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Per un’etica
senza confini

Giuseppe Masera - Clinica Pediatrica, Università Milano-Bicocca, Monza

La Carta della professione medica riafferma i principi su cui impostare il lavoro nell’era attuale ma trascura le disuguaglianze tra Nord e Sud del mondo in tema di salute.

Passato, presente e futuro da costruire
Bibliografia


La Carta della professione medica costituisce un documento di straordinaria importanza che, è auspicabile, venga letto e discusso dai giovani medici e dagli stessi studenti delle Scuole di medicina e delle scienze sanitarie. E’ stata elaborata, dopo lunga e approfondita discussione, dai rappresentanti di tre organizzazioni di grandeprestigio appartenente ai paesi del Nord del mondo: la European Federation of Internal Medicine, l’American College of Physicians-American Society of Internal Medicine (ACP-ASIM) e l’American Board of Internal Medicine (ABIM). Per l’Italia ha partecipato Alberto Malliani, presidente della Società italiana di medicina. Tale documento pubblicato, contemporaneamente, su due prestigiose riviste (Lancet 2002, Annals of Internal Medicine 2002; vedi anche il sito www.occhioclinico.it), non può essere riassunto: va letto, meditato, discusso. Ancor oggi una delle pietre miliari dell’etica della professione medica è costituita dal giuramento di Ippocrate, in particolare dove recita che compito del medico è quello di operare per il beneficio dei propri pazienti: «In qualunque casa io entri, vi andrò per giovamento del malato, astenendomi da ogni azione volontariamente dannosa». Tale principio nel corso di numerosi secoli è rimasto un punto fondamentale della professionalità e ha costituito la base etica razionale del rapporto tra il medico e il paziente.
Negli ultimi decenni la medicina ha vissuto una profonda, sempre più accelerata trasformazione dovuta a una serie di condizioni:

Si è così determinata una profonda crisi della medicina, in particolare per le giovani generazioni di medici che si accingono a scoprire i fondamenti etici della professione.

Passato, presente e futuro da costruire
I principi fondamentali posti alla base delle responsabilità professionali sono tre. Il primo riafferma il concetto ippocratico della centralità del benessere del paziente. Il secondo introduce l’autonomia del paziente e la recente problematica del consenso informato, valido nel contesto del principio di alleanza terapeutica. Infine il principio, che potrebbe essere ritenuto rivoluzionario di questi tempi, della giustizia sociale e della equa distribuzione delle risorse, la più difficile da realizzare, oggi, al di là delle buone intenzioni (spesso intrise di consapevole ipocrisia) che non mancano nei documenti dei vari organismi internazionali (OMS, FMI, Banca mondiale, UNICEF e così via).
Pur riconfermando un giudizio positivo sul valore della Carta, non ci si può esimere dal far notare come l’impostazione soffra di un certo strabismo, con uno sguardo rivolto prevalentemente verso i paesi del Nord del mondo. Nulla (o troppo poco) si dice sulla globalizzazione della salute e sui rapporti tra la medicina dei paesi del Nord e del Sud del mondo. Un editoriale pubblicato sul British Medical Journal (Smith 2002) conclude con queste parole: «Possiamo trovare il modo di pensare in maniera significativa alla nostra responsabilità nei confronti di sei miliardi di persone, la popolazione del mondo? Come dovremmo noi praticare la medicina in un mondo dove metà della popolazione vive con meno di due dollari il giorno, un miliardo di persone ogni notte va a dormire affamato, un quarto della popolazione mondiale non ha mai la possibilità di bere un bicchiere di acqua fresca, e ogni minuto una donna muore di parto?».
Si possono aggiungere alcuni dati derivati dal rapporto UNICEF 2002 La condizione dell’infanzia nel mondo. Sul pianeta ci sono 2,1 miliardi di bambini, che rappresentano circa il 35 per cento della popolazione totale. Globalmente, un bambino su quattro vive in estrema povertà, in famiglie che hanno un reddito inferiore a un dollaro il giorno. Nei paesi in via di sviluppo si trova in quelle condizioni un bambino su tre; uno su dodici muore prima di aver compiuto cinque anni, in gran parte per cause prevenibili, e il 30 per cento non ha ricevuto alcuna vaccinazione. Nel mondo, oggi i bambini hanno una speranza di vita di 64 anni: 78 anni nei paesi industrializzati, 58 anni nei 45 maggiormente colpiti da HIV-AIDS.
Sempre l’editoriale del British Medical Journal si chiede: «Tutte le scuole di medicina insegnano salute pubblica, ma quante insegnano salute globale?». Questa ultima frase sembra illuminante. Oggi il medico dovrebbe essere formato a comprendere i problemi della medicina su scala mondiale, ben al di là di una visione provinciale. La salute globale dovrebbe essere annoverata tra gli impegni della responsabilità professionale del medico.

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