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Rimanere sani seppur bagnati

Loredana Simionato  - Milano

Il nuoto è uno degli sport più praticati nell’infanzia, sin dai primi mesi di vita. E’ bene sapere se ci sono rischi reali per la salute, quali malattie si possono sospettare e cosa fare come prevenzione
 

Non sono molte le infezioni che un bambino può prendere in piscina e fra queste alcune sono note, altre invece più rare di cui è però utile conoscere l’esistenza. La letteratura in proposito è scarsa: le più comuni sono le infezioni cutanee, seguite dall’otite esterna e dalle infezioni generalizzate (vedi la tabella 1).

Verruche
Si tratta di neoformazioni benigne, dovute a un’infezione cutanea da papillomavirus umano, spesso diffuse e favorite dall’autoinoculazione e dall’ambiente umido. Le più frequenti sono le verruche piane, ma per chi frequenta abitualmente la piscina le verruche plantari sono di facile riscontro.
La diagnosi è clinica: quelle plantari possono essere differenziate dai calli per la presenza di punti neri ravvicinati sulla superficie, che corrispondono a emorragie puntiformi delle papille dermiche.
Per quanto riguarda la terapia, il trattamento più efficace è la risposta immunitaria dell’ospite, con una regressione spontanea che raggiunge il 95 per cento in un periodo di tempo che va dai due ai cinque anni senza cicatrici residue. Nonostante questo, la contagiosità, la pressione sociale e scolare e il dolore alla deambulazione impongono sovente un trattamento terapeutico attivo.
La terapia medica delle verruche si avvale di cheratolitici topici a base di acido salicilico o acido acetico. Quella chirurgica più usata è la crioterapia, ma si possono trattare anche con elettrocoagulazione, laser, escissione chirurgica. Tutti queste terapie lasciano una cicatrice.

Mollusco contagioso
E’ una neoformazione cutanea benigna, dovuta a un virus della famiglia dei poxvirus, sottogenere Molluscipoxvirus.
L’infezione è esclusivamente umana e la la diagnosi è clinica, di fronte a un nodulo di qualche millimetro di diametro, di colorito roseo, con una caratterista ombelicatura centrale, non doloroso.Le lesioni sono generalmente multiple (la localizzazione più frequente è al volto) e possono andare incontro a una risoluzione spontanea, soprattutto se si impetiginizzano.
Altrimenti il trattamento è chirurgico, con curetage. Dato il carattere benigno dell’infezione, l’atteggiamento terapeutico più ragionevole dovrebbe essere comunque quello meno traumatizzante e meno doloroso (Schoenlaub 2000).

Epidermofizie
Sono micosi superficiali causate da dermatofiti (Trychophyton, Candida albicans). La cute appare macerata con ragadi dolorose in corrispondenza delle pieghe interdigitali. Quando sono localizzate alla pianta del piede (si parla in questo caso di piede d’atleta) hanno l’aspetto di piccole chiazze eritemato squamose tondeggianti e ben delimitate, con vescicole o pustole più evidenti ai bordi.
La diagnosi è clinica e la terapia è locale, con preparati galenici (alcol iodato1% e pomate allo zolfo 5%), o antimicotici (econazolo, miconazolo e simili) (Bolanos 1991).

Granuloma da piscina
Si tratta di una lesione inizialmente papulo nodulare, che poi lentamente si evolve verso la verruca o che può ulcerarsi, spesso con un alone eritemato edematoso. E’ possibile (nel 20 per cento dei casi) il coinvolgimento degli strati profondi o la diffusione di noduli secondari lungo i vasi linfatici. L’agente eziologico è il Mycobacterium marinum.
La lesione è modestamente dolorosa e non pruriginosa. Colpisce le parti esposte del corpo, soprattutto le estremità (le dita); nei bambini sono stati descritti anche casi di localizzazione al volto.
Oltre ai frequentatori di piscine, questo granuloma è stato riscontrato anche nei soggetti che possiedono acquari.
Il periodo di incubazione può essere lungo, da due fino a sei settimane.
La diagnosi è istologica e il test alla tubercolina risulta positivo (un +).
Al contrario delle altre infezioni finora descritte, nel caso del granuloma da piscina la guarigione non è spontanea e la terapia non è ben codificata.
Il trattamento più utilizzato è un’associazione di farmaci antitubercolari (rifampicina etambutolo); altri trattamenti descritti prevedono tetracicline, sulfametoxazolo-trimetoprim, cefalosporine o associazione rifampicina claritromicina. La risposta alla terapia è lenta e i farmaci devono essere assunti per diversi mesi (Hernandez-Martin 1999; Gluckmann 1995).

Follicolite da Pseudomonas
E’ caratterizzata da un rash eritemato papulare, talvolta pustoloso, che coinvolge sia le zone coperte sia quelle scoperte. Dal punto di vista dei sintomi, spesso è doloroso o pruriginoso e può essere accompagnato da disturbi di carattere generale, quali febbre, malessere, cefalea. Possono essere presenti anche otite e congiuntivite. L’agente eziologico chiamato in causa più spesso è lo Pseudomonas aeruginosae sierotipo 0-11. Spesso queste infezioni si presentano come microepidemie e una causa favorente sembra essere non tanto una cattiva clorazione dell’acqua quanto la temperatura della stessa particolarmente alta (36-40 °C).
La patologia è autolimitante e guarisce spontaneamente nell’arco di due settimane circa.
Una forma particolare di infezione da Pseudomonas è caratterizzata da un eritema nodulare doloroso localizzato solo alla pianta del piede. Un fattore predisponente per questa forma localizzata sarebbe la presenza di lesioni cutanee pre esistenti, dovute a un trauma ripetuto causato dalla superficie abrasiva del pavimento della piscina. La maggior parte di queste lesioni guarisce spontaneamente e solo le forme che si sovrainfettano richiedono una terapia antibiotica (Thomas 1985; Fiorillo 2001).

Otite esterna od orecchio del nuotatore
In genere monolaterale, riconosce come fattori di rischio esterni la temperatura alta, l’umidità e la macerazione della cute, associati a fattori anatomici come il condotto stretto e il cerume.
Gli agenti eziologici più comunemente osservati sono lo Staphilococcus aureus e lo Pseudomonas aeruginosae.
Il bambino colpito riferisce dolore che si accentua con la masticazione ed è presente una secrezione esterna mucopurulenta. L’esame obiettivo mostra un condotto edematoso e arrossato, con dolenzia al trago e al padiglione auricolare, mentre la membrana timpanica è di solito normale.
Oltre a evitare l’acqua e l’umidità, il trattamento prevede la detersione delicata del condotto e l’instillazione di gocce otologiche a base di acido acetico e cortisone o di preparati contenenti antibiotico. Per la prevenzione invece, si consiglia una detersione corretta con eliminazione dell’acqua residua nell’orecchio alla fine del bagno e l’utilizzo di tappi auricolari; a questo proposito è stato osservato che la maggior protezione è fornita da tappi di cotone con glicerina, di facile impiego e maggiore comodità (Huges 2001).

Infezioni generalizzate
Sono dovute soprattutto all’inquinamento della piscina da parte di materiale fecale o a una cattiva disinfezione dell’acqua. Sono a maggior rischio le piscine dei bambini con acqua bassa e facilità di incidenti o perdite conseguenti al mancato controllo dell’alvo.
I germi chiamati in causa sono: Escherichia coli, Cryptosporidium parvum, Campylobacter e Giardia lambdia.
La sintomatologia è frequentemente una enterite acuta, che si risolve senza complicanze con una terapia adeguata (Brewster 1994; Harter 1984).

Tirando le fila
Da quanto detto, andare in piscina per i bambini, oltre che utile, sembra quindi essere poco rischioso, anche per i più piccoli. E’ necessario però ricordare e consigliare di attenersi ad alcune norme igieniche, che sono riassunte nella tabella 2.

 

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