06/2017 - 05:06
ISS, 20 giugno 2017

Un vademecum dell’ISS per contrastare lo stigma e favorire il diritto alle cure delle persone sieropositive stilato per celebrare trent’anni di impegno nella sanità pubblica


Sono sempre meno i giovani che utilizzano il Telefono Verde AIDS e IST e sui temi della prevenzione aumenta la disinformazione degli utenti. Anche il test HIV non viene sistematicamente eseguito da circa la metà di coloro che chiamano dichiarando di aver avuto un comportamento a rischio. Rimangono costanti le richieste di consulenza in materia legale con riferimento a stigma, discriminazione sul posto di lavoro, violazione della privacy, accesso alle cure, a seguito delle quali in occasione del trentennale è stato realizzato dall’ISS un opuscolo informativo, La bussola sui diritti esigibili dalle persone sieropositive, che sarà scaricabile gratuitamente dal sito dell’ISS.


È questo, in sintesi, il profilo di consapevolezza tracciato attraverso l’analisi dei contenuti emersi durante i cinquanta interventi di counselling telefonico che mediamente vengono effettuati ogni giorno dagli esperti del Telefono Verde dell’Istituto Superiore di Sanità; Telefono Verde che il 20 giugno compie trent’anni di attività durante i quali ha risposto a oltre 2 milioni di domande svolgendo quasi 800 mila interventi di counselling all’interno di telefonate effettuate in maggioranza da uomini (75,4%); da persone che dichiarano di aver avuto rapporti eterosessuali (56,8%); da giovani appartenenti alla fascia di età compresa tra i 25 e i 39 anni (57%).


Proprio i dati del Telefono Verde dimostrano come sia sempre più importante elevare il livello di consapevolezza sui comportamenti corretti in materia di salute - afferma Walter Ricciardi Presidente dell’Istituto Superiore di Sanità - La disinformazione nel corso di questi trent’anni è passata dall’11,4% rilevato nel primo decennio al 13,6% rilevato negli ultimi anni. Relativamente all’HIV, per esempio, in 12 telefonate su cento effettuate da persone di tutte le età emerge ancora che il rischio di contrarre l’infezione sia legato a baci, zanzare e bagni pubblici. La richiesta costante di informazioni su tematiche legali, inoltre, ci ha convinti a produrre, proprio in quest’occasione uno strumento informativo di orientamento per la tutela dei diritti delle persone con HIV nell’ottica anche della tutela del diritto all’accesso alle cure.


Le chiamate in diminuzione riguardano, rispetto soprattutto ai primi anni dell’epidemia, sia le donne, 33% nel decennio 1987-1997 scese al 13,9% nel decennio 2007-2017, sia i giovani che sono passati dal 23,3% nel decennio 1987-1997 all’11,9% nel decennio 2007-2017 - dichiara Anna Maria Luzi, Direttore dell’Unità Operativa RCF all’interno della quale si colloca il Telefono Verde - le prime perché probabilmente hanno un accesso facilitato ai servizi di prevenzione territoriali per la salute della donna, i secondi perché sembrano prediligere altri canali informativi, quali internet e per questo dal 2013 l’attività di counselling telefonico è integrata dal sito www.uniticontrolaids.it. Ciò fa sembrare che sottovalutino i rischi di infezione legati all’attività sessuale. In generale i quesiti hanno riguardato soprattutto le modalità di trasmissione dell’HIV (25,8%) e le informazioni relative ai test (22,1%). Un’ulteriore analisi statistica relativamente all’arco temporale febbraio 2011 - maggio 2017 periodo che vede la rilevazione dell’informazione sul test HIV, ha evidenziato che nel 74,8% delle telefonate (pari a 74.415 telefonate su un totale di 99.392) è stata posta attenzione sul test HIV, rilevando che nel 50% dei casi il test non è mai stato eseguito. Dall’analisi dei dati relativi all’esecuzione del test emerge ulteriormente che l’esame è stato effettuato per motivazioni indipendenti dal comportamento a rischio, in una proporzione di telefonate pari al 2% (interventi chirurgici-0,1%, gravidanza-0,4% o durante una donazione di sangue-1,5%).


Da tutto questo, afferma Gianni Rezza, Direttore del Dipartimento Malattie Infettive dell’ISS, si evidenzia una percezione del rischio notevolmente abbassata nonostante resti rilevante il numero delle nuove diagnosi di infezione da HIV segnalate dal Sistema di Sorveglianza COA/ISS che risultano essere nel 2015 pari a 3.444 nuovi casi con l’incidenza più alta osservata tra le persone di 25-29 anni che rappresentano anche la fascia di età in cui è più alta la disinformazione tra gli utenti del Telefono Verde.


Inoltre, dall’analisi dei quesiti emersi durante gli interventi di counselling le infezioni sessualmente trasmesse, in generale, sembrano destare meno attenzione da parte degli utenti del Telefono Verde nonostante il Sistema di Sorveglianza Sentinella del COA/ISS ne abbia registrato un aumento progressivo (le segnalazioni hanno subito dal 2005 al 2014 un incremento pari al 33,2%) che ha colpito soprattutto le donne.

Serve una maggiore consapevolezza fra i giovani nell’evitare comportamenti sessuali sbagliati perché questo ha a che fare con il loro futuro - conclude Ricciardi - Si pensi alla Clamydia che ha la più alta prevalenza tra le giovani donne tra i 15 e i 24 anni, un’infezione che può comportare conseguenze sulla salute della donna e arrecare notevoli danni alla sua fertilità.


Il Servizio, gratuito e anonimo (per il cittadino), consente di dare risposte (sia in italiano, sia in inglese) ai bisogni informativi della persona-utente, di inviarla laddove necessario ai Servizi di prevenzione, diagnosi, cura e assistenza presenti sul territorio, disponendo di un archivio informatizzato di oltre 2.000 strutture (centri di diagnosi e cura delle malattie infettive, consultori, centri per le infezioni a trasmissione sessuale, associazioni di volontariato, ONG), questo grazie ad una presenza, dal lunedì al venerdì, dalle ore 13.00 alle ore 18.00, degli esperti del Telefono Verde AIDS e IST 800 861061.
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Primo Piano - Telefono Verde AIDS e IST, quasi 800 mila interventi di counselling in 30 anni di attività

Istituto Superiore di Sanità - Me, 28/06/2017 - 05:06
ISS, 20 giugno 2017

Il Telefono Verde AIDS e IST 800 861 061 dell’Istituto Superiore di Sanità festeggia i suoi 30 anni di impegno nella sanità pubblica e, nel corso di una conferenza stampa al Ministero della Salute, illustra il bilancio dei circa 800 mila interventi di counselling telefonico, in risposta a più di 2 milioni di domande, svolti in questo periodo. Dall’analisi dei contenuti di questi interventi emerge come siano diminuiti i giovani utenti - gli under 25 - e come sia aumentata in generale la disinformazione sui temi della prevenzione: 12 persone su 100 di tutte le età pensano ancora che il rischio di contrarre l’infezione sia legato a baci, zanzare e bagni pubblici. Circa la metà di chi chiama, inoltre, afferma di non aver mai eseguito il test HIV, pur dichiarando di aver avuto un comportamento a rischio.

Rimangono costanti le richieste di consulenza legale con riferimento a stigma, discriminazione sul posto di lavoro, violazione della privacy, accesso alle cure. Per questo, l’ISS, in occasione del trentennale del Telefono Verde AIDS e IST, ha realizzato un opuscolo informativo, La bussola, sui diritti esigibili dalle persone sieropositive, che sarà scaricabile gratuitamente dal sito dell’ISS.

Entrando più nel dettaglio dell’analisi delle telefonate, queste vengono effettuate in maggioranza da uomini (75,4%); da persone che dichiarano di aver avuto rapporti eterosessuali (56,8%); da giovani appartenenti alla fascia di età compresa tra i 25 e i 39 anni (57%). In diminuzione sia le donne, scese dal 33% nel decennio 1987-1997 al 13,9% nel decennio 2007-2017, sia i giovani che sono passati dal 23,3% nel decennio 1987-1997 all’11,9% nel decennio 2007-2017. Le prime perché probabilmente hanno un accesso facilitato ai servizi di prevenzione territoriali per la salute della donna, i secondi perché sembrano prediligere altri canali informativi, quali Internet. In generale i quesiti hanno riguardato soprattutto le modalità di trasmissione dell’HIV (25,8%) e le informazioni relative ai test (22,1%).

Il Servizio, gratuito e anonimo per il cittadino, consente di dare risposte (sia in italiano, sia in inglese) ai bisogni informativi della persona-utente, di inviarla laddove necessario ai Servizi di prevenzione, diagnosi, cura e assistenza presenti sul territorio, disponendo di un archivio informatizzato di oltre 2.000 strutture (centri di diagnosi e cura delle malattie infettive, consultori, centri per le infezioni a trasmissione sessuale, associazioni di volontariato, ONG). Questo grazie alla presenza, dal lunedì al venerdì, dalle ore 13.00 alle ore 18.00, degli esperti del Telefono Verde AIDS e IST 800 861061.

Comunicato Stampa
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Primo Piano - Vaccinazioni, le ragioni dell'obbligo

Istituto Superiore di Sanità - Me, 28/06/2017 - 05:06
ISS 19 giugno 2017

Consegnato alla Commissione Igiene e Senato un documento sul decreto dei vaccini. Nel testo in allegato un'analisi dell'impatto epidemiologico delle patologie per i quali il decreto ha reso obbligatorie le vaccinazioni
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Comunicati stampa - CS N°33/2017 Sangue ‘benzina’ del SSN, nel 2016 una donazione ogni 10 secondi Cure per quasi 660mila persone, c’è autosufficienza ma donatori invecchiano

Istituto Superiore di Sanità - Me, 28/06/2017 - 05:06
ISS, 14 giugno 2017

In Italia nel 2016 una donazione di sangue ogni 10 secondi ha permesso di fornire a quasi 660mila persone le trasfusioni salvavita di cui avevano bisogno, oltre che a garantire a pazienti affetti da diverse malattie i farmaci plasmaderivati di cui avevano bisogno. I numeri del sistema italiano sono stati forniti dal Centro Nazionale Sangue in occasione del World Blood Donor Day, che l’OMS celebra il 14 giugno. In Italia le associazioni dei donatori hanno festeggiato con un evento nella sede del Ministero della Salute alla presenza del ministro.

Oltre 3 milioni di donazioni nel 2016, ma donatori invecchiano

Lo scorso anno il sistema ha registrato oltre 3 milioni di donazioni di sangue e plasma (esattamente 3.036.634), mentre i donatori sono stati un milione e 688mila, una cifra in calo di 40mila unità rispetto all’anno precedente e che è anche la più bassa dal 2011. Nel dettaglio i donatori abituali sono stati 1.370.556 (81,2%), mentre quelli nuovi 317.071 (18,8%), mentre a livello di genere si registra una netta prevalenza per i maschi, che sono il 70%. Circa il 27% del totale rientra nella fascia di età 36-45 anni, il 28% in quella 46-55, il 13% in quella 18-25 e 56-65 mentre il 18% è tra 26 e 35 anni. L’andamento degli ultimi anni vede un progressivo invecchiamento dei donatori (vedi grafico 1), con un calo nelle fasce più giovani e un aumento in quelle più in là con l’età. Il Friuli Venezia Giulia è la regione con più donatori ogni mille abitanti, mentre la Calabria è quella che ne ha meno.

Nel 2016 trasfusioni in aumento del 3,7%

Sono stati quasi 660mila (659486) i pazienti trasfusi nel 2016, in aumento del 3,7% rispetto all’anno precedente, pari a 10,9 persone ogni mille abitanti. In totale sono state trasfuse quasi 3 milioni di unità di emocomponenti (oltre 8mila al giorno), mentre più di 800mila chili di plasma sono stati inviati alle aziende per il frazionamento. In generale gli obiettivi di autosufficienza nazionale per il 2016 sono stati mantenuti per quanto riguarda il sangue, sottolinea Giancarlo Maria Liumbruno, direttore del CNS, grazie al meccanismo di compensazione che prevede che regioni che raccolgono più sangue del fabbisogno lo cedano a chi è in crisi. A contribuire maggiormente sono state nel 2016 Piemonte (32%), Veneto (16%), Friuli-Venezia Giulia (13%), Lombardia (12%), Provincia autonoma (PA) di Trento (8%), Emilia-Romagna (4%), Campania, Valle d’Aosta e PA di Bolzano (circa 2% ognuna).

Il sistema è sostanzialmente in equilibrio, ma in alcune regioni periodicamente è necessario ricorrere alla compensazione - sottolinea Liumbruno -. La Sardegna ad esempio ha un’ottima raccolta, ma non è autosufficiente perché ha molti pazienti talassemici, che necessitano di molto sangue per le terapie. E’ importante che tutte le Regioni cerchino di contribuire il più possibile al sistema di compensazione nazionale e che incrementino la raccolta Per questo si fa appello alla sensibilità delle Regioni affinché consentano alle strutture trasfusionali una maggiore flessibilità nei giorni e negli orari di apertura in modo da venire maggiormente incontro alle esigenze dei donatori.

Le iniziative del CNS

In occasione dell’evento al Ministero della Salute il CNS ha presentato due iniziative. Collegandosi al link è disponibile la prima mappa italiana di tutti i punti dove donare, con la possibilità di fare una ricerca basata sulla propria posizione per scoprire il luogo più vicino. Per incrementare le donazioni di plasma partirà inoltre l’iniziativa Plasma Italia, con una landing page disponibile sul sito www.centronazionalesangue.it per spiegare l’importanza e le modalità di questo tipo di donazione.
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Primo Piano - Responsabilità medica, i principi ispiratori del Decreto

Istituto Superiore di Sanità - Me, 28/06/2017 - 05:06
ISS 14/06/2017

Il 20 giugno 2017 dalle ore 15.00 alle ore 17.30 presso l’Aula Pocchiari dell’Istituto Superiore di Sanità verranno presentati in modo informale dal Presidente dell’Istituto a tutte le Società scientifiche e alle Associazioni tecnico-scientifiche delle professioni sanitarie interessate i principi ispiratori del Decreto del Ministro della Salute di prossima emanazione in attuazione dell’articolo 5 della Legge 8 marzo 2017 n. 24.

È possibile registrarsi all’incontro al seguente indirizzo: http://lg.iss.it.
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Comunicati stampa - CS N°32/2017 Sistema Sangue, al via collaborazione Italia-Armenia Primo passo donazione 790mila unità di fattori coagulazione per pazienti armeni

Istituto Superiore di Sanità - Me, 28/06/2017 - 05:06
ISS, 7 giugno 2017

Inizierà con una donazione di farmaci plasmaderivati ai pazienti armeni la collaborazione tra il Centro Nazionale Sangue e il Centro Ematologico Prof. R. H. Yeolyan del ministero della Salute della Repubblica di Armenia. I due centri hanno siglato oggi un memorandum di intesa durante il primo meeting della Commissione Intergovernativa per la Cooperazione economica tra i due paesi nella sede del Ministero degli Esteri.

Il memorandum, della durata di cinque anni, è stato siglato da Giancarlo Maria Liumbruno, Direttore del Centro Nazionale Sangue, e da Smbat Daghbashyan del centro ematologico armeno, e prevede la collaborazione per il raggiungimento di una serie di obiettivi, dallo sviluppo di standard per un uso ottimale dei componenti del sangue (Patient Blood Management) in Armenia all’introduzione nel paese di un sistema per la raccolta di sangue e componenti da donatori volontari sul modello italiano. Sono previsti anche progetti di ricerca comuni e lo scambio di informazioni attraverso seminari e visite reciproche degli specialisti coinvolti sul campo, grazie al supporto delle società scientifiche interessate e delle associazioni e federazioni di donatori. L’accordo si inserisce nelle attività del Memorandum di Cooperazione per la collaborazione nel campo della salute e delle scienze mediche siglato tra il ministero della Salute della Repubblica di Armenia e il ministero della Salute della Repubblica Italiana il 2 aprile 1997.


Questa collaborazione tra i due paesi è molto importante - ha sottolineato Daghbashyan - e siamo molto grati al Cns per l’opportunità di condividere le esperienze, che ci permetterà di aumentare il numero di donatori nel nostro paese. Con la sigla dell’accordo verranno donate 790mila unità di fattori di coagulazione che saranno utilizzate per i pazienti armeni con emofilia. I farmaci plasmaderivati, in eccedenza rispetto al fabbisogno regionale e nazionale, sono stati messi a disposizione dal sistema sangue della Regione Lombardia. La donazione, resa possibile dalla collaborazione tecnica dell’azienda Kedrion, si inserisce nel contesto dell’Accordo Stato Regioni del 7 febbraio 2013 per la promozione ed attuazione di accordi di collaborazione per l’esportazione di prodotti plasmaderivati ai fini umanitari.


Iniziative come quelle previste dal memorandum - ha sottolineato Liumbruno - possono servire ad assicurare una risposta efficace alle necessità terapeutiche di quei pazienti che altrimenti, in caso di bisogno, non avrebbero adeguato accesso alle cure.
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Comunicati stampa - CS n°31/2017 Fumo, quasi azzerato il divario di genere: mai così vicini uomini e donne nel consumo di bionde

Istituto Superiore di Sanità - Me, 28/06/2017 - 05:06
ISS 31 maggio 2017

Ricciardi: I divieti sul fumo hanno cambiato le abitudini. Adesso bisogna continuare e insistere soprattutto sulle donne

Pacifici: Efficaci le misure di contrasto. Divieti, immagini e Numero verde Fumo: quintuplicate le richieste al nostro servizio

Mai in Italia c’è stata una differenza così bassa tra uomini e donne che fumano. Questo ci dicono i dati presentati dall’OSSFAD del Centro Nazionale Dipendenza e Doping dell’ISS in occasione della Giornata Mondiale senza tabacco il 31 maggio. In alcune fasce d’età, anzi, le donne fumano più dei maschi, soprattutto nel Nord del Paese, nella fascia d’età in cui si accende la prima sigaretta (15-24) e nella fascia in cui si smette (45-64). Oggi nel nostro Paese fumano quasi 6 milioni di donne, circa un milione in più rispetto allo scorso anno - afferma Walter Ricciardi, Presidente dell’ISS -. D’altra parte invece sono stati pochi coloro che in presenza di minori hanno fumato in auto, un divieto sul quale è stato d’accordo anche l’86% dei fumatori. L’avvicinamento delle donne fumatrici alle percentuali registrate tra gli uomini ci dice, però, che dobbiamo ancora continuare a contrastare il fumo e a insistere in questa direzione. L’indagine dell’ISS ha confermato, inoltre, che i divieti legislativi, a partire dalla legge sul fumo fino ai più recenti divieti hanno avuto un impatto significativo non solo sul consumo ma anche più in generale culturale. Soltanto il 3,8% dei non fumatori, per esempio, ha dichiarato di aver viaggiato in auto con un fumatore che ha fumato nell’abitacolo in presenza di bambini o donne in gravidanza e soltanto un italiano su 10 consente ai propri ospiti fumatori di accendersi una sigaretta in casa.

La legge del 2003 è stata una delle più importanti leggi di sanità pubblica - dice Roberta Pacifici, direttore dell’OSSFAD - nata per difendere dal fumo passivo, ha avuto il grande merito di educare al rispetto degli spazi comuni come dimostrano i dati relativi al comportamento dei padroni di casa rispetto ad eventuali ospiti fumatori. Nel 2006, infatti, il 43,1% degli intervistati dichiarava di consentire ai propri ospiti di fumare in casa, oggi nel 2017 solo il 12,4% lo consente.

Anche i dati Passi (Progressi delle Aziende Sanitarie per la Salute in Italia), derivati dal sistema di sorveglianza di popolazione condotta dalle ASL e coordinata dall’ISS, sottolineano questo dato e riferiscono che in Italia 9 persone su 10 dichiarano che il divieto di fumo nei locali pubblici e nei luoghi di lavoro è sempre o quasi sempre rispettato, anche se esistono differenze regionali che indicano un Nord più virtuoso.

A dimostrazione che l’educazione ai corretti stili di vita e la comunicazione sono strumenti centrali nel costruire la consapevolezza sul rischio per la salute sono i dati che riguardano l’impatto delle immagini shock sui fumatori. Pittogrammi, messaggi forti sul rischio, Numero Verde: le avvertenze riportate sui pacchetti, secondo la direttiva europea del 2014, non sono risultate indifferenti ai tabagisti. L’indagine dell’ISS rivela, infatti, che l’83% dei fumatori ha pensato, almeno qualche volta, guardando le immagini shock, ai rischi legati alla salute. Il 60% ha dichiarato che è aumentato il desiderio di smettere e il 36% ha rinunciato ad accendersi una sigaretta. Un fumatore su cinque, inoltre, usa stratagemmi per coprire le immagini shock, 1 su 3 ha notato il Numero Verde. “Da quando - aggiunge Pacifici - il Numero Verde compare su tutti i pacchetti di sigarette, le telefonate al nostro servizio si sono quintuplicate”.

Un capitolo a parte è dedicato al consumo della sigaretta elettronica. Gli svapatori in Italia sono 1,3 milioni - dice Silvio Garattini, direttore dell'Istituto di ricerche farmacologiche Mario Negri - ma si tratta soprattutto di consumatori duali, cioè fumatori che usano contemporaneamente e-cig e sigarette tradizionali. Soltanto un fumatore su 10, infatti, ha smesso di fumare. Non abbiamo dati sufficienti per affermare che la sigaretta elettronica può essere un valido ausilio per smettere di fumare.

Sintesi del rapporto

Il consumo

Sono 11,7 milioni i fumatori in Italia e rappresentano il 22,3% della popolazione (22,0% nel 2016). Diminuiscono gli uomini tabagisti: 6 milioni rispetto ai 6,9 milioni del 2016 e ma aumentano le donne che da 4,6 milioni del 2016 salgono a 5,7 milioni. Si tratta della differenza minima mai riscontrata tra percentuale di fumatori (23,9%) e percentuale di fumatrici (20,8%). Gli ex fumatori sono invece il 12,6% e i non fumatori il 65,1%. Si fuma di più tra i 25 e i 44 anni (il 28%) invece nella fascia d’età più giovane, tra i 15 e i 24 anni, fuma il 16,2%. Si fumano in media 13,6 sigarette al giorno con un picco di 14,1 sigarette sul target 45-64 anni. La maglia nera rispetto all’area geografica spetta al Centro dove i fumatori di sesso maschile sono il 26%, al Sud e nelle Isole sono il 25,2% e al Nord il 22,0% ma sono proprio le regioni settentrionali ad avere la maggiore percentuale di fumatrici (24,6%) rispetto a quella dei fumatori (22%). Si fumano principalmente sigarette confezionate (94,3%) sebbene continui costantemente a crescere il consumo prevalente di sigarette fatte a mano (9,6%), significativamente più diffuso tra i giovani e preferito dagli i uomini (16,6%) rispetto alle donne (12,8). L’età in cui si accende la prima bionda è di 17,6 anni per i ragazzi e 18,8 per le ragazze. Il 12,2% dei fumatori ha iniziato a fumare prima dei 15 anni.

La sigaretta elettronica

La maggior parte (83,4%) degli utilizzatori è rappresentata da fumatori, quindi da consumatori duali che fumano le sigarette tradizionali e contemporaneamente l’e-cig, in particolare quelle contenenti nicotina. Chi ha usato la sigaretta elettronica dichiara di aver diminuito il consumo di sigarette tradizionali leggermente (il 13,8%) o drasticamente (l’11,9%), mentre il 34,9% non ha cambiato abitudine tabagica, il 10,4 ha iniziato a fumare e l’11,7% ha ripreso il consumo delle sigarette tradizionali. Soltanto nel 14,4% dei casi l’e-cig ha portato a smettere definitivamente. In totale gli utilizzatori (abituali e occasionali) sono circa 1,3 milioni, in lieve calo rispetto allo scorso anno. Il 64% dei consumatori di e-cig utilizza quelle contenenti nicotina. Le ricariche sono acquistate nei negozi specializzati (54,7%) o dal tabaccaio (37,3%).

Fumo passivo

Secondo l’indagine dell’ISS quasi il 90% degli italiani e l’86% dei fumatori, è d’accordo con il divieto di fumare in macchina in presenza di minori e donne in gravidanza. Soltanto il 5,3% dei fumatori ha dichiarato di aver fumato in auto con bambini o donne incinte. La legge del 2003 ha di certo modificato il comportamento dei fumatori e dei padroni di casa nei confronti di chi si accende una sigaretta. Mentre nel 2006, infatti, il 43,1% degli intervistati dichiarava di consentire ai propri ospiti di fumare in casa, nel 2017 soltanto il 12,4 lo consente. Inoltre il 10% dei non fumatori dichiara di essere stato esposto al fumo passivo in auto.

Telefono Verde Fumo

Da quando il Numero Verde Fumo dell’ISS è stato inserito su tutti i pacchetti di sigarette (precedentemente compariva a rotazione con altri 13 messaggi) il servizio telefonico ha visto un incremento esponenziale del numero di chiamate. Da agosto 2016 (momento in cui i pacchetti di sigarette con le nuove avvertenze sono arrivati sul mercato) a dicembre dello stesso anno, sono giunte al telefono verde 5.041 chiamate, numero nettamente superiore rispetto alle 1.326 dello stesso periodo del 2015. Nel 2016 le chiamate complessive sono state 7.767. L’utente che chiama il servizio telefonico dell’ISS è nel 64,6% dei casi maschio, (35,4% le donne), fumatore (96,2%) appartenente alla fascia d’età 46-65 e dichiara di aver visto il Numero Verde Fumo sul pacchetto di sigarette (98,5% dei casi).
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Comunicati stampa - CS N°27/2017 Il Presidente della Repubblica inaugura all’Istituto Superiore di Sanità, il primo Museo di sanità pubblica italiano

Istituto Superiore di Sanità - Me, 28/06/2017 - 05:06
ISS, 21 aprile 2017

Ricciardi, tecnologie digitali e percorsi altamente interattivi per favorire la crescita della cultura scientifica nel paese

Il nuovo Museo di Sanità Pubblica dell’Istituto Superiore di Sanità (ISS) è stato inaugurato oggi dal Presidente della Repubblica italiana, Sergio Mattarella alla presenza del Ministro della Salute Beatrice Lorenzin e del Ministro dei Beni culturali Dario Franceschini , a conclusione delle celebrazioni dell’ottantatreesimo anno dall’istituzione di quello che è il più antico e il più grande Istituto di sanità pubblica in Europa.

Il Museo dell’ISS, aperto al pubblico, ha sede presso la storica sala del Giardino d’inverno dell’Istituto Superiore di Sanità. Sarà oggetto di visite guidate previa prenotazione anche da parte delle scuole che potranno così sfruttare la capacità di coinvolgimento delle più moderne tecnologie utilizzate per favorire il rapido apprendimento dei contenuti delle quattro sezioni del Museo.

Le due coppie di Premi Nobel, Rita Levi Montalcini e Enrico Fermi e poi Ernst Boris Chain e Daniel Bovet, daranno il benvenuto ai visitatori nel Museo dell’ISS. I loro avatar accoglieranno infatti gli ospiti e, dialogando fra loro, li introdurranno ai temi della scienza, alle atmosfere di quegli anni, ma anche alle implicazioni etico-sociali del progresso scientifico e tecnologico.

È un Museo altamente interattivo ed esperienziale, che sfrutta le più recenti tecnologie digitali per spiegare con linguaggio comprensibile a tutti il valore della ricerca scientifica e dei suoi frutti. Progettato e realizzato in collaborazione con Palazzo della Salute secondo i principi che hanno ispirato nel 2015 la realizzazione del MUSME (Museo della Storia della Medicina di Padova), dove la storia delle scienze mediche si sposa con le più avanzate tecnologie multimediali, il Museo dell’ISS nasce per stimolare la partecipazione attiva dei cittadini nell’acquisizione delle conoscenze scientifiche.

Abbiamo voluto questo Museo per farne un polo di diffusione della cultura scientifica - spiega Walter Ricciardi, Presidente dell’ISS - perché la sua crescita è strettamente connessa alla tutela della salute pubblica. Abbiamo immaginato la custodia della tradizione e della storia come rivolta al futuro, offrendo ai cittadini uno strumento in più per acquisire conoscenze e, alla fine di ogni sezione, mettersi alla prova attraverso un test interattivo.

Sarà un museo aperto a tutti i cittadini e con un’attenzione particolare alle scuole: insegnanti e allievi entreranno nel mondo scientifico attraverso modalità multisensoriali che impegnano l’apparato uditivo e visivo. I visitatori potranno osservare, per esempio, il video storico nel quale si mostra la lotta contro la malaria, i modelli di insetti e zanzare in una teca e verrà riprodotta, azionando una macchina a vapore, l’erogazione del DDT, mentre sarà possibile ascoltare il ronzio delle zanzare. Nel viaggio al Museo tra passato e futuro, sarà possibile, inoltre, ammirare e sfogliare elettronicamente il Fondo rari e di pregio dell’ISS, costituito da oltre mille esemplari di libri antichi a stampa pubblicati fra il 1504 e il 1830 in cui si distinguono tre manoscritti, 104 cinquecentine, 162 seicentine, 814 settecentine, 73 volumi dell’Ottocento. Della collezione fa parte anche la serie di 17 disegni anatomici realizzati da Antonio Canova acquistati dall’Istituto nel 1943. L’89% dei libri è edito in lingua italiana e latina, il 10% in francese e 1% in altre lingue.

Il percorso è diviso in quattro sezioni: la prima è dedicata alla genesi dell’edificio dell’Istituto Superiore di Sanità; la seconda è stata costruita per parlare degli strumenti, dei laboratori, delle persone; la terza celebra il Fondo dei Libri Rari della biblioteca dell’ISS; la quarta, dedicata specificamente all’attività di divulgazione, è dedicata a tematiche attuali e a progetti scientifici.L’ultima sezione è invece riservata a progetti divulgativi - spiega Ricciardi - dove useremo modalità innovative per parlare di scienza. Da qui partiranno, per esempio, mostre itineranti nel Paese dedicate ai temi più importanti ed attuali di sanità pubblica e ai progressi della medicina. Mai come oggi, infatti, cittadini consapevoli possono contribuire attraverso i propri comportamenti a tutelare la salute pubblica e i successi ottenuti grazie ai frutti della ricerca. Vogliamo assolutamente risalire la classifica dei paesi con maggiori competenze diffuse in tema di salute, in cui oggi l’Italia occupa il penultimo posto. Il Museo dell’ISS e le iniziative culturali collegate sono il nostro concreto contributo.


Sarà possibile visitare il Museo dell’ISS solamente su prenotazione scrivendo a: museo@iss.it
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Comunicati stampa - CS N°26/2017 L’ISS compie 83 anni, conclude le celebrazioni il Presidente della Repubblica

Istituto Superiore di Sanità - Me, 28/06/2017 - 05:06
Ricercatori ISS citati nelle pubblicazioni tre volte di più della media

Al via oggi tre giorni di celebrazioni per gli 83 anni dell’Istituto Superiore di Sanità.
Il più grande Istituto di Sanità pubblica in Europa compie 83 anni. Partono oggi i festeggiamenti che si concluderanno il 21 aprile con la visita del Presidente della Repubblica che inaugurerà il nuovo Museo dell’Istituto, il primo interamente dedicato ai temi della sanità pubblica in Italia e realizzato con moderni strumenti digitali e multimediali.

Abbiamo voluto festeggiare questo anniversario anche perché cade al termine di un processo di riorganizzazione che ci fa guardare al futuro - afferma Walter Ricciardi, presidente dell’Istituto Superiore di Sanità - l’abbiamo fatto perché vogliamo che tradizione e innovazione siano due elementi inscindibili dell’identità di questo istituto che nasce con una vocazione alla tutela della salute pubblica che abbiamo confermato e sottolineato nell’attuale riorganizzazione.
Tre giorni intensi che celebrano l’Istituto e lo raccontano attraverso i suoi partner istituzionali. La prima giornata è dedicata alle collaborazioni nazionali con i principali partner scientifici italiani e la seconda dedicata alle collaborazioni con le maggiori agenzie internazionali.

Celebriamo questo compleanno - afferma Angelo Del Favero, Direttore Generale dell’Istituto Superiore di Sanità - per guardare all’Istituto come a uno strumento che promuova insieme sostenibilità e qualità del sistema pubblico di cure nonostante i differenti contesti geografici e economici esistenti in tutto il Paese.

A sottolineare che ricerca e servizio sono le due missioni principali dell’Ente, questi i numeri sulle pubblicazioni. Secondo uno studio condotto dal Settore Attività editoriali dell’ISS e presentato oggi, dal 1992 al 2016 sono numerosi i lavori comparsi sulle riviste di alto impatto come New England Journal of Medicine, Nature, The Lancet e firmate ISS. E per quanto riguarda il numero di citazioni, secondo i dati del Web of Science (WoS), la più grande base di dati internazionale i lavori prodotti dai ricercatori dell’Istituto sono citati soprattutto nel settore della immunologia (oltre 60.000 citazioni) e della biologia molecolare (oltre 55.000 citazioni). L’ISS inoltre emerge più di tre punti sopra la media nella categoria di Medicina generale e interna. Molte le donne a comparire nei gruppi dei lavori scientifici ma, sempre secondo il WoS, la produzione media pro-capite è più alta negli uomini (16,7) rispetto alle donne (12,1). Stati Uniti e Regno Unito sono i paesi con cui l’ISS ha il maggior numero di collaborazioni e sono il CNR francese e la University of London le istituzioni con le quali l’ISS collabora di più.
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FDA Tackles Drug Competition to Improve Patient Access

Food and Drug Administration - Ma, 27/06/2017 - 15:57
Today, the U.S. Food and Drug Administration is taking two new, important steps to increase competition in the market for prescription drugs and facilitate entry of lower-cost alternatives. The agency published a list of off-patent, off-exclusivity branded drugs without approved generics, and also implemented, for the first time, a new policy to expedite the review of generic drug applications where competition is limited.
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Statement from FDA Commissioner Scott Gottlieb, M.D., on the importance of the Drug Quality and Security Act and overseeing the safety of compounded drugs

Food and Drug Administration - Ma, 27/06/2017 - 02:06
In late 2012, the United States faced the most serious outbreak associated with contaminated compounded drugs in recent history, involving hundreds of people, in many states, who developed fungal infections related to a compounded product. It was an incident that resulted in dozens of deaths.
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FDA approves first subcutaneous C1 Esterase Inhibitor to treat rare genetic disease

Food and Drug Administration - Gi, 22/06/2017 - 23:15
The U.S. Food and Drug Administration today approved Haegarda, the first C1 Esterase Inhibitor (Human) for subcutaneous (under the skin) administration to prevent Hereditary Angioedema (HAE) attacks in adolescent and adult patients. The subcutaneous route of administration allows for easier at-home self-injection by the patient or caregiver, once proper training is received.
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Primo Piano - Donazione di sangue e cellule staminali, corso di formazione per giornalisti organizzato dall’ISS in memoria di Francesco Marabotto

Istituto Superiore di Sanità - Me, 21/06/2017 - 00:43
ISS 24/05/2017

Il sangue per le trasfusioni oggi è sicuro? Che succede quando potrebbe mancare, ad esempio in caso di eventi catastrofici come i terremoti? Perché si può donare il cordone, e cosa si può fare con le sue cellule? E' corretto affermare che possono essere una 'assicurazione sulla vita'? Sono alcune delle questioni a cui cercherà di rispondere il corso di formazione per giornalisti La donazione di sangue e cellule staminali, il sistema italiano tra sicurezze e falsi miti, in programma all’ISS il prossimo 31 maggio. Il corso, frutto dell’accordo ISS-FNSI, è organizzato dall’Istituto Superiore di Sanità in memoria di Francesco Marabotto.

Il corso affronterà il tema della donazione dal punto di vista organizzativo e scientifico ma anche etico e comunicativo, affrontando i possibili rischi derivanti da una gestione errata delle informazioni, come avvenuto ad esempio nel caso del terremoto di Amatrice in cui la diffusione di notizie su una presunta 'emergenza sangue' ha portato a una 'corsa alla donazione' ingiustificata. Una sessione affronterà anche il tema del ruolo dei media nel veicolare i messaggi sull'uso delle staminali con conseguenze dirette sulle scelte dei potenziali donatori.
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U.S. Marshals seize adulterated food from a Minnesota warehouse

Food and Drug Administration - Ma, 20/06/2017 - 19:24
The U.S. Food and Drug Administration announced that on June 15, the U.S. Marshals Service seized food products held at Professional Warehouse and Distribution, Inc., in St. Paul, Minnesota. The food products seized are worth approximately $73,000 and include, among other things, barley flour, spices, pasta, dried beans, tea and cookies.
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Comunicati stampa - CS N°30/2017 Il Sistema sangue italiano tiene, ma calano i donatori

Istituto Superiore di Sanità - Ma, 20/06/2017 - 00:08
ISS 19/05/2017

Nel 2016 sotto quota 1,7 milioni, autosufficienza grazie a compensazioni Regioni

Il sistema sangue italiano 'tiene', ma inizia a dare qualche segnale di logoramento, a partire da un calo dei donatori fisiologico per l’invecchiamento della popolazione ma che richiede un rilancio delle donazioni soprattutto fra i giovani. Il dato è stato presentato durante la Consultazione plenaria del Sistema sangue, che ha riunito a Roma rappresentanti delle associazioni di volontariato e delle istituzioni.

Secondo i numeri elaborati dal Centro Nazionale Sangue nel 2016 sono stati registrati circa un milione e 688mila donatori, una cifra in calo di 40mila unità rispetto all’anno precedente e che è anche la più bassa dal 2011. Anche le donazioni di plasma, necessarie anche per la produzione di farmaci utilizzati per molte terapie salvavita, sono in calo di circa il 5%, anche se la quantità inviata alle industrie di lavorazione nel 2016 è maggiore perché è aumentato il volume raccolto per ogni singola donazione. A fronte del calo dalla parte della donazione si registra invece un aumento del numero di pazienti trasfusi, circa 660mila nel 2016 (+3,7%), anche se la quantità di sangue trasfuso è in leggero calo per l’adozione delle tecniche di Patient Blood Management, che permettono un risparmio della risorsa. A garantire l’autosufficienza nazionale, sottolinea il Direttore del Cns Giancarlo Maria Liumbruno, è soprattutto il meccanismo di compensazione che prevede che Regioni che raccolgono più sangue del fabbisogno lo cedano a chi è in crisi. A contribuire maggiormente sono state nel 2016 Piemonte (32%), Veneto (16%), Friuli-Venezia Giulia (13%), Lombardia (12%), Provincia autonoma (PA) di Trento (8%), Emilia-Romagna (4%), Campania, Valle d’Aosta e PA di Bolzano (circa 2% ognuna).

Il sistema è sostanzialmente in equilibrio, ma in alcune regioni periodicamente è necessario ricorrere alla compensazione - sottolinea Liumbruno -. La Sardegna ad esempio ha un’ottima raccolta, ma non è autosufficiente perché ha molti pazienti talassemici, che necessitano di molto sangue per le terapie. Proprio in questi ultimi giorni la Regione sta registrando delle carenze importanti che rischiano di fare ritardare le terapie trasfusionali programmate destinate ai numerosi pazienti sardi affetti da talassemia, ed è necessario che le altre mantengano gli impegni. Per questo è importante che tutte le Regioni cerchino di contribuire il più possibile al sistema di compensazione nazionale e che incrementino la raccolta, anche aumentando la ricettività dei servizi trasfusionali.

Anche il volontariato si è mobilitato per ‘ringiovanire’ i donatori con una serie di iniziative volte al coinvolgimento delle nuove generazioni. Il prossimo 14 giugno ad esempio, in occasione della Giornata Mondiale sulla donazione proclamata dall’Oms, le principali associazioni con il Ministro della Salute hanno programmato un convegno con rappresentanti del ministero dell’Istruzione e del Coni per portare avanti la collaborazione con il mondo della scuola e dello sport.

Le Associazioni e Federazioni dei donatori di sangue hanno il compito di coinvolgere i cittadini su un tema che interessa tutta la collettività - dichiara il Civis (Coordinamento interassociativo volontariato italiano sangue) -. È indispensabile continuare l’attività di informazione e sensibilizzazione sulla donazione di sangue ed emocomponenti, in modo da favorire una sempre più ampia partecipazione.
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Comunicati stampa - CS N°29/2017 Vaccini e vaccinazioni Il punto dell’Istituto Superiore di Sanità

Istituto Superiore di Sanità - Ma, 20/06/2017 - 00:08
ISS, 18 maggio 2017


In Italia, abbiamo eliminato da anni gravi malattie infettive, mentre altre, come la meningite o il tetano, mietono ancora vittime nella popolazione non vaccinata e patologie croniche che entrano in causa nella genesi di tumori, come l’epatite B, sono state pressoché eliminate nelle fasce d’età giovanili, quelle cioè che sono state sottoposte a programmi di immunizzazione universale. I quattro vaccini obbligatori, quelli contro poliomielite, tetano, difterite ed epatite B, hanno ridotto enormemente il carico di malattia e mortalità nel nostro Paese. Purtroppo, a partire dal 2014, le coperture vaccinali contro queste quattro malattie infettive sono scese pericolosamente al di sotto del 95%, considerata la soglia ottimale per tenerle sotto controllo, nelle fasce d’età a cui la vaccinazione è offerta.

Altri vaccini, da tempo raccomandati, come quello contro il morbillo, pur riducendo di almeno 20 volte l’incidenza di malattia, non sono ancora utilizzati appieno. Infatti, sebbene l’OMS avesse previsto e chiesto l’eliminazione del morbillo nei paesi europei per il 2015, ancora assistiamo ad ondate epidemiche come quella che si è drammaticamente verificata quest’anno in Italia.

Difatti, abbiamo avuto già oltre 2300 casi di morbillo e la situazione è tutt’altro che sotto controllo dal momento che le coperture vaccinali sono scese nel corso degli ultimi due anni in media, nel nostro Paese, dal 90% all’85%. Il morbillo, in particolare, è una malattia molto contagiosa, per cui non si ottiene il beneficio dell’effetto gregge al di sotto di soglie vaccinali molto alte, pari al 95%. Inoltre, il morbillo non è affatto una malattia banale, dal momento che in circa un caso su 30 può causare polmonite, e in 1 su 1000/2000 encefalite. In Romania, dove si sono recentemente manifestati più di 4.000 casi, si sono già registrati diversi decessi.

La gravità della situazione italiana è già stata oggetto di un richiamo ufficiale dall’OMS due anni fa ed ora genera nelle Autorità Sanitare internazionali un allarme ancora maggiore alla luce del fatto che degli oltre 2300 casi, ben il 40% ha avuto complicanze che hanno reso necessaria l’ospedalizzazione e, in alcuni casi, solo il tempestivo ricovero in terapia intensiva pediatrica ha impedito l’esito nefasto per i bambini ricoverati.

Dai dati dell’Istituto Superiore di Sanità risultano, infatti, in questo momento suscettibili all’infezione da morbillo, perché non vaccinati, migliaia di bambini, adolescenti e giovani adulti.

Altro gravissimo problema è la mancata adesione alla vaccinazione, anche questa obbligatoria nella stragrande maggioranza dei Paesi del mondo, degli operatori sanitari. L’ISS stima che solo una minima percentuale delle centinaia di migliaia di operatori sanitari italiani sia vaccinata e ciò comporta ulteriori problemi per gli stessi operatori sanitari (dei 2300 casi di morbillo registrati quasi 200 sono tra medici e infermieri) con grave pregiudizio anche per la salute dei cittadini.


L’allarme per la situazione italiana lanciato da tempo dall’Istituto è stato, inoltre, condiviso anche a livello internazionale: le Autorità Sanitarie degli USA, Paese in cui 48 Stati hanno l’obbligatorietà del certificato vaccinale per l’accesso alle scuole ed ai college universitari, e che in questo modo hanno eradicato la malattia endemica, hanno richiamato i cittadini statunitensi a limitare i viaggi in Italia o, se questo non è possibile, di assicurarsi di essere vaccinati contro il morbillo. In assenza di misure chiare ed efficaci altri Paesi potrebbero seguire questo esempio con gravi danni per l’Italia.


L’Istituto Superiore pertanto vuole perciò richiamare le seguenti, indiscutibili evidenze scientifiche:


- I vaccini obbligatori hanno ridotto enormemente il carico di malattia e mortalità nel nostro Paese;


- mantenere soglie elevate di copertura vaccinale è importante, innanzitutto, per proteggere coloro a cui viene somministrato il vaccino e, indirettamente, attraverso il cosiddetto effetto gregge, coloro che, a causa di problemi specifici come immunodepressione, età o patologie specifiche, non possono essere vaccinati o non rispondono alle vaccinazioni. In particolare, la presenza di bambini non vaccinati in ambito scolastico rappresenta un rischio per sé stessi e per i bambini più fragili, che possono essere esposti a malattie infettive particolarmente contagiose che possono mettere a rischio la loro salute anche con effetti potenzialmente gravissimi e persino letali;


Alla luce delle precedenti considerazioni e del contesto specifico definito dall’andamento della copertura vaccinale in Italia, si sottolinea perciò il valore etico dell’atto vaccinale che oltre a rappresentare un diritto per la protezione della propria salute rappresenta anche un dovere di protezione nei confronti della popolazione più fragile ed è per questo che ogni misura che non preveda un rapido ritorno all’obbligo vaccinale, ad esempio sanzioni pecuniarie per i genitori che non intendono vaccinare i propri figli, non appare risolutiva per affrontare in modo efficace l’attuale drammatica situazione.
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Primo Piano - Comitati etici, le Raccomandazioni per la clinica in un nuovo documento del CNB

Istituto Superiore di Sanità - Ma, 20/06/2017 - 00:08
ISS 5 maggio 2017

Pubblicato il documento del Comitato Nazionale per la Bioetica I comitati per l’etica nella clinica che contiene, nella parte conclusiva, le raccomandazioni sulla struttura e le funzioni dei comitati per l’etica nella clinica. Le raccomandazioni riguardano in particolare l’indipendenza, i requisiti per la consulenza, la struttura, la composizione, i compiti, la localizzazione, il coordinamento, le competenze necessarie, il regolamento.
Nel documento, disponibile in allegato, si evidenzia la necessità che i pareri dei comitati per l’etica nella clinica abbiano carattere non vincolante, e che mai i comitati si sostituiscano ai doveri del medico, primo responsabile delle decisioni cliniche.
A soli quattro anni dall’adozione delle regole vigenti in Italia per la composizione e il funzionamento dei comitati etici, occorre infatti adeguarsi a uno scenario totalmente nuovo creato dal Regolamento europeo 536/2014 sulla sperimentazione clinica.
È verosimile che il carico di lavoro imposto dal Regolamento impedisca ai comitati etici per la sperimentazione di occuparsi anche dei molteplici problemi di etica che sorgono nella pratica clinica al letto del malato e che non riguardano l’ambito sperimentale.
Per questo motivo il Comitato Nazionale per la Bioetica (CNB) ha adottato un parere interamente dedicato ai comitati per l’etica nella clinica, auspicando l’istituzione di tali organismi in tutte le sedi opportune e proponendo regole operative per il funzionamento.
Il documento è stato redatto con il coordinamento di Carlo Petrini, responsabile dell’Unità di Bioetica dell’ISS e rappresentante dell’ISS nel CNB, insieme ad altri due componenti del CNB, i Prof. Salvatore Amato e Cinzia Caporale. Il documento è stato votato all’unanimità dall’assemblea plenaria del CNB.
Il testo si apre con una sintesi dei principali precedenti pronunciamenti del CNB riguardanti i comitati etici, cui segue una panoramica sull’attuale assetto normativo per l’istituzione e il funzionamento dei comitati etici. In un successivo paragrafo del documento si evidenziano le peculiarità dell’etica clinica. Un’ampia analisi è dedicata alla necessità di una riforma dei comitati.
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Primo Piano - Un decreto affida all’Iss la responsabilità dei registri di sorveglianza sulla salute

Istituto Superiore di Sanità - Do, 18/06/2017 - 23:41
di Walter Ricciardi

Tutti gli aspetti rilevanti della salute, dalle malattie infettive al tabagismo alle interruzioni di gravidanza, avranno finalmente dei sistemi di sorveglianza e dei registri sistematici, quasi tutti sotto la responsabilità dell’Istituto Superiore di Sanità. La pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del Dpcm Identificazione dei sistemi di sorveglianza e dei registri di mortalità, di tumori e di altre patologie, in attuazione del Decreto legge n. 179 del 2012, a cui avevamo cominciato a lavorare sin dai primi mesi del commissariamento, rappresenta un passaggio epocale per le responsabilità che ci vengono affidate per garantire al Paese un sistema informativo sanitario adeguato e stabile.
Il decreto individua 31 sistemi di sorveglianza, in buona parte sotto l’egida dell’Iss mentre alcuni fanno capo al Ministero della Salute, e 15 registri di patologia di rilevanza nazionale. I sistemi e i registri serviranno a garantire prevenzione, diagnosi, cura e riabilitazione, programmazione sanitaria, verifica della qualità delle cure, valutazione dell’assistenza sanitaria e di ricerca scientifica in ambito medico, biomedico ed epidemiologico. Sono interessati dal provvedimento molti degli argomenti protagonisti delle cronache di questi giorni, dalle malattie prevenibili con i vaccini ai patogeni resistenti agli antibiotici alle patologie legate agli stili di vita. In alcuni casi, come l’endometriosi o la talassemia e le altre coagulopatie, i registri saranno la prima occasione per censire pazienti di cui finora avevamo solo stime di prevalenza, che non ci mettevano in condizione di avere una programmazione efficiente delle risorse, che ad esempio nel caso dei talassemici rappresentano il 10% di tutto il sangue donato nel paese. Finalmente con i registri sarà possibile avere una raccolta sistematica di dati anagrafici, sanitari ed epidemiologici, trattati secondo le norme che garantiscono la privacy. Il decreto stabilisce rigidamente il tipo di dati che si possono raccogliere, chi può averne accesso e le misure per garantirne la sicurezza, esigenza indispensabile come dimostrano gli allarmi per attacchi informatici di questi giorni, che non a caso hanno avuto tra i bersagli primari proprio le strutture sanitarie.
Questa attività di sorveglianza identifica ancora di più e ancora una volta l’Istituto con la sua missione di tutela della salute pubblica, ed è uno dei più importanti risultati ottenuti nel contesto della riorganizzazione.
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Statement from FDA Commissioner Scott Gottlieb, M.D., on the 2016 National Youth Tobacco Survey results

Food and Drug Administration - Gi, 15/06/2017 - 19:49
While the latest numbers from the 2016 National Youth Tobacco Survey are encouraging, it is critical that we work to ensure this downward trend continues over the long term across all tobacco products. Every day in the U.S., more than 2,500 youth under the age of 18 smoke their first cigarette and more than 400 youth become daily cigarette smokers. It is also clear from these most recent numbers that youth are continuing to experiment with, or becoming regular users of, a wide range of other tobacco products.
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